Quanto pesa l’onore della Polizia Locale, Presidente Mattarella?

Forza e onore il resto è aria e polvere!
(Dal film Il Gladiatore)

QUANTO PESA L’ONORE?

Me lo sono sempre domandato: già…! Quanto pesa l’onore?
Non è una domanda retorica o provocatoria, sia chiaro. Vorrei davvero saperlo. E mi spiego meglio… Un anziano magistrato, fine giurista, mi disse che il reato di ingiuria generico è soggetto alla valutazione del “peso” che la vittima da al proprio onore. Qui si parla ancora di persone, di percezione individuale, perché l’ingiuria è (anzi, era) un reato contro la persona. E’ quindi la persona, vittima dell’offesa, a conferire valore alla lesione giudica del bene violato. Non è frutto di una valutazione oggettiva o, peggio, di una valutazione di una parte terza. Sarebbe abominevole che una terza parte conferisse un valore o un peso all’onore di una persona, diversamente da un’altra. Nel caso dell’ingiuria il discorso fila. Non fa una grinza. Se sono vittima di un’offesa sono libero di valutare se adire alle vie legali sulla base della percezione della sussistenza o gravita della lesione del mio onore. Infatti, un “cornuto!” detto da un amico non ha lo stesso valore della medesima parola pronunciata ad un semaforo da qualcuno che ti taglia la strada. Ci sta. Nessun dubbio.
Fin qui tutto bene. Ma siamo in Italia e noi italiani dobbiamo sempre distinguerci dagli altri. Lo sappiamo bene. Perché c’è una condizione per cui esistono due tipi di “onore”. Uno è quello personale, che mi appartiene direttamente, quello appena citato. L’altro è quello collegato al lavoro, o, detto in modo più romantico, alla funzione sociale che svolgo, giuridicamente chiamato “oltraggio a pubblico ufficiale”. Questo non mi appartiene, semmai, appartiene al ruolo inteso in senso istituzionale, appartiene allo Stato. E quindi? Chi è che valuta, anzi, “pesa” questo tipo di onore? Di certo non più la vittima, perché non gli appartiene più. A farlo, fino ad oggi, era un giudice. O meglio, la giustizia. Il giudice, però, non produceva un giudizio di valore o “pesava” l’onore di taluno rispetto ad altri. Egli si limitava a valutare le condizioni di procedibilità, ossia la sussistenza dei requisiti giuridici, gli elementi che “integrano” il reato, si dice in gergo. Li conosciamo bene noi del settore (almeno così credevo): presenza di più persone, luogo pubblico, ecc… Ma il giudice mai si sarebbe soffermato a pesare se un pubblico ufficiale fosse più onorevole di un altro.
Ma allora? Qual è il problema? E va beh.. dai! E’ perché lo ha detto Mattarella? Che vuoi che sia?
Magari così fosse! Se Mattarella lo avesse detto alla scadenza dei suoi 7 anni, con le mani dietro la schiena a ridosso di un cantiere stradale, con la postura tipica dei nostri amati “umarel”, come si dice… nulla quaestio! Nessun problema.
A dirlo è stato il Capo dello Stato, ossia il Presidente della Repubblica. Volete che sia ancora più concreto e romantico? Lo ha detto LO STATO.
Lo Stato ha rivolto il suo sguardo verso di noi, ha preso la “stadera” (la bilancia),ha pesato il nostro onore ed ha decretato che il mio onore pesa molto meno di quello di un carabiniere, di un poliziotto statale, di un finanziere e di un poliziotto penitenziario. Il mio onore pesa tanto quanto quello di un impiegato allo sportello dell’Agenzia delle Entrate. E sapete cosa vi dico? Che quest’ultima affermazione è vera! Perché siamo parimenti pubblici ufficiali. Fino a ieri credevo che non esistessero pubblici ufficiali di serie A e di serie B, ma lo Stato mi ha detto che mi sbagliavo. Ho scoperto di essere un pubblico ufficiale di serie B.
Per lo Stato, quando intervengo con il mio amico carabiniere, perché spesso è lui a chiedermelo, in una “roba da sicurezza” per fare le stesse identiche cose, un “cornuto” detto al carabiniere è reato. Se lo dicono a me no. Però se voglio posso rivolgermi al mio avvocato che emetterà un decreto di comparizione davanti al giudice di pace per fare rivalsa civile. Aaaaah… Ok. Allora così va meglio.
Vedi caro cittadino, caro Presidente della Repubblica, io la butto sul ridere. Perché altrimenti dovrei piangere. Ma a piangere non sarei io, perché non posso piangere su qualcosa che non mi appartiene. A piangere è un’intera categoria. A piangere sono 60 mila donne e uomini.
Il motivo per cui dovrei piangere però, non risiede nel fatto che secondo Lei il mio onore valga meno di altri. Il vero motivo per cui piango risiede nel fatto che il vero oltraggio, l’oltraggio più grave al nostro Onore di Polizia Locale Italiana lo ha commesso Lei. Il vero oltraggio lo ha commesso lo Stato.
E’ un messaggio molto chiaro quello che ci ha rivolto. Probabilmente, come si dice… “a botta fresca” non tutti noi abbiamo ancora preso coscienza della gravità di quello che ha scritto nella sua lettera accompagnatoria alla promulgazione del decreto. Ma quando tutti noi ne prenderemo coscienza, realizzeremo il messaggio chiaro che lo Stato ci ha rivolto. Lei, signor Capo dello Stato, ci ha definitivamente chiarito che NON siamo una forza dell’ordine. Ci ha detto che siamo vigili urbani e non Polizia Locale. Ci ha detto che il nostro onore vale meno di quello delle forze dell’ordine.
Le chiedo, quando realmente tutti noi poliziotti locali (mi perdoni se non uso il termine vigili urbani, non ho nulla contro questo termine, ma così come il Sindaco non si chiama più Podestà, noi non ci chiamiamo più vigili urbani, a meno che lo Stato non voglia, s’intende…) prenderemo seria coscienza di non essere più forze dell’ordine a garanzia della sicurezza dei cittadini italiani, continueremo a farlo? Forse si. O forse, recepiremo molto serenamente che lo Stato ha ragione. Che noi stiamo facendo cose che non ci competono e quindi ci concentreremo sui compiti istituzionali tipici di quello che lo Stato pensa facciano i vigili urbani, ossia le multe per divieto di sosta e le cose “minori”. Quelle per cui non ci vuole un grande onore, come bene ha precisato Lei.
Mi fa anche piacere che lo Stato abbia chiarito una volta per tutte che la sicurezza dei nostri cittadini sia tutelata solo dalle forze di polizia nazionali, pardon!, forze di polizia. Questo ci darà la forza piano piano, a meno che non ci sia un’inversione di tendenza nella quale confido con tutto il cuore, di deviare tutte le istanze di sicurezza avanzate dai cittadini da noi, anche quelle di emergenza, alle forze di polizia. Perché non potrà esserci omissione su funzioni che non ci appartengono. Il nostro onore varrà meno, ma varrà meno anche il ruolo che svolgiamo.
Questo è uno scenario di ciò che temo accadrà. E questo scenario lo ha determinato lo Stato.
Ma davvero lo Stato è così lontano dalla realtà delle cose? Esiste davvero questa distanza dal cittadino comune? Sono certo che in seguito alle pressioni che riceverà, specialmente dai rappresentanti di questa bistrattata categoria, sia possibile da parte Sua una precisazione come solo le persone di spessore come Lei sono in grado di fare. E con la Sua consueta eleganza utilizzerà belle parole che parranno sostenere il contrario di quello che ha scritto, anche se confermando lo stato di fatto. Ma, sinceramente, ne dubito.
In fondo, facciamo parte anche noi di quel baratro etico e morale in cui stiamo sprofondando tutti. Magari chi ha l’onore più pesante tarderà ad essere inghiottito da questo vortice, ma avverrà inesorabilmente anche per loro…. A prescindere dal peso dell’onore.

Il Segretario Regionale Agg. E-R

Giuliano Corso

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