Viviamo in un tempo senza memoria…

Erano le ore 9.30 del 12 settembre 1943 quando il comandante tedesco Walter Gericke ordinò ai suoi soldati di prelevare dalla vecchia caserma di Via Vecchia Cappuccini (oggi Via Renato Coletta) tutti i vigili urbani presenti allo scopo di interrogarli sull’identità degli aggressori di Piazza Roma nei pressi del palazzo delle Regie Poste. Ad un tratto da una finestra delle palazzine adiacenti un cecchino ferì ad una mano il comandante tedesco, il quale in preda a lancinanti dolori ordinò che i dieci vigili urbani e i due netturbini fossero messi al muro e fucilati a colpi di mitragliatrice.

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Una strage che poteva certamente essere evitata, leggendo la cronaca dei tempi. A cosa è valso quel sacrificio di Vite umane, di Colleghi, di Lavoratori? In quanti nel mondo politico conoscono la storia di questo eccidio di Barletta?
Questo Sindacato, dal 2004, con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ricorda i Colleghi della Polizia Locale caduti nell’adempimento del dovere. Per il Sulpl il 12 settembre rappresenta la Giornata della Memoria della Polizia Locale Italiana.

Quest’anno, nella speranza di sensibilizzare in modo più incisivo le sorde e distratte Istituzioni, abbiamo deciso di celebrarla a Barletta, a Genova, a Palmi e a Sant’Agata d’Esaro e Milano, deponendo in contemporanea una corona in memoria dei Colleghi che negli anni hanno pagato con il sacrificio della Vita l’attaccamento alla nostra Divisa.
Da anni ormai la Polizia Locale è sul podio per aggressioni, decessi e suicidi, accanto a Carabinieri e Polizia di Stato. La nostra Riforma negli ultimi mesi sembrava essersi timidamente riavviata, ma ora è di nuovo caduta nel dimenticatoio, o almeno così pare. Il Presidente della Repubblica Mattarella ha inferto alla Categoria un altro colpo quando nelle Sue eccezioni al Decreto Sicurezza bis, non ha ritenuto quelli che ancora etichetta come vigili urbani degni dell’oltraggio a Pubblico Ufficiale… Fino alla fine comunque lotteremo affinchè la nostra Divisa, seconda a nessuna, venga riconosciuta ed equiparata alle altre. Solo allora potremo dire che il sacrificio dei nostri Colleghi caduti nell’adempimento del Dovere non sarà stato vano.

Alle ore 12.00 del 12 settembre p.v. invitiamo i Colleghi di tutta Italia in servizio ad unirsi nel loro ricordo con un minuto di silenzio e con i Lampi Blu in azione.

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TU QUOQUE DEFENSOR FIDEI… Anche il Presidente della Repubblica mortifica la Polizia Locale.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 09-05-2019 Roma Politica Camera dei Deputati - Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo Nella foto Roberto Fico, Sergio Mattarella, Maria Elisabetta Alberti Casellati Photo Roberto Monaldo / LaPresse 09-05-2019 Rome (Italy) Chamber of Deputies - Memorial Day for victims of terrorism In the pic Roberto Fico, Sergio Mattarella, Maria Elisabetta Alberti Casellati

Al Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella

E, p.c. Ai Presidenti Senato, Camera e Consiglio

Ill.mo Presidente Mattarella,
dopo aver letto le sue eccezioni al Decreto Sicurezza Bis è doveroso chiederLe se queste sono state da Lei stesso eccepite o suggerite da qualche funzionario in malafede. In particolare, pur non entrando nel merito della promulgazione che non è compito di questa O.S., con riferimento alle considerazioni al reato di oltraggio a Pubblico Ufficiale da lei minimizzato su alcune figure che svolgono FUNZIONI PUBBLICHE, vorremmo farle presente che:
– La “funzione” pubblica, proprio perché tale è a difesa e a tutela della comunità rispetto al diritto di un privato. Pertanto offendere, oltraggiare o in qualche modo minimizzare chi difende la società è maleducazione civica, che sempre e comunque dovrebbe essere adeguatamente punita, in modo tale che rimanga salvo il principio che il benessere collettivo deve prevalere su quello individuale.
– Siamo convinti che la reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole sia un mezzo per promuovere il rispetto dei cittadini nei confronti delle Istituzioni e porre in primo piano la valenza della comunità e dei suoi valori. Il permettersi di insultare un insegnate o offendere la funzione di chi è deputato al controllo dei ticket non è solo indice di maleducazione ma anche di disprezzo e di disconoscimento delle regole e del ruolo pubblico di chi comunque rappresenta lo Stato e quindi i cittadini.
La Categoria è ferita dalle Sue affermazioni anche per il fatto di essere stati etichettati come “vigili urbani” dal Presidente della Repubblica che è lo stesso che ha firmato più Decreti Sicurezza i quali hanno riconosciuto a più riprese le funzioni, le tutele e gli strumenti per i lavoratori della POLIZIA LOCALE, che nulla ha più a che fare con il retaggio arcaico del vigile urbano.
Probabilmente perché qualcuno finalmente si è reso conto che i nostri Agenti fanno lo stesso identico lavoro e corrono gli stessi rischi delle Forze di Polizia ad ordinamento statale, spesso sacrificando la vita esattamente come loro e perché il contesto in cui si opera è totalmente mutato in peggio rispetto al passato.
Non sappiamo se l’aver definito questa Categoria come quella dei vigili urbani sia stata una cosa voluta da parte Sua, cosa che sinceramente sarebbe grave visto il Suo ruolo, o se sia stato pilotato da qualcuno che ha tutto l’interesse di continuare a tenerci nell’ombra per timore di perdere potere.
Un Presidente della Repubblica dovrebbe essere garante dei Diritti di tutti ed essere super partes. E’ inaccettabile essere definiti riduttivamente “vigili urbani” da Lei, definizione nella quale è contenuta anche una chiara accezione dispregiativa.
Vorremmo che il nostro Presidente della Repubblica conoscesse molto bene l’operato di una intera Categoria che ogni giorno si adopera per il bene della Collettività; un Presidente che se così fosse non avrebbe fatto differenze tra coloro che svolgono funzioni pubbliche, in particolar modo tra coloro che indossano una Divisa e sono a presidio della Sicurezza della Nazione nei territori.
Noi abbiamo compreso perché Lei ha evidenziato la mancanza di ulteriori tutele per i Magistrati in udienza. Comprenda anche Lei il nostro sgomento di fronte alle Sue esternazioni su quanto la norma prevede sulla Polizia Locale ed altre categorie che svolgono pubbliche funzioni. Siamo certi, di una Sua seria riflessione riguardo alle Sue esternazioni.
Distinti saluti

La struttura Nazionale SULPL
Il Sindacato maggiormente rappresentativo della Polizia Locale.
Modena, 9 agosto 2019

“Codice Rosso” e Polizia Locale: lettera aperta del Sulpl.

Alla c.a. Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno
Ministro dell’Interno Matteo Salvini
Sottosegretario al Ministero dell’Interno Nicola Molteni
Sottosegretario Ministero della Giustizia Jacopo Morrone
Senatrice Maria Laura Mantovani
Senatore Pietro Pisani
Ai DEPUTATI ALLA CAMERA
BORDONALI Simona
MURELLI Elena
GALIZIA Francesca
LETTERA APERTA
I dati che emergono dall’ultimo rapporto Censis e che evidenziano la portata della violenza sulle donne in Italia sono impressionanti: ogni tre giorni in Italia c’è una donna che viene uccisa. La maggior parte di questi delitti si sono consumati nell’ambito familiare o per mano di un partner o di un ex. Nell’ultimo decennio sono stati ben 48.377 i reati di violenza sessuale denunciati e in oltre il 90% dei casi la vittima era una donna. Senza trascurare le 10.204 denunce per maltrattamenti in famiglia, 8.718 denunce per percosse e 8.414 denunce per stalking. In questo quadro tragico, l’unico dato positivo è che le donne-coraggio che trovano la forza di denunciare le violenze subite sono in aumento.
Alla luce di quanto appena evidenziato, la Legge “Codice Rosso” rappresenta a nostro avviso la vittoria di un Paese civile. E’ giusto plaudire all’attuale Governo che in tempi brevi ha approvato, alla quasi unanimità, una Legge così importante per proteggere chi è vittima di maltrattamenti, violenza sessuale, violenza domestica, violenza di genere, di stalking.
Abbiamo letto il testo integrale, davvero ottimo. L’unica cosa che sentiamo di dover sottoporre alla vostra attenzione è la mancata presa in considerazione dell’importante attività svolta in questo ambito anche dalla POLIZIA LOCALE, da anni ormai sempre più specializzata nella difesa delle donne, dei bambini e delle persone vittime di violenza o atti persecutori in genere.
La problematica è delicatissima, poiché bisogna proteggere vittime di violenza, in taluni casi consumatasi anche in presenza di minori. Da qui la necessità di mettere a disposizione dei Cittadini personale adeguatamente formato dal punto di vista giuridico e psicologico, oltre che ovviamente dotato di particolare sensibilità.
La Polizia Locale, grazie alla sua peculiarità di essere Polizia di Prossimità, alla propria capillare presenza sul territorio, alla conoscenza dello stesso e dei residenti e per la relazione di fiducia che instaura col cittadino, gioca un ruolo rilevante, imparando a vedere, riconoscere e rilevare la violenza. Recente ad esempio il caso avvenuto in maggio a Cesenatico: due agenti, mentre stavano effettuando un controllo nella zona della stazione ferroviaria, hanno notato una donna con evidenti segni al volto riconducibili a percosse. I Colleghi della Locale hanno immediatamente attivato tutta una serie di procedure per mettere al sicuro la cittadina. Il Comando di Parma ha istituito dal 2009 il NAV (Nucleo AntiViolenza) che nel 2017 ha trattato 402 casi di fenomeni di bullismo e violenza contro donne e bambini. La Polizia Locale di Piacenza vanta un nucleo che ha messo in salvo tante donne vittime di violenza e di stalking e che di recente, in giugno, ha salvato una bambina disabile vittima di bullismo, caso che è stato attenzionato dai media nazionali e dal Ministro dell’Istruzione Bussetti. La Polizia Locale di Milano vanta un Nucleo Tutela Donne e Minori che nel 2016 si è occupata di 450 fascicoli. Questi sono solo alcuni esempi di Comandi che hanno al loro interno delle eccellenze che contribuiscono a combattere la violenza e aiutano le vittime e riappropriarsi della propria Vita.
Per la Categoria è stato come ricevere un ennesimo schiaffo. La nostra non è mania di protagonismo, assolutamente; siamo solo consapevoli di giocare un ruolo fondamentale in tale campo. Continueremo, come sempre, a tutelare chi è vittima di violenza e lo faremo sempre con cuore e coraggio, ma avremmo apprezzato tantissimo se qualcuno avesse ritenuto opportuno inserire anche la Polizia Locale nell’ART. 5 della Legge “Codice Rosso”, garantendo anche a noi, al pari di Carabinieri, Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria, corsi di formazione obbligatori.
Garantire la formazione prevista da Codice Rosso anche alla Polizia Locale avrebbe significato riconoscere il lavoro di un’intera Categoria e garantito ai Cittadini maggiori opportunità di salvezza.
Infatti dobbiamo rilevare che ci sono città come Milano, Piacenza ove esistono nuclei d’eccellenza che si occupano di violenza sulle donne e bambini, di ogni tipo; ma formare personale anche in Comuni ove la formazione è più carente, avrebbe sicuramente offerto un sistema di protezione della vittima indiscusso e ben più ampio. Per l’esperienza maturata sul campo la Polizia Locale sarebbe stata sicuramente un valore aggiunto che avrebbe potuto collaborare a pieno titolo e su un livello paritario con le altre Forze dell’Ordine.
Auspichiamo che questa nostra nota, possa far riflettere e se possibile rimediare a questa dimenticanza, per il bene delle Vittime, per offrire loro un ulteriore punto di riferimento e una possibilità in più di salvarsi dalla violenza del non –Amore.
In attesa di un cortese cenno di riscontro, l’occasione è gradita per porgere
Distinti saluti
La Segreteria Generale SULPL

Modena, 18 luglio 2019

I COMPLESSI D’INFERIORITA’ E I SUOI DERIVATI.

La Polizia Locale in Italia è anomala. Questo è certo.
Ma è tutto un po’ anomalo nel nostro Bel Paese. Mi spiego meglio. Ad esempio, da un punto di vista puramente normativo non siamo una forza di polizia, ma concretamente “facciamo” polizia a tutti gli effetti. E a richiedercelo sono proprio le istituzioni che si affannano a ribadire che non lo siamo. Abbiamo auto colorate, lampeggianti blu, sirene, divise, armi, manette, facciamo arresti, perquisizioni, sequestri, intercettazioni, ma non siamo “polizia”. E già, che in Italia occorra chiamarsi in un certo modo per essere tali, a prescindere da quello che si fa, lo si sapeva già. Tutto molto chiaro per alcuni, tranne per i cittadini, ma soprattutto per i delinquenti, i quali neanche leggono il nome scritto sulle portiere… Loro sanno che se facciamo polizia, siamo Polizia e quindi ci trattano come tali, con tutte le conseguenze del caso.
E così avviene che tra il “bipolarismo” di un Ministero geloso e pignolo (talvolta) e le pronunciazioni ondivaghe delle alte corti di Giustizia, a farne le spese siamo proprio noi, le guardie cittadine afflitte dall’annoso dilemma della carne e del pesce. E’ anomala, poi, perché non si è mai vista una forza di polizia che sia alle dirette dipendenze della politica locale, magari dello stesso commerciante ambulante che fino alle elezioni si univa al coro degli anti-vigili ritenendoci solo addetti alla cassa, per poi esigere più autovelox una volta eletto; è anomala perché non si ha contezza a livello europeo di una forza di polizia, sebbene ad ordinamento locale, disciplinata da un contratto privatistico; è anomala perché fa “da polizia” ma senza le minime, necessarie garanzie di una forza di polizia. Dai dispositivi di autotutela, finanche all’armamento, alle tutele giuridiche, assicurative e previdenziali dei nostri cugini più fortunati (per modo di dire…). Insomma, siamo fottutamente anomali! E i nostri cugini europei ce lo dicono anche. Per la verità lo dicono anche al Ministero di cui sopra e alle altre istituzioni. Glielo ha detto anche il Parlamento Europeo, ma l’Italia è anche il luogo in cui abbiamo fatto del concetto “negare anche l’evidenza” il nostro credo. Lo vedono tutti, proprio tutti, che siamo Polizia. Ma non coloro che dovrebbero vederlo.
Tutto ciò conduce ad un sistema disfunzionale causato dall’enorme confusione in ordine alla percezione del ruolo che espletiamo. Chi ci dice che siamo una cosa e chi un’altra. E poi, quando siamo una cosa e quando un’altra. Questa confusione conduce nella migliore delle ipotesi a fare grandi cose, meritevoli operazioni, ma senza il minimo riconoscimento. Perché non si deve sapere che facciamo cose eccezionali. Ma si sa che fare cose eccezionali assumendosi grandi rischi senza avere il benché minimo riconoscimento, conduce l’operatore ad una condizione di demotivazione gravissima. Nella peggiore delle ipotesi conduce invece all’immobilismo. Immobilismo per paura o immobilismo per protesta. Non so quale dei due sia più grave e frustrante. Ma questi sono i due estremi tra cui oscilliamo. Nulla di allettante quindi.
Ma sono questi gli effetti più importanti e preoccupanti ad affliggere la nostra beneamata categoria? Io credo di no. Questi sono solo gli effetti diretti, visibili e “tangibili”. Quello che mi preoccupa di più è molto più grave, striscia nei meandri nelle nostra fila e serpeggia minacciosamente nei fondamenti più determinanti delle nostre esistenze. E’ un malessere profondo, sordo e lacerante. Lavora dentro di noi ogni giorno. Ogni volta che leggiamo una notizia denigrante del nostro lavoro sul giornale. Ogni volta che vediamo la foto martellante di un “vigile in mutande” che smarca il cartellino. Ogni volta che vediamo una delle tante fake (o non fake) news che ci riguarda su Facebook. Ogni volta che sentiamo pronunciare con sufficienza e tono di rivalsa la parola “vigili urbani”, dalle bocche di giornalisti che non ce la fanno proprio a pronunciare Polizia Locale (un po’ come Fonzie con la parola “scusa”). Ogni volta che ci chiama così anche un’istituzione, dimostrando o di non sapere chi o cosa siamo, o peggio, di saperlo ma di volerci chiamare così per consacrare la nostra relegazione ad altro che non sia Polizia. Ogni volta che un genitore dice al suo bambino “stai attento che il vigile ti fa la multa”. Ogni volta che parliamo con un poliziotto o un carabiniere che ci chiama collega solo quando ha bisogno. Ogni volta che…
Non so, caro collega, se hai mai sentito parlare della piramide di Maslow. No, tranquillo. Non si tratta della solita combutta degli illuminati. Ti invito ad incuriosirti e andarla a vedere. In essa c’è scritto quali sono i bisogni a cui tende l’essere umano per essere felice. Alla base della piramide ci sono i bisogni fisiologici (mangiare, bere, vestirsi, ecc…). Direi che qui ci siamo, anche se le risorse economiche che ci spettano ci consentono giusto di soddisfare questi bisogni primari e non certo di fare “pazzie”; poi ci sono i bisogni di sicurezza e protezione. Qui ne abbiamo abbastanza direi. Il coraggio non ci manca di certo; Salendo, per ordine di importanza, troviamo i bisogni di affetto e di appartenenza. Anche qui non difettiamo in genere. Anche se le nostre frustrazioni troppo spesso si ripercuotono sulle persone che amiamo e sulle nostre famiglie, divenendo esse stesse destinatarie delle nostre frustrazioni, in modo diretto o indiretto. Non dimentico di certo che siamo tra le categorie in cui il suicidio è divenuto un fenomeno preoccupante. Ma in linea di massima a noi non manca l’affetto dei nostri cari e molti gruppi sociali ci accolgono a braccia aperte; Negli ultimi due livelli, quelli più importanti e determinanti, cominciano i dolori. Il quarto livello è rappresentato dai bisogni di riconoscimento sociale. A noi non basta essere accolti in un gruppo, vogliamo anche sentirci importanti, essere ammirati, rispettati. Vogliamo essere al centro dell’attenzione, essere considerati, essere “qualcuno che conta”, o quantomeno “contare per qualcuno”. Già qui si intuisce che ciò che avviene è spesso esattamente l’opposto. Ma non per colpa nostra, ma per colpa di un sistema che ci addita sempre come un costante elemento disfunzionale. E quando sento colleghi che si vergognano di dire che lavoro fanno mi si accappona letteralmente la pelle. Dovremmo essere orgogliosi del nostro lavoro! Infine, l’ultimo bisogno, il più importante, è rappresentato dal bisogno di AUTOREALIZZAZIONE. In sostanza il desiderio di realizzare la propria identità in base alle proprie aspettative e potenzialità, occupare un ruolo sociale, dimostrare la propria utilità sociale, e così via. Si tratta, insomma, dell’aspirazione individuale massima a essere ciò che si vuole essere sfruttando le facoltà mentali e fisiche, per le quali ci si aspetta un automatico riconoscimento o feedback. Questo tipo di “sfera” individuale è per noi irrimediabilmente danneggiata.
Ma quali sono gli effetti di questa vera e propria “alienazione” del lavoro? Sono quelli che oggi sono sotto gli occhi di tutti: disomogeneità, conflitto sociale (soprattutto interno, tra di noi), percezione di inutilità del nostro lavoro, demotivazione, rabbia, insoddisfazione, ecc…
E sapere che tutto ciò è determinato dalla miopia, dall’incapacità o la malafede di chi ci governa o legifera non fa altro che amplificare il senso di frustrazione e gli effetti che ne derivano.
E così capita di assistere a colleghi che si scannano tra di loro come lupi famelici (da tastiera) sui social, sotto lo sguardo trascurato dei nostri riferimenti istituzionali, perdendo in immagine e credibilità. Siamo coesi alla pari di un gas. Siamo particelle impazzite che vanno dai rambo con mitragliette a conducenti di scuolabus o macchine operatrici. Ci rapportiamo tra di noi come non fossimo neanche parte di un tutto unico, ma di 8 mila realtà diverse, persino in competizione fra di esse. E chi ci governa alimenta tutto questo, negandoci persino di avere colori e distintivi uniformi in tutto il territorio nazionale.
E’ questo dannato complesso di inferiorità che ci distrugge! Magari anche alimentato da terzi, inducendoci a pensare che il nostro è un lavoro di serie B rispetto a quello svolto dai nostri cugini nazionali. L’idea che loro fanne le cose importanti e noi “i rimasugli” vari ed eventuali. Ma come siamo arrivati a credere questa sciocchezza? Chi ci ha convinto di questo? E perché? Perché non riusciamo a renderci conto che è tutto falso e una strumentale denigrazione? Perché non riusciamo ad andare fieri del fatto che noi riusciamo a fare quello che fanno loro (talvolta anche meglio) ma loro non saranno mai in grado di fare le altre mille cose che facciamo noi? Crediamo davvero che rilevare un incidente stradale con lesioni sia meno importante che fare indagini per rapina? Per quanto ancora dobbiamo insistere a lagnarci di essere i cugini poveri delle “vere” forze di polizia?
Finché non arriveremo a capire che siamo quello, ma anche altro e forse meglio, non andremo da nessuna parte! Non ci sarà cameratismo, spirito di corpo, colleganza, orgoglio di appartenenza.
Ma allora, nonostante tutto il nostro malessere, cosa ci unisce e ci anima? Cosa ci fa incazzare a tal punto da dire “basta! Non faccio più nulla” e a gettarci 5 secondi dopo dentro una casa in fiamme per salvare un’anziana signora? E cosa potrebbe mai essere se non IL NOSTRO GRANDE CUORE E L’AMORE SMISURATO CHE ABBIAMO PER IL NOSTRO LAVORO!? Proprio questi due elementi, radicati in ognuno di noi, rappresentano il vero “nodo” del problema. Rappresentano IL punto di forza e al contempo IL punto di debolezza della nostra categoria. Il punto di forza perché rendiamo un servizio eccezionale al nostro paese e ci rende indispensabili oltre che credibili. Il punto di debolezza perché chi ci osserva lo sa bene. Sa bene che noi non manchiamo alle nostre responsabilità anche quando non ci appartengono propriamente, pur non investendoci un centesimo. E se ne approfittano. Quello che succede ormai ordinariamente. Questo perché se è vero che noi amiamo il nostro paese, purtroppo il nostro paese non ama noi. Ma questo è solo un optional.

 

Segretario Regionale Agg. E/R

Giuliano Corso

Nardella, espressione di un partito che è distante anni luce dalle richieste del Paese

In novembre 2018 abbiamo appreso con piacere che il Comandante della Polizia Locale di Firenze Alessandro Casale era intenzionato a dotare di Taser, in via sperimentale, 2 Agenti; il tutto con il benestare del Sindaco Nardella che aveva dichiarato, mostrando buonsenso

“Il taser è un’arma. Va considerata come tale e la valutazione non può che essere tecnica, da parte dei responsabili dei corpi di polizia municipale”. Una decisione demandata dunque in qualche modo al comandante fiorentino, Casale, nettamente favorevole all’utilizzo.“

Ma immediatamente si era levato l’urlo di dolore di Tommaso Grassi, capogruppo di Firenze riparte a sinistra (speriamo di no, viste le premesse sul tema Sicurezza…) che richiamava Nardella all’ordine

“sa di cosa si parla o la politica sulla polizia municipale e la sicurezza è appaltata al comandante Casale? Lo dico perché mettere il taser sulle mani dei vigili è pura follia”

A distanza di pochi mesi, scopriamo che  Nardella nelle ultime ore è caduto in confusione.  E’ di poche ore fa infatti la notizia che il Sindaco, come una sorta di Uomo del Monte… ha detto NO alla sperimentazione del Taser per 2 Agenti! Ma ciò che ci fa pensare che versi in uno stato confusionale sono le dichiarazioni rilasciate ai microfoni di RadioRai:

“Al momento abbiamo deciso di non sperimentare il taser investe la polizia locale di un ruolo, quello del contrasto alla criminalità, più appropriato per le forze dell’ordine non vorrei, cioè, che le municipali si appesantissero di compiti che devono svolgere i carabinieri e la polizia. Noi stiamo puntando sul modello del vigile di quartiere agenti in divisa che vanno a piedi e hanno il compito di presidiare il territorio, prevenire e ascoltare il cittadino”

Eppure, leggendo i report della Polizia Locale fiorentina è evidente che espleta la stessa tipologia di attività ad alto rischio aggressione a cui sono esposti i colleghi di tutta Italia e la cronaca dimostra che Firenze non è certo tra le città che primeggia sul tema Sicurezza. Addirittura la PL fiorentina è dotata di cani antidroga, Piper, Babacar e Ombra. Ma nulla… Nardella ci vuole così…

Polizia-Municipale

Modello VIGILE URBANO…

Dinanzi a questo scenario allucinante, non possiamo non condividere il pensiero del consigliere regionale della Lega Jacopo Alberti

“I taser sono uno strumento di dissuasione per la microcriminalità, la polizia municipale potrebbe essere molto più rispettata e la presenza degli agenti dotati di pistola elettrica sarebbe disincentivante per chi volesse compiere un reato – questo diniego alla sperimentazione è anche un segno di mancanza di rispetto verso il lavoro e la preparazione della municipale e del comandante. Pur di non avallare una proposta di Salvini il sindaco uscente arriva a negare uno strumento di sicurezza che sarebbe servito a tutti i fiorentini”.

Sinceramente non abbiamo molte speranze che questo sindaco uscente possa comprendere il nostro messaggio, ma ci proviamo lo stesso: dotare la Polizia Locale di Taser o di ogni altro strumento di difesa e che possa fungere anche da deterrente per un sempre più ricorrente rischio aggressione, non significa gravare la PL di un ulteriore compito, quello del contrasto alla criminalità, che secondo lei devono svolgere PS e CC. Egregio Sindaco, vorremmo le fosse chiaro che la Polizia Locale, anche se appiedata come la preferisce lei, può trovarsi in qualunque momento a dover fronteggiare una rissa, una rapina, un’aggressione, un abusivo iracondo e violento etc etc etc. Quando ci battiamo affinché venga dotata anche di Taser, parliamo di SICUREZZA, non di COMPITI esclusivi. Ed anche qui ha fatto una gran confusione! La sicurezza è un DIRITTO sacrosanto dei Cittadini che l’hanno votata e dei suoi Agenti di Polizia Locale che dovrebbe preoccuparsi di mettere in condizione di difendersi in qualunque situazione critica.  La invitiamo alla riflessione e a fare dei passi indietro sulla sua decisione, lunghi e ben distesi!

LA SEGRETERIA NAZIONALE SULPL

 

 

 

 

 

Il SULPL è il punto di riferimento per politici e Polizia Locale

Si è concluso sabato a Riccione, nella splendida cornice dell’hotel Mediterraneo, la 23esima edizione del Convegno Nazionale SULPL, nel suo 33esimo anno dalla nascita, che ha visto partecipare circa 2000 Agenti provenienti da tutta Italia.

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Una tre giorni di formazione professionale gratuita, formazione sindacale e dibattiti politici sul futuro della Polizia Locale, che ha visto la partecipazione anche delle FF.OO.; alcuni corsi hanno registrato il tutto esaurito, la Categoria ha sete di formazione!
Durante la sessione dedicata ai Veicoli Stranieri (con oltre 450 iscritti per l’intera giornata) ha fatto irruzione il cane antidroga della Polizia Locale di Riccione, Ziko, per una dimostrazione pratica! GUARDA LA DIRETTA FB!

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Il nostro ringraziamento va al Comandante della Polizia Locale di Riccione che ci ha dato questa opportunità.

Il nostro è anche un Convegno che dedica spazio al confronto politico-sindacale. Alla tavola rotonda di sabato 12, moderata dal Luca Branda Sindaco di Sant’Agata d’Esaro, hanno partecipato il Sottosegretario alla Giustizia Morrone, il Consigliere di Palazzo Chigi, nonchè Assessore alla Sicurezza del Comune di Sesto San Giovanni Claudio D’Amico, l’Assessore alla Sicurezza di Monza Federico Arena, la Senatrice Mantovani, l’Assessore alla Sicurezza di Napoli Carmine Sgambati e l’Onorevole Francesca Galizia. Ciò che è emerso ed è stato riconosciuto dai politici convenuti è il ruolo di protagonista indiscusso della Polizia Locale nell’ambito della Sicurezza e la valenza unica del nostro Sindacato, riconosciuto quale unico interlocutore ideale in quanto è aperto al confronto con tutte le parti politiche e agisce nell’interesse esclusivo della Categoria, per il bene della stessa e dei Cittadini. DIRETTA FB DEL DIBATTITO POLITICO-SINDACALE

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Assirelli prima del discorso dei politici ha chiesto al Sottosegretario Morrone la modifica dell’art. 57 CPP.

In particolare, il Sottosegretario alla Giustizia Morrone ha sottolineato un cambio di rotta, a suo avviso, del nuovo Governo. La percezione di sicurezza è un qualcosa di molto complesso da trasmettere ai cittadini e la si può realizzare solo con la perfetta sinergia tra tutte le FF.OO., Polizia Locale compresa. Di quest’ultima ha riconosciuto il ruolo fondamentale e indiscusso nella società. Il nostro lavoro di prevenzione e repressione, ha detto, salva le Vite umane.
Il Consigliere di Palazzo Chigi, nonchè Assessore alla Sicurezza del Comune di Sesto San Giovanni Claudio D’Amico, ha letto una lettera del Vicepremier Salvini. Nel suo intervento ha riconosciuto il ruolo e il valore del nostro Sindacato di Categoria, per nulla politicizzato, a differenza di altri Sindacati. D’Amico ritiene che il Governo Lega-5 Stelle sia aperto al dialogo, ma ha bisogno di tempo… La Polizia Locale deve far parte a suo avviso del meccanismo della sicurezza a pieno titolo e questo dice, nel 2019 sarà possibile. Ovvio, aggiunge, che per fare questo tutti gli operatori devono essere dotati di tutti gli strumenti di difesa e i diritti e le tutele delle FF.OO.
Brillante e concreto è stato l’intervento dell’Assessore alla Sicurezza di Monza Federico Arena (Lega): ha aperto il suo discorso con un tributo alla memoria del Collega Nicolò Savarino, nel giorno del suo anniversario di morte.

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Ha dimostrato di conoscere a fondo le nostre problematiche, fino al punto di sembrare un appartenente alla Polizia Locale! Dalle sue parole traspariva tutto l’entusiasmo e l’apprezzamento per l’operato e il ruolo fondamentale della Polizia Locale. Ha riconosciuto che il Decreto Salvini è venuto solo parzialmente incontro alle nostre esigenze; tuttavia è positivo e vuole leggere questi segnali come un nuovo inizio, fatto di piccoli passi che ci porteranno alla Riforma. Ha sottolineato che il nostro Sindacato è un sindacato anomalo, in quanto chiede di mettere in condizione i Lavoratori di lavorare bene e di più, a differenza di altri sindacati che tendono a far lavorare meno i propri iscritti! La sua idea di sicurezza è lontana dal modello vigile urbano e si può attuare solo con una Polizia Locale nel ruolo di protagonista. Certo che questa deve essere messa nelle condizioni di poter operare, con accesso a SDI, AFIS, strumenti di difesa e autotutela, cani antidroga. A tal proposito l’Assessore ha accolto anche la nostra richiesta di far conoscere ai Colleghi l’Agente a 4 zampe Narco in dotazione al nucleo NOST (Nucleo Operativo Sicurezza Tattica), che è stato anche premiato!

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Possiamo confermare che è fantastico! Nel parlare di questo nucleo e dei suoi Agenti traspariva orgoglio e fierezza, un nucleo nato per rispondere alle esigenze di sicurezza urbana e all’interno del quale appunto, vi è l’unità cinofila che ha raggiunto eccellenti risultati, soprattutto per l’attività svolta nei parchi pubblici. Ha infine evidenziato l’importanza di una Legge di Riforma per la Categoria.
L’Assessore alla Sicurezza di Napoli Carmine Sgambati ha invece dato un affondo a Cgil, Cisl, Uil e in particolare al CSA: ritiene che questi sindacati costituiscono un grosso problema per la Categoria; sindacati che difendono i privilegi acquisiti e gestiscono i pacchetti di tessere con metodi di ricatto. Il Sulpl invece, sostiene, si batte peri i Diritti della Polizia Locale e lui riconosce in noi l’unico vero Sindacato degno di questo nome.
Ha poi evidenziato la poliedricità della Polizia Locale; a suo avviso nell’ambito della sicurezza urbana la Polizia Locale ha un ruolo centralissimo.
L’On. Francesca Galizia (M5S) si è soffermata sulla capillarità con cui è radicata nei territori la Polizia Locale e questo la rende unica Polizia di Prossimità. Assicura che il nuovo Governo è molto vicino e attento a noi. La Riforma è urgente; il nostro lavoro dice, è di alto profilo e altamente professionale. Siamo un piccolo esercito di 60 mila Uomini e Donne in Divisa. E’ assurdo, afferma, che ad oggi ci siano 12 Comuni capoluogo e 6 con popolazione superiore a 5mila abitanti in cui la Polizia Locale non è armata! Dunque fondamentale è investire in strumenti di tutela e formazione. Sulla PL occorre investire a 360°. Ha garantito che si impegnerà in prima linea per dare dignità alla nostra Categoria. Questo invece l’intervento della Senatrice Mantovani.

A conclusione l’intervento del nostro Segretario Generale Mario Assirelli, mai compiacente e sempre diretto; da subito ha affermato che la Lega non ha le idee ben chiare, in quanto non ha compreso che noi chiediamo un contratto di natura pubblica e non di entrare nella Legge 121. Quindi è necessario che sia chiaro a loro questo passaggio è che non si facciano fuorviare da dietrologie create ad hoc dai burocrati del Ministero dell’interno. La Polizia Locale deve dipendere dai Sindaci e non dal Viminale. Anzi, dice, il Governo giallo-verde era partito col piede giusto, ma poi ha subito una battuta d’arresto: questo esecutivo deve smettere di dare ascolto al Ministero dell’interno e non deve permettere alle “manine” di continuare ad intervenire sulle Leggi relative alla Polizia Locale.

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Ha ripreso alcuni politici presenti al tavolo sul punto in cui hanno affermato che la Categoria deve attendere; Assirelli ha detto a gran voce che la Polizia Locale è stanca, non di lavorare, ma di essere sfruttata e mandata al macello. Per cui il tempo dell’attesa e della pazienza è finito! Non è possibile, dice, continuare a impedirci di accedere a pieno titolo allo SDI con la banale motivazione delle infiltrazioni mafiose; le mele marce sono dappertutto e la cronaca, anche recente, lo dimostra in modo inequivocabile. Il sangue dei nostri caduti, afferma, è uguale a quello dei caduti delle altre forze di polizia. In chiusura riconosce comunque che l’attuale Governo in pochi mesi ha già lanciato alcuni segnali che potrebbero far ben sperare. Chiede così agli Onorevoli presenti di farsi carico in modo serio delle istanze rappresentate al tavolo dal nostro Sindacato e il serio impegno del Governo ad emanare la riforma totale della Polizia Italiana inserendola nell’art 3 del D. Lgs 165/2001, cosa che è stata accettata, aprendo immediatamente il confronto con il sindacato.
A seguire, sono stati premiati i Colleghi che nel corso del 2018 si sono distinti in servizio per merito, in operazioni al servizio della cittadinanza. DIRETTA FB DELLE PREMIAZIONI
Primo fra tutti e stato insignito di medaglia d’oro alla memoria del Collega Carmelo D’Addetta investito il 15 agosto u.s. sulla Statale 693 di San Nazario e morto il 13 novembre; il momento della consegna ai familiari ha commosso tutta la platea.

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Non ci resta che dirvi… ARRIVEDERCI AL PROSSIMO CONVEGNO NAZIONALE “NOI SIAMO LA POLIZIA LOCALE”! e ai politici, ribadiamo, ATTENZIONE ALLE MANINE!!!

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Modena, 14 gennaio 2019 La Segreteria Generale

SESSIONE SINDACALE_DIRETTA FB

GALLERIA FOTOGRAFICA

RASSEGNA STAMPA

Imperiapost.it

Reggio2000.it

FoggiaToday

IlPiacenza

RiminiToday

Polizia Locale: professione capro espiatorio!

BOLOGNA: LA POLIZIA LOCALE A SCUOLA DI ANTIRAZZISMO!

La nostra Segreteria Sulpl ha immediatamente replicato:

CORSO ANTIRAZZISMO…. Apprendiamo dalla stampa che la Polizia Locale di Bologna dovrà fare un corso di antirazzismo e per  “riconoscere l’importanza dell’agire di polizia sulla base del rispetto dei diritti umani” .

Quanto sopra ci coglie, quanto meno, sorpresi in quanto da sempre la Polizia Locale ha dimostrato piena aderenza al rispetto dell’ essere umano come tale, senza distinzione di sesso, di razza o credo religioso.

La nostra cultura di poliziotti locali è di essere rispettosi della legge e della Costituzione, presenti sul territorio e tra la gente(non a caso siamo una polizia di prossimità, quella con la quale si rapporta più sovente ogni cittadino); nel nostro quotidiano operare non ci risulta di essere stati mai accusati di razzismo o di altra parzialità, anche se in passato non sono certo mancati tentativi di farci passare per biechi razzisti.

Anche nel nostro recente passato la polizia locale felsinea è stata ripetutamente oggetto di aggressioni da parte di soggetti stranieri, ma come categoria abbiamo considerato quanto sopra come fatti criminosi commessi da persone che delinquono, senza distinzione di razza o di religione.

Siamo comunque certi che, come  questa Amministrazione ha trovato le risorse per il corso in questione, li troverà quanto prima per cambiare gli automezzi vetusti ed insicuri, per organizzare dei corsi di autodifesa, di lingue straniere …e magari stipulare un’ assicurazione infortuni, visto il notevole numero di agenti finiti in ospedale per aggressioni subite durante l’espletamento del servizio per il rispetto delle regole  e a difesa della comunità tutta.

 
Bologna, 03/10/2018                                  La Segreteria SULPL di Bologna
MA VOGLIAMO ANCHE CONDIVIDERE CON VOI COLLEGHI LA RIFLESSIONE DEL NOSTRO GIULIANO CORSO (Coordinatore Provincia di Bologna), PERCHE’ OFFRE MOLTI SPUNTI DI RIFLESSIONE…

POLIZIA LOCALE. DA CAPRO ESPIATORIO AD ANTIDOTO CONTRO IL RAZZISMO

Siamo abituati a fare quello che ci viene detto. Siamo così per via del nostro ruolo che ci vede vincolati ad amministratori eterogenei, se non estemporanei, e particolarmente fantasiosi. Ricordo come fosse ieri un fantomatico assessore bolognese che voleva utilizzare i “suoi” vigili per il prelievo con tamponi di campioni di escrementi dei cani per individuarne l’incivile conduttore con l’analisi del DNA. Allora definii la cosa semplicemente come il vaneggiamento di un guitto della politica che voleva solo attirare attenzione, tra tanta ilarità.

Uno dei problemi della Polizia Locale nasce proprio dal suo punto di forza, ossia dall’ essere “locale”. Il legame con il luogo e con la comunità in cui opera è caratteristica esclusiva della Polizia Locale (municipale e provinciale) ed è un indiscutibile valore aggiunto. La stessa riforma regionale della Polizia Locale evidenzia questa funzione di polizia di prossimità e di comunità. Ma questo comporta anche connotazioni negative. Locali sono anche gli amministratori, sindaci e assessori, quindi siamo in balia delle elucubrazioni mentali più disparate e “anomale”. Tanto per dire, se mi eleggono sindaco e sono ossessionato dagli UFO, esigerò che il comandante della “mia” Polizia Locale svolga servizi notturni con macchina fotografica e cannocchiale per cercare di avvistarne qualcuno e magari ci farà anche un “progetto” apposito corrispondendo risorse aggiuntive ai malcapitati.

E già! Questo siamo noi. Nei limiti di ciò che la legge ci dice sia lecito e legale noi dobbiamo fare quanto ci viene detto di fare. E se non fosse per qualche sporadica circolare ministeriale dispositiva e valida anche per la Polizia Locale, a quest’ora saremmo ancora dietro un cespuglio occultati a far cassa per il Comune con il velox. Non immaginate neanche quante persone ho visto condannare questa pratica e poi, una volta divenuti sindaci, minacciare i “suoi vigili” che se non avessero fatto il giusto quantitativo di multe ne avrebbero pagato le conseguenze. Anche se questo si fosse dovuto tramutare nell’ imbragarsi ad un dirupo tenendo in mano l’autovelox all’ uscita di una galleria.

Ci dicono cosa dobbiamo fare è vero. Ma non si possono permettere di dire “cosa” siamo. Di certo non possono dire che siamo “RAZZISTI”. So già che replicherebbero che farci fare dei corsi di antirazzismo (ma leggi anche “integrazione”) non significa giudicarci razzisti. Ma farebbe un po’ acqua. Se faccio fare un percorso di gestione dell’ira a mio marito significa che tende ad incazzarsi. Così come se incoraggio mia moglie a seguire un percorso contro la dipendenza dal gioco d’azzardo significa che sta dilapidando le risorse della famiglia con i videopoker. E così via. Il corso sull’ antirazzismo non lo si legge come un percorso preventivo, bensì come il contrasto ad un fenomeno esistente.

E questo fenomeno tra noi non esiste. Nelle nostre fila non c’è spazio per il razzismo, così come non c’è per il sessismo o l’omofobia. Perché sono fenomeni che non ci appartengono. Non ci sono mai appartenuti. Potrei fare centinaia di esempi di solidarietà silenziosa dei nostri operatori. Potrei anche citare l’esempio di un collega sottoposto a sanzione disciplinare perché in divisa ha dato 5 euro ad un clochard denunciato dagli stessi cittadini che si professano solidali ed accoglienti.

E così siamo alle solite, in balia di scemenze delle quali non abbiamo bisogno.

Ma mi spiego ancora meglio. Sebbene la normativa regionale e nazionale esiga l’impegno da parte delle amministrazioni a garantire una formazione costante e corsi di aggiornamento adeguati per la Polizia Locale, non ne vedo neppure l’ombra.

E così, succede che se un operatore di Polizia Locale vuole essere aggiornato sulle materie di sua competenza (codice della strada, polizia giudiziaria, pubblica sicurezza, edilizia, ambiente, commercio, rilievo incidenti stradali, tecniche operative, difesa personale, contenzioso, ecc….) debba “supplicare” di poter partecipare in orario di servizio e se li debba anche “pagare”.

Non ricordo l’ultimo corso di aggiornamento programmato dall’amministrazione o quanti ne siano stati programmati. So con certezza che le normative sono in rapida evoluzione e le occasioni di aggiornamento sempre meno.

E così non siamo aggiornati sul codice della strada, ma sono riusciti a trovare il modo di farci frequentare un corso sull’antirazzismo.

A questo amministratore lungimirante vorrei dire che noi i corsi antirazzismo li facciamo tutti i giorni. In Montagnola, in piazza Verdi, nelle vie del centro storico o nelle periferie più desolate. Lo facciamo sulla strada. E’ un corso fatto di dialogo, di discussioni ma anche di sorrisi e di strette di mano. Conosciamo bene quali siano le criticità, caro amministratore, e, mi permetta, le sappiamo anche gestire molto bene. Forse non le conosce Lei. Forse lei non conosce affatto la Polizia Locale. A Bologna non mi è capitato di assistere ad un solo caso di intolleranza razziale derivante dagli operatori della Polizia Locale.

E quindi? Che cos’è successo? Perché allora questo corso se non ce n’è bisogno?

La risposta è ancora una volta molto semplice. Occorre dare un segnale (sociale? Forse politico?) e contrastare il pericolo xenofobo di cui tanto ultimamente si sente parlare con gesti plateali (anche se superflui) e per questo si usa, ancora una volta, la Polizia Locale. La si usa ancora una volta non per la sua funzione, ma per fare politica e demagogia.

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Ed ecco che si rafforza il nostro ruolo emergente… CAPRO ESPIATORIO!

Contenitore di amene inutilità ma aventi altri scopi reconditi e celati. Ancora una volta usati in modo distorto e senza vergogna dall’amministratore di turno.

Spero solo che il prossimo amministratore sia un appassionato di cucina o di yoga, così vedremo i nostri “vigili” partecipare a Masterchef o corsi di rilassamento muscolare.

La vostra fortuna è che fate ridere più di quanto facciate piangere!

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