Il potere della macchina del fango

Ci concediamo una riflessione, alla luce degli ultimi accadimenti…

Il lavoro nero e gli abusi nei terreni di proprietà hanno posto sotto i riflettori la famiglia del Ministro Di Maio. Premesso che chi ha sbagliato è giusto che paghi, e ci mancherebbe altro, tuttavia qualche considerazione va fatta. Innanzitutto che, le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, che non necessariamente devono essere complici.

Per quanto attiene la Polizia Locale, viene da chiederci… PERCHE’ NOI?

La Polizia Locale, praticamente da sempre considerata una Polizia di rango inferiore, più volte travolta dalla potente macchina del fango per il Capodanno romano, per il “vigile” in mutande (solo per citare gli episodi che hanno demolito più di altri l’intera categoria, facendola passare per un branco di fannulloni e furbetti, su cui l’Arena di Giletti in particolare ha potuto imbastire numerosissime trasmissioni domenicali), improvvisamente è diventata garante della Legalità, balzando agli onori della cronaca e sotto le luci della ribalta. Ribadiamo, PERCHE’ NOI?

Noi siamo abituati a lavorare ed usurarci nell’ombra e avvolti dal silenzio, tanto clamore per un sequestro ci destabilizza! Di solito questo ruolo da prima donna spetta alle vere FF.OO., non ai diversamente impiegati comunali in Divisa.

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E a noi viene proprio da pensar male! In questo preciso momento storico in cui, il nuovo Governo Lega-5 Stelle:

  1. si è accorto, a differenza dei precedenti Governi che, la Polizia Locale esiste;
  2. ha reso protagonista la Polizia Locale per l’ Estate Sicura;
  3. ha reso protagonista la Polizia Locale di Roma Capitale per il ripristino della Legalità, sgomberando le ville dei Casamonica, per poi abbatterle;
  4. ha lanciato timidi segnali nell’ambito del Decreto Sicurezza che con una politica dei piccoli passi potrebbero concretizzarsi con una Riforma della Categoria…

Ebbene proprio ora la stessa Polizia Locale è stata nominata per eseguire un sequestro ad alta visibilità, ma molto scomodo, nelle proprietà della famiglia del Ministro Luigi Di Maio. In altri tempi, la Polizia Locale sarebbe stata destinata a fare viabilità agli incroci e alla chiusura delle strade, mentre Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato avrebbero operato per garantire Sicurezza e Legalità al Paese…

Evidentemente i poteri forti, quelli che non vogliono affatto che questa nostra Riforma vada a buon fine, hanno volutamente rinunciato a questo ricco piatto di visibilità, per mettere i “vigili” brutti e cattivi, in cattiva luce agli occhi di quel politico in particolare, e dei cittadini in generale.

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, non a caso, abbiamo parlato del potere della macchina del fango che può travolgere e distruggere o rendere carnefice… a guidarla sono i poteri forti e ben celati.

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Meditate gente, meditate!

 

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Perchè le toghe novaresi si esprimono tardivamente ed esclusivamente per la dotazione del taser alla Polizia Locale?!

Oggi è la volta delle toghe novaresiScreenshot_20181102-202213

che non concordano con quanto è stato deciso dal Consiglio Comunale di Novara

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Inutile precisare che a nostro avviso la polemica è insensata, mirata e strumentale… e dunque abbiamo ritenuto, per il tramite del nostro Ufficio Legale, replicare puntualmente.

              Spett.le Redazione “LA STAMPA”
DIRITTO DI REPLICA
Articolo apparso su “LA STAMPA” il 2 novembre 2018
“NOVARA AVVOCATI PENALISTI CONTRO PISTOLA ELETTRICA AI VIGILI “PERICOLOSA E INSENSATA”
Questa Organizzazione Sindacale maggiormente rappresentativa della Polizia Locale Italiana, con riferimento all’articolo superiore apparso sul vostro quotidiano e per la cronaca di Novara, ritiene opportuno precisare quanto segue:
• Lo Stato italiano sta sperimentando per le forze di Polizia statuali ed ultimamente per espresse previsioni legislative prevede estendere la sperimentazione anche per le Polizie Locali, la dotazione del Taser;
• Siamo sicuri che l’ordinamento prima di avviare la sperimentazione finalizzata alla dotazione di questo strumento operativo che serve per difendere e difendersi, abbia tenuto conto di studi ed esperienze che hanno fatto propendere per la sperimentazione prima e la successiva dotazione alle forze di Polizia statali e locali;
• Non vogliamo, quindi, entrare nel merito delle dichiarazioni riportate e attribuite all’Onu, secondo cui i Taser sarebbero “Strumento di tortura”, ma è certo che i Poliziotti, i Carabinieri ed i Poliziotti locali non sono torturatori.
Una cosa comunque è certa: l’intervento della Camera Penale di Novara appare tardivo, infatti nulla ha rilevato finora pur essendo la sperimentazione dell’uso del Taser per i Carabinieri e Poliziotti di stato iniziata mesi or sono.
Interviene solo ora quando la sperimentazione dovrebbe iniziare per le Polizie locali italiane, dimenticando che i Corpi ed i Servizi di P.L. sono impegnati diuturnamente a garantire l’ordinato convivere civile in tutte le comunità del nostro Paese ed al pari delle altre forze di Polizia sono esposti ai rischi collegati; lo dimostra la mole di interventi, le aggressioni subite e ad essi collegati ed il sangue versato dai suoi appartenenti nell’adempimento del proprio dovere.
La decisione, quindi del Consiglio Comunale di Novara appare sensata e giusta.

Tanto si doveva

Ufficio Legale SULPL

Armi e Polizia Locale

Non abbiamo scelto questa immagine per puro caso, ma volutamente. In questi giorni Di Maio (M5S) ha invitato i grillini ad essere compatti al loro interno al pari di una testuggine romana, per fare scudo contro gli attacchi esterni. Ecco riteniamo che mai come adesso anche la Polizia Locale dovrebbe compattarsi, fare Corpo, per respingere qualunque attacco di questo o quel politico (non ultimo quello da noi citato ieri sulla nostra ufficiale pagina Fb Sulpl Nazionale, di un gruppo di grillini che in Senato hanno proposto la soppressione degli artt. 18 e 19 del Decreto Sicurezza, quelli riguardanti l’accesso al Ced e l’uso del taser esteso anche per la PL); da alcuni colleghi che solo all’idea che la nostra Riforma possa andare in porto preferiscono asserire castronerie di vario tipo, piuttosto che avere l’onestà intellettuale di ammettere che non sono affatto tagliati per questo lavoro e che si sentirebbero maggiormente a loro agio togliendosi la nostra Divisa e andando a fare dell’altro; da alcuni giornalisti che adorano relegarci nel ruolo angusto del vigile urbano, senza perdere occasione per ridicolizzarci.

Ecco, è nei confronti di questi personaggetti che dovremmo farci scudo, uniti e compatti, facendo attenzione a non prestare mai il fianco, nemmeno involontariamente, ai loro biechi tentativi di non farci mai ottenere, per ideologia o per interesse, i diritti, le tutele e gli strumenti che ci sono dovuti.

Questa la premessa, ora veniamo al punto!

Questa mattina ci siamo imbattuti in un articolo pubblicato da FirenzeToday che titolava

Vigili urbani armati fuori servizio: la polizia municipale chiede aiuto per evitare tragedie

Vigili armati anche fuori servizio: “Aiutateci”

Aumentano casi di autolesionismo, suicidi ed omicidi. La proposta di legge di Fattori (Sì Toscana) per lasciare le pistole ai comandi

Ovviamente siamo rimasti basiti: in buona sostanza la richiesta sensata di dotare i Comandi della Toscana di armadietti blindati in cui custodire eventualmente l’arma di servizio, è stata motivata e sostenuta nel più assurdo e surreale dei modi possibili: 1. il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Marco Andrei (che con ogni probabilità non ha ben chiaro il concetto di Sicurezza per gli Agenti di PL) avrebbe affermato, stando a quanto riportato nell’articolo

Avere un luogo dove lasciare la pistola sarebbe essenziale per la sicurezza nostra e delle persone che ci sono vicine

Veniamo spesso a lavoro con i mezzi pubblici, in treno o in autobus, ed è molto pericoloso trasportare un’arma dal luogo di lavoro a casa e viceversa.

Viene da chiedersi se questo Rls appartenga davvero al Comando di Polizia Locale di Firenze; le motivazioni da lui addotte per motivare la richiesta delle cassette di sicurezza sono davvero incommentabili.

Veniamo ora al politico di turno, il consigliere regionale di Si – Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori. Abbiamo letto integralmente le sue esternazioni direttamente sul sito del partito

il possesso delle armi è sempre un pericolo per sé e per gli altri, anche delle armi di ordinanza degli operatori di polizia al termine dell’orario di servizio.

Sono purtroppo molti i casi di violenza e di autolesionismo, fino all’omicidio e al suicidio, che sono stati compiuti da agenti di polizia con le armi d’ordinanza, anche da agenti di polizia municipale e provinciale. Fra le principali concause di questi tragici eventi vi è la mancanza di luoghi idonei al deposito delle pistole al termine del servizio e la mancanza di un vero monitoraggio della salute psicofisica degli agenti.

Le pistole di polizia municipale e provinciale sono strumenti di lavoro e sul luogo di lavoro devono restare a fine servizio, come ci chiedono gli stessi agenti. Non dimentichiamo mai che società con più armi in circolazione è una società più pericolosa.

Noi ci rifiutiamo di credere che quanto riportato da Andrei e Fattori sia il comune sentire della Polizia Locale di Firenze. Fattori definisce la loro proposta semplicemente controcorrente; per noi sono farneticazioni sinistroidi allo stato puro!

In veste di Segreteria Nazionale abbiamo chiesto comunque chiarimenti e siamo stati  rassicurati dal nostro Segretario Regionale della Toscana (nonchè Rls) Ivan Galante sul fatto che la richiesta delle cassette di sicurezza è dettata da mere esigenze pratiche e dietro di essa non si cela nessuna “richiesta di aiuto” da parte della PL fiorentina.

Concludiamo con la nostra posizione, che non lascia spazio a interpretazioni di sorta: il S.U.L.P.L. lotta e sostiene con forza l’armamento della Polizia Locale su tutto il territorio nazionale, al pari della dotazione del taser, senza esclusione di nessuno (poichè anche nei piccoli centri o nelle unioni di comuni i rischi sono i medesimi) e l’accesso alle banche dati (che ad oggi continuiamo solo ad alimentare con il nostro lavoro quotidiano, senza poterlo consultare).

Siamo stufi di leggere esternazioni demenziali fatte da politici che spesso nulla sanno di noi, o ancor peggio da appertenenti alla Categoria, i famosi dinosauri. Le armi in dotazione, al pari di altri strumenti di autotutela, servono per garantire maggiore sicurezza agli operatori e ai cittadini. I suicidi purtroppo sono una realtà che colpisce tutte le Forze di Polizia. Sono un fenomeno multifattoriale: spesso dietro quel gesto estremo si nasconde il male oscuro della depressione, che unito alle pressioni quotidiane interne (mobbing) ai Comandi ed esterne, a cui gli Agenti sono quotidianamente sottoposti, alla mancanza di benessere organizzativo negli ambienti di lavoro, alle energie negative che certi interventi a forte impatto emotivo producono nell’individuo (tso, comunicazione ai familiari del decesso di una persona cara a seguito di un incidente mortale, etc etc), unitamente alla sfera personale, può portare a compiere un gesto così estremo.

Questo è solo l’ultimo caso di suicidio avvenuto nella Caserma dei Carabinieri di Livorno, quindi nei locali della stessa e con arma di servizio

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Oppure il caso del Poliziotto che a fine ottobre si è suicidato in Questura a Bari

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Per cercare di arginare i suicidi con l’arma d’ordinanza è impensabile credere di risolvere il problema facendo lasciare l’arma in comando, se uno vuol farla finita ci sono tanti sistemi; la questione va affrontata alla radice, ovvero conoscere e non trascurare i malesseri delle persone, aiutarle, verificare periodicamente i requisiti psico-fisici dell’operatore di Polizia, cosa che proprio nei nostri Comandi non viene quasi mai fatta, nemmeno dietro sollecitazioni.

Purtroppo a tutt’oggi manca un’attenzione al fenomeno dei suicidi in polizia e il più delle volte le cause che hanno indotto l’operatore a togliersi la Vita tendono ad essere ricondotte solo alla sfera personale poiché, ammettere che il suicidio potrebbe essere derivato anche da cause attinenti al contesto lavorativo, comporterebbe conseguenze rilevanti sia in termini di responsabilità, che di mancata prevenzione per chi gestisce un Comando. Sempre nell’ottica della prevenzione occorrerebbe istituire un punto di ascolto per eventuali disagi o momenti di fragilità dovuti alla vita privata e lavorativa. Quindi l’unica strada per tentare di arginare i suicidi è creare una rete di aiuto che consenta a chi sta attraversando un momento difficile di avere un supporto concreto nell’immediato. L’arma di servizio non rientra certo tra le cause del suicidio, è solo uno strumento come tanti.  Noi continueremo a lottare finchè la Polizia Locale di tutta Italia non sarà armata da Nord a Sud e finchè con una Legge di Riforma non saranno garantiti i medesimi diritti e le medesime tutele delle altre Forze di Polizia!

Polizia Locale: professione capro espiatorio!

BOLOGNA: LA POLIZIA LOCALE A SCUOLA DI ANTIRAZZISMO!

La nostra Segreteria Sulpl ha immediatamente replicato:

CORSO ANTIRAZZISMO…. Apprendiamo dalla stampa che la Polizia Locale di Bologna dovrà fare un corso di antirazzismo e per  “riconoscere l’importanza dell’agire di polizia sulla base del rispetto dei diritti umani” .

Quanto sopra ci coglie, quanto meno, sorpresi in quanto da sempre la Polizia Locale ha dimostrato piena aderenza al rispetto dell’ essere umano come tale, senza distinzione di sesso, di razza o credo religioso.

La nostra cultura di poliziotti locali è di essere rispettosi della legge e della Costituzione, presenti sul territorio e tra la gente(non a caso siamo una polizia di prossimità, quella con la quale si rapporta più sovente ogni cittadino); nel nostro quotidiano operare non ci risulta di essere stati mai accusati di razzismo o di altra parzialità, anche se in passato non sono certo mancati tentativi di farci passare per biechi razzisti.

Anche nel nostro recente passato la polizia locale felsinea è stata ripetutamente oggetto di aggressioni da parte di soggetti stranieri, ma come categoria abbiamo considerato quanto sopra come fatti criminosi commessi da persone che delinquono, senza distinzione di razza o di religione.

Siamo comunque certi che, come  questa Amministrazione ha trovato le risorse per il corso in questione, li troverà quanto prima per cambiare gli automezzi vetusti ed insicuri, per organizzare dei corsi di autodifesa, di lingue straniere …e magari stipulare un’ assicurazione infortuni, visto il notevole numero di agenti finiti in ospedale per aggressioni subite durante l’espletamento del servizio per il rispetto delle regole  e a difesa della comunità tutta.

 
Bologna, 03/10/2018                                  La Segreteria SULPL di Bologna
MA VOGLIAMO ANCHE CONDIVIDERE CON VOI COLLEGHI LA RIFLESSIONE DEL NOSTRO GIULIANO CORSO (Coordinatore Provincia di Bologna), PERCHE’ OFFRE MOLTI SPUNTI DI RIFLESSIONE…

POLIZIA LOCALE. DA CAPRO ESPIATORIO AD ANTIDOTO CONTRO IL RAZZISMO

Siamo abituati a fare quello che ci viene detto. Siamo così per via del nostro ruolo che ci vede vincolati ad amministratori eterogenei, se non estemporanei, e particolarmente fantasiosi. Ricordo come fosse ieri un fantomatico assessore bolognese che voleva utilizzare i “suoi” vigili per il prelievo con tamponi di campioni di escrementi dei cani per individuarne l’incivile conduttore con l’analisi del DNA. Allora definii la cosa semplicemente come il vaneggiamento di un guitto della politica che voleva solo attirare attenzione, tra tanta ilarità.

Uno dei problemi della Polizia Locale nasce proprio dal suo punto di forza, ossia dall’ essere “locale”. Il legame con il luogo e con la comunità in cui opera è caratteristica esclusiva della Polizia Locale (municipale e provinciale) ed è un indiscutibile valore aggiunto. La stessa riforma regionale della Polizia Locale evidenzia questa funzione di polizia di prossimità e di comunità. Ma questo comporta anche connotazioni negative. Locali sono anche gli amministratori, sindaci e assessori, quindi siamo in balia delle elucubrazioni mentali più disparate e “anomale”. Tanto per dire, se mi eleggono sindaco e sono ossessionato dagli UFO, esigerò che il comandante della “mia” Polizia Locale svolga servizi notturni con macchina fotografica e cannocchiale per cercare di avvistarne qualcuno e magari ci farà anche un “progetto” apposito corrispondendo risorse aggiuntive ai malcapitati.

E già! Questo siamo noi. Nei limiti di ciò che la legge ci dice sia lecito e legale noi dobbiamo fare quanto ci viene detto di fare. E se non fosse per qualche sporadica circolare ministeriale dispositiva e valida anche per la Polizia Locale, a quest’ora saremmo ancora dietro un cespuglio occultati a far cassa per il Comune con il velox. Non immaginate neanche quante persone ho visto condannare questa pratica e poi, una volta divenuti sindaci, minacciare i “suoi vigili” che se non avessero fatto il giusto quantitativo di multe ne avrebbero pagato le conseguenze. Anche se questo si fosse dovuto tramutare nell’ imbragarsi ad un dirupo tenendo in mano l’autovelox all’ uscita di una galleria.

Ci dicono cosa dobbiamo fare è vero. Ma non si possono permettere di dire “cosa” siamo. Di certo non possono dire che siamo “RAZZISTI”. So già che replicherebbero che farci fare dei corsi di antirazzismo (ma leggi anche “integrazione”) non significa giudicarci razzisti. Ma farebbe un po’ acqua. Se faccio fare un percorso di gestione dell’ira a mio marito significa che tende ad incazzarsi. Così come se incoraggio mia moglie a seguire un percorso contro la dipendenza dal gioco d’azzardo significa che sta dilapidando le risorse della famiglia con i videopoker. E così via. Il corso sull’ antirazzismo non lo si legge come un percorso preventivo, bensì come il contrasto ad un fenomeno esistente.

E questo fenomeno tra noi non esiste. Nelle nostre fila non c’è spazio per il razzismo, così come non c’è per il sessismo o l’omofobia. Perché sono fenomeni che non ci appartengono. Non ci sono mai appartenuti. Potrei fare centinaia di esempi di solidarietà silenziosa dei nostri operatori. Potrei anche citare l’esempio di un collega sottoposto a sanzione disciplinare perché in divisa ha dato 5 euro ad un clochard denunciato dagli stessi cittadini che si professano solidali ed accoglienti.

E così siamo alle solite, in balia di scemenze delle quali non abbiamo bisogno.

Ma mi spiego ancora meglio. Sebbene la normativa regionale e nazionale esiga l’impegno da parte delle amministrazioni a garantire una formazione costante e corsi di aggiornamento adeguati per la Polizia Locale, non ne vedo neppure l’ombra.

E così, succede che se un operatore di Polizia Locale vuole essere aggiornato sulle materie di sua competenza (codice della strada, polizia giudiziaria, pubblica sicurezza, edilizia, ambiente, commercio, rilievo incidenti stradali, tecniche operative, difesa personale, contenzioso, ecc….) debba “supplicare” di poter partecipare in orario di servizio e se li debba anche “pagare”.

Non ricordo l’ultimo corso di aggiornamento programmato dall’amministrazione o quanti ne siano stati programmati. So con certezza che le normative sono in rapida evoluzione e le occasioni di aggiornamento sempre meno.

E così non siamo aggiornati sul codice della strada, ma sono riusciti a trovare il modo di farci frequentare un corso sull’antirazzismo.

A questo amministratore lungimirante vorrei dire che noi i corsi antirazzismo li facciamo tutti i giorni. In Montagnola, in piazza Verdi, nelle vie del centro storico o nelle periferie più desolate. Lo facciamo sulla strada. E’ un corso fatto di dialogo, di discussioni ma anche di sorrisi e di strette di mano. Conosciamo bene quali siano le criticità, caro amministratore, e, mi permetta, le sappiamo anche gestire molto bene. Forse non le conosce Lei. Forse lei non conosce affatto la Polizia Locale. A Bologna non mi è capitato di assistere ad un solo caso di intolleranza razziale derivante dagli operatori della Polizia Locale.

E quindi? Che cos’è successo? Perché allora questo corso se non ce n’è bisogno?

La risposta è ancora una volta molto semplice. Occorre dare un segnale (sociale? Forse politico?) e contrastare il pericolo xenofobo di cui tanto ultimamente si sente parlare con gesti plateali (anche se superflui) e per questo si usa, ancora una volta, la Polizia Locale. La si usa ancora una volta non per la sua funzione, ma per fare politica e demagogia.

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Ed ecco che si rafforza il nostro ruolo emergente… CAPRO ESPIATORIO!

Contenitore di amene inutilità ma aventi altri scopi reconditi e celati. Ancora una volta usati in modo distorto e senza vergogna dall’amministratore di turno.

Spero solo che il prossimo amministratore sia un appassionato di cucina o di yoga, così vedremo i nostri “vigili” partecipare a Masterchef o corsi di rilassamento muscolare.

La vostra fortuna è che fate ridere più di quanto facciate piangere!

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Assessori alla Sicurezza e Polizia Locale: cosa sta accadendo in Emilia-Romagna?

Sulla Gazzetta di Parma del 1 ottobre 2018 abbiamo letto la lettera aperta dell’Assessore alla Sicurezza di Parma che ringrazia le Forze dell’Ordine.

20181002_202238 Vi chiederete cosa c’è di strano… L’anomalia è che si spertica in elogi per tutte le FF.OO., eccezion fatta per la Polizia Locale! L’Assessore Cristiano Casa (Cinque Stelle) definisce i Colleghi delle altre Forze di Polizia come “veri protagonisti della sicurezza”, senza i quali tutto è vano e a suo dire sono i soli a “riuscire a contenere gli effetti di cambiamenti straordinari delle nostre città con organici sempre più ristretti, con dotazioni e mezzi scarsi, ma sempre con grande passione, impegno e dedizione.”

In pratica l’Assessore ha descritto la situazione in cui versano tutti gli Uomini e Donne che indossano la Divisa della Polizia Locale italiana, che però con l’aggravante dell’ assenza di parità di diritti economico-contrattuali e di tutele, ogni giorno svolgono lo stesso identico lavoro dei veri Poliziotti, rischiando la loro Vita al servizio della comunità, ed in più lo devono fare all’ombra dei “manager della sicurezza”!

Noi non ci stiamo! Ci chiediamo perchè certi Assessori agiscono in questo modo discutibile, nei confronti della Polizia Locale che dovrebbe essere il braccio armato dei Sindaci: per incapacità di gestire, per la parte di loro competenza, la sicurezza nelle città in cui sono stati eletti? per paura? per spirito di sottomissione? Ci piacerebbe saperlo!

L’osservatorio della Segreteria Regionale Sulpl Emilia-Romagna ha rilevato delle anomalie anche in altre città dell’Emilia-Romagna; ad esempio a Piacenza, il cui Assessore alla Sicurezza (Lega), durante il periodo estivo sui social e in più di un’occasione si è complimentato con Questura e CC per operazioni portate a termine sul territorio; ma, gli stessi elogi non sono pervenuti in più di un’occasione alla Polizia Locale. Tanto per citare l’ultimo, ci sovviene quello di sabato scorso in cui proprio la Polizia Locale di Piacenza ha avuto parte attiva e determinante in un intervento che ha scosso molti cittadini, una rissa con accoltellamento, ma non una parola dell’Assessore è pervenuta agli Agenti.

A nostro avviso, loro compito e loro dovere dovrebbe essere quello di valorizzare la Polizia Locale, impegnandosi al massimo per fornire agli operatori tutte le strumentazioni necessarie per operare in sicurezza e garantirla ai Cittadini, loro elettori.

Aggiungiamo che se la Polizia Locale non ha gli stessi strumenti a disposizione dei fautori e detentori della sicurezza, in parte è colpa dei vari Governi che non hanno mai avuto la volontà di attuare una Riforma della Polizia Locale, in parte è colpa proprio di quegli Assessori che non investono sulla professionalità e sicurezza della Polizia Locale, ma dopo essere stati eletti si adeguano al mondo dei burocrati delle Pubbliche Amministrazioni.

Altro tragico esempio è quello di Ferrara, il cui Assessore alla Sicurezza Aldo Modonesi (PD) afferma che “riteniamo sia giusto mantenere la corretta differenziazione di funzioni tra forze dell’ordine e polizia locale. I vigili hanno ruoli specifici, diversi da quelli delle altre forze di polizia. Non possono certo sostituirsi a polizia di Stato e carabinieri.” In pratica l’amministrazione di Ferrara, totalmente fuori da ogni logica, impegna i suoi diversamente impiegati comunali in Divisa in zona Gad, tristemente nota per i fatti di cronaca, ma si rifiuta di armare la Polizia Locale perchè in buona sostanza questo potrebbe ingenerare un sentimento di insicurezza tra i cittadini!

E’ anche vero che di modelli positivi di Assessori alla Sicurezza, a cui i loro Colleghi potrebbero ispirarsi, ne abbiamo diversi nella vicina Lombardia: ricordiamo l’operato dell’ex Assessore alla Sicurezza Simona Bordonali, citiamo l’Assessore di Sesto San Giovanni Claudio D’amico e l’Assessore di Monza Federico Arena che non perdono occasione per sostenere la Polizia Locale e dare luce e lustro alla loro importante attività, svolta a 360° e finalizzata a rendere le nostre città sicure.

Un ultimo appunto vogliamo farlo con riferimento alla conferenza tenuta il 18 settembre u.s. dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini per l’operazione “spiagge sicure estate 2018“: tutta la Categoria ha notato che il video ha proiettato solo ed esclusivamente eccellenti operazioni di lotta e contrasto all’abusivismo commerciale e contraffazione, portate a termine egregiamente dalla Polizia Locale di tutta Italia, ma ciò nonostante, accanto al Ministro erano seduti solo i manager della sicurezza, con esclusione della Divisa della Polizia Locale.

Restiamo in attesa dell’auspicato cambiamento epocale; nel frattempo invitiamo alcuni Assessori alla Sicurezza a riflettere seriamente sui nostri spunti di riflessione e a correggere la rotta!

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Gazzetta di Parma⬇️

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I Diritti Sindacali delle Organizzazioni Sindacali non rappresentative e quelli dei loro iscritti!

Vengono sistematicamente negati alle Organizzazioni Sindacali non rappresentative
tutte le prerogative previste ex lege 300/1970, addirittura anche quelle di cui agli artt.
25. Diritto di affissione: Le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di
affiggere, su appositi spazi, che il datore di lavoro ha l’obbligo di predisporre in
luoghi accessibili a tutti i lavoratori all’interno dell’unità produttiva, pubblicazioni,
testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro” e 27. Locali
delle rappresentanze sindacali aziendali: “Il datore di lavoro nelle unità produttive
con almeno 200 dipendenti pone permanentemente a disposizione delle
rappresentanze sindacali aziendali, per l’esercizio delle loro funzioni, un idoneo
locale comune all’interno dell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.
Nelle unità produttive con un numero inferiore di dipendenti le rappresentanze
sindacali aziendali hanno diritto di usufruire, ove ne facciano richiesta, di un locale
idoneo per le loro riunioni.
Crediamo, e lo abbiamo sempre ribadito, che la legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori)
attui il principio di cui all’art. 39 della Costituzione secondo il quale
L’Organizzazione sindacale è libera”; la libertà che negli Enti e/o Aziende si
realizza e concretizza anche e soprattutto con l’informazione continua resa ai
lavoratori su tutto quello che emerge/succede nell’ambito lavorativo, nel rapporto di
lavoro e sui luoghi di lavoro.
Infatti l’art.25 superiore fa obbligo al datore di lavoro, in riferimento al diritto di
affissione, di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all’interno dell’unità
produttiva, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale
e del lavoro, queste previsioni, al pari di quelle di cui all’art.27 della stessa norma,
non sono discriminanti perché realizzano il principio di eguaglianza sancito nell’art.3
della Costituzione.
Riteniamo che le OO.SS. non rappresentative, cioè quelle che non hanno raggiunto il
5% con la media tra il dato associativo e elettivo (articolo contestato all’attuale
Governo), siano escluse dal solo diritto di rappresentare i lavoratori nel procedimento
di formazione del contratto di secondo livello. Ergo la libertà dell’O.S. si concretizza
con la fruizione di tutte quelle prerogative che le permettano di fare proselitismo nei
luoghi di lavoro, affiggere alle bacheche sindacali, riunirsi nei locali messi a
disposizione dall’Ente; il sindacato non rappresentativo ha diritto di ricevere
l’informativa dall’Amministrazione, può direttamente rappresentare e assistere i
propri iscritti e i non iscritti nei luoghi di lavoro e può adire il Giudice del Lavoro,
azionando la specifica tutela dell’art 28, legge 300/70, rubricato come repressione
della condotta antisindacale.
Siamo da sempre convinti, che non essendo un CCNL, un CCNQ, un ACQ
annoverati tra le fonti di Legge, non possono comprimere i diritti previsti
dall’ordinamento, tantomeno modificare una Legge che attua i principi
costituzionalmente garantiti come la Legge 300/1970.
Sui punti superiori, il Giudice del Lavoro di Livorno, il 31 marzo 2011, nel
procedimento ex art. 28, legge 300/70, n. 1865/2010 RG, ha statuito, dopo aver
richiamato consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale e della Suprema
Corte di cassazione – che ” l’autonomo diritto all’informazione preventiva e
successiva (estensivamente: diritto alla consultazione) è svincolato da quelli
concernenti la concertazione (oggi confronto) e la contrattazione che,
indubbiamente, spettano – queste ultime – solo ai sindacati rappresentativi, secondo
gli artt. 42 e 43 del d.lgs. 165/01; vale a dire che realizzino il 5% della consistenza in
rapporto al personale sindacalizzato della categoria e/o area di riferimento, inteso
come media del dato associativo e del dato elettorale.
Questo perché il diritto all’informazione (per ciò definito autonomo), pur essendo
propedeutico anche alla contrattazione è, più in generale, preordinato a rendere
effettiva-efficace la capacità operativa del sindacato «di divulgare notizie ai propri
iscritti, evidentemente interessati a tematiche di tal genere e, se del caso, ad
intraprendere le iniziative eventualmente occorrenti nell’esercizio della libertà
sindacale, oltre al controllo dell’esercizio dei poteri datoriali nella gestione dei
rapporti di lavoro”.
Inoltre il Magistrato afferma nella statuizione, che il fatto di non essere
rappresentativi e/o di non aver sottoscritto il contratto nazionale, non preclude alle
organizzazioni sindacali non rappresentative (soprattutto quelle che hanno una
capillarità su tutto il territorio nazionale come ha il Diccap) ogni diritto afferente al
libero ed effettivo esercizio della loro attività e, non esclude altresì, che
l’Amministrazione si determini ad interloquire con i citati soggetti collettivi, senza

che ciò configuri lesione delle prerogative delle OO.SS. Rappresentative firmatarie
del contratto.
Non solo ma la giurisprudenza in questo campo avanza velocemente, infatti la
Suprema Corte ammette che la CDI possa derogare dal CCNL e l’applicabilità dei
contratti collettivi può non essere estensibile ai lavoratori iscritti a quelle OO.SS.
che non hanno sottoscritto il CCNL ovvero il CDI; inoltre, spiegano i Supremi
Giudici che la generalizzata efficacia soggettiva dei CDI va conciliata da un lato
con il limite del principio di libertà, di organizzazione di attività sindacale sancito
dall’articolo 39 della Costituzione e dall’altro da un sistema fondato sui principi
privatistici e sulla rappresentanza negoziale non già legale o istituzionale delle
OO.SS. Pertanto si deve riconoscere erga omens i CDI come regola generale ma è
necessario ammettere l’eccezione per i lavoratori che aderiscono ad una O.S.
diversa da quelle che hanno stipulato il contratto decentrato condividendo
l’esplicito dissenso. Pertanto è illecita la pretesa datoriale di esigere il rispetto
dell’accordo aziendale per i Lavoratori dissenzienti perché iscritti ad un sindacato non firmatario del CDI.
In linea con le nostre storiche convinzioni nei prossimi giorni assumeremo tutte le
iniziative affinché questi principi vengano applicati, sempre nell’intento di tutelare i
diritti dei lavoratori e sempre di più convinti che UNITI SI VINCE, SEMPRE!!

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Il Coordinatore Generale
Mario Assirelli
Pescara, 27.09.2018
Ufficio di Presidenza Diccap
Viale Gramsci, 265
41122 Modena

Forze di Polizia: Sicurezza o Immagine?

In questi giorni, anche la Segreteria Nazionale SULPL ha focalizzato l’attenzione sul caso Piacenza. Avrete letto che tutta la querelle è nata dalle dichiarazioni rilasciate dal Prefetto Falco, a cui hanno prontamente ribattuto quattro sigle sindacali del Comando di Polizia Locale.

Il caso Piacenza, non ci stupisce, ma risulta comunque essere una nota stonata rispetto alla Circolare del Ministero dell’Interno del 6 luglio 2018, la n. 13301/110, che abbiamo letto con molta attenzione e che da chiare e inequivocabili indicazioni sul ruolo della Polizia Locale Italiana e su come il Ministro dell’Interno Matteo Salvini intenda attuare la sicurezza. Analizziamo alcuni punti che ci riguardano da vicino e che pare siano stati ignorati a Piacenza:

… in vista del periodo più intenso della stagione estiva, si rende necessario dare un forte e rinnovato impulso all’azione di prevenzione e contrasto dell’abusivismo commerciale e della contraffazione dei prodotti, in particolare lungo gli arenili, attraverso sinergie sempre più strette fra i diversi attori coinvolti, il rafforzamento
delle misure già individuate con le precedenti direttive nonché l’utilizzo dei nuovi strumenti messi a disposizione dalle più recenti previsioni normative in materia.
A tal fine, dovranno essere convocate, per una compiuta analisi della situazione, apposite riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, allargate alla partecipazione delle Amministrazioni locali maggiormente interessate dal fenomeno e delle Capitanerie di porto.

E’ un dato di fatto che alla riunione che si è tenuta a Piacenza, nessun Sindaco era presente, e altrettanto certo è che la Divisa della Polizia Locale non è stata invitata.

Ma andiamo avanti:

Si ritiene tuttavia di attirare l’attenzione delle SS.LL. sulla necessità che tali
intese assicurino:
– l’intesificazione dell’attività di contrasto alla filiera dell’abusivismo commerciale e
della falsificazione dei prodotti, da demandare in via preminente alla Guardia di Finanza;
la massima valorizzazione del ruolo delle Polizie locali, in ragione delle specifiche competenze ad esse attribuite sull’osservanza delle prescrizioni in tema di commercio, della capillare conoscenza del territorio e dell’esperienza maturata sul campo. A tale ultimo fine dovranno essere sensibilizzate le Amministrazioni locali affinché, nell’ambito delle promozione delle specifiche progettualità che coinvolgono il personale dell’ente, garantiscano priorità, fra le altre, a quelle dirette alla prevenzione e al contrasto dell’abusivismo commerciale (…)

– l’adozione di piani di intervento operativo che garantiscano un controllo diffuso e
sistematico sugli arenili e sulle strade di accesso. Fermo restando il preminente ruolo della Polizia locale, tali piani dovranno prevedere, in relazione alle situazioni più complesse, l’attivazione di mirati servizi interforze; (…)

– che in occasione di manifestazioni di pubblico spettacolo o di eventi ad elevata
partecipazione di pubblico siano attivati dalle Polizie locali, ove occorra anche con il supporto delle altre Forze di polizia, specifici servizi di controllo volti a prevenire la presenza di rivenditori abusivi; (…)

Dalla nostra attenta analisi della Circolare del Ministro Salvini appare evidente che quello che lui ha in mente è un sistema integrato di sicurezza, all’interno del quale la Polizia Locale riveste un ruolo fondamentale, per nulla secondario o subordinato a quello delle altre FF.OO. In quanto Sindacato di Categoria, questo ci rende fieri, certo è che chiediamo anche al Ministro, sensibilissimo sul tema della sicurezza, di equipararci alle FF.OO., punto di svolta, non più dilazionabile nel tempo, nodale e imprescindibile, visto il nostro ruolo accresciuto e riconosciuto, senza se e senza ma, da chi quella sicurezza la impersona e la rappresenta.

Noi siamo certi che la strada giusta da intraprendere per il futuro sia quello di una stretta collaborazione tra tutte le Forze di Polizia dislocate sul territorio, ricordando sempre che su strada la Divisa è una! Pur tuttavia, sembra che in talune realtà, interessino maggiormente l’immagine e la visibilità, anche se in burocratese si afferma ben altro, e questa notizia fresca di pubblicazione, ne è la riprova…

Sicurezza estiva: in campo anche polizia municipale e polizia provinciale

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