Dal SULPL un messaggio per i Cittadini e un ringraziamento al personale sanitario e ai Lavoratori coraggiosi.

E’ trascorso esattamente un mese da quel 21 febbraio, quando l’Italia si è trovata catapultata nell’incubo di questo nemico silente, denominato Covid-19. L’Italia sta pagando un prezzo altissimo in termini di contagiati e di Vite umane. Siamo circondati da una primavera meravigliosa, ma il nostro animo percepisce l’ambiente esterno come distonante, non certamente in linea con il nostro umore. Sentiamo da più parti dire che non è il tempo di fare polemiche e di essere uniti e accondiscendenti verso le decisioni del Governo. Da un lato è condivisibile, ma dall’altro è anche giusto concedere a chi opera sul campo il diritto di espressione e perché no anche di critica, o quantomeno di disappunto.
Ci raccontano che il sistema Italia di gestione dell’emergenza Coronavirus è il migliore in assoluto, lo conferma con grandi annunci anche l’Europa. Dobbiamo crederci fino in fondo? La realtà ci racconta altro: siamo il Paese con il più alto tasso di mortalità e di contagi (questo sulla base dei casi conclamati; non osiamo immaginare sulla miriade di casi di Covid-19 asintomatici o non diagnosticati); siamo il Paese in cui anche la migliore Sanità non ha retto all’onda d’urto del Covid-19, con ospedali al collasso; dopo la Cina, siamo il Paese con maggiori restrizioni sulla libertà. Ci verrebbe da osservare che questo è uno dei peggiori sistemi, considerati i dati.
Ora, deve essere chiaro a tutti che in un’emergenza simile, le regole e i divieti imposti devono essere rispettati senza se e senza ma, non c’è altra via d’uscita.

Tuttavia, è anche vero che questo è il Paese che vuole far credere che gli untori sono i runner, per distogliere l’attenzione dal fatto che non si è riusciti in alcun modo a contenere i contagi nonostante la zona rossa, probabilmente per l’assenza di tamponi che non ha permesso di individuare tutti gli asintomatici e contagiati, per il sistema sanitario che sta pagando in termini di vite umane il prezzo di anni e anni di tagli alla Sanità, voluti dalla politica (che hanno comportato mancanza di assunzioni e specializzazioni, chiusura di ospedali all’avanguardia con conseguente e drastica riduzione di posti letto e in terapia intensiva), uniti a quelli fatti alla Sicurezza e l’assenza totale dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), soprattutto per i Lavoratori che operano in prima linea.
Ecco, un ringraziamento vorremmo farlo proprio ai medici e agli infermieri che sono i veri angeli ed eroi del nostro tempo. Possiamo solo immaginare quello che stanno vivendo, da un mese ormai, in trincea. Spesso si tende a trascurare l’aspetto emotivo dei Lavoratori in generale e di costoro in particolare. Leggiamo di persone allettate ed intubate che non riuscendo a parlare provano a chiedere su un pezzo di carta al personale sanitario “vivrò? Ci vediamo domani?”, persone alle quali questa tremenda malattia ha negato anche il diritto di uno sguardo amorevole o di una carezza di un proprio familiare nel tragico momento del trapasso. E’ di conforto sapere che i nostri medici ed infermieri hanno grande umanità. Eppure leggiamo di circolari che vorrebbero vietare loro di denunciare le carenze del sistema sanitario. Mai sia che qualcuno provasse ad imbavagliarli.
Un buon sistema dovrebbe individuare e isolare tutti coloro che in modo manifesto o meno hanno contratto il virus, e questo lo si può fare solo con tamponi di massa, o quasi; un buon sistema dovrebbe non far mai mancare i DPI, ne ai cittadini, ne tantomeno ai Lavoratori: in primo luogo a coloro che lavorano negli ospedali, alle Forze di Polizia; pensiamo anche a quelle categorie di Lavoratori di cui si parla poco o niente: agli operai che lavorano ancora in fabbrica, alle commesse, alle cassiere, a chi produce “il pane quotidiano”, a tutte quelle categorie dimenticate e il cui operato si da per scontato e che invece sono proprio quelle che fanno andare avanti l’Italia garantendo l’approvvigionamento di cibo e risorse di primaria necessità, che altrimenti verrebbero a mancare, agli addetti alle pulizie e sanificazione, fondamentali ora più che mai, etc. etc.

Eppure, assurdo ma vero, anche in una situazione emergenziale come questa, la Protezione Civile, come abbiamo denunciato in settimana, oltre che in Lombardia, anche a Piacenza ha consegnato alla Polizia Locale di Piacenza e provincia delle “mascherine”, impropriamente dette, che tutto possono fare tranne che proteggere dal contagio. “Mascherine” che tra l’altro, in barba a tutta la normativa vigente in materia di sicurezza, hanno trovato il benestare nell’ultimo Decreto Legge, il n.18 del 17 marzo 2020 art.16 c.2 dove leggiamo testualmente che “gli individui presenti sull’intero territorio nazionale sono autorizzati all’utilizzo di mascherine filtranti prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio”.

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A completare questo lavoro “ben fatto”, probabilmente da chi tentennando non ha ancora ben compreso la gravità dell’emergenza, è intervenuto il giorno successivo il Ministero della Salute con una circolare integrativa nella quale precisa che “Il rischio di contagio per gli operatori di Polizia Locale… può essere assimilato a quello della popolazione in generale”, motivo per cui, banalmente prescrive l’obbligo di mantenere la distanza di un metro e se necessario l’uso di una semplice mascherina chirurgica.

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Tutto questo perché? per incompetenza o per distogliere l’attenzione dall’importanza vitale dell’uso della mascherina, dal momento che Regioni e Stato non sono in grado di reperirle? E’ assurdo pensare che anche in piena emergenza la Pubblica Amministrazione debba sottostare alle gare d’appalto pubbliche con la Consip, e intanto chi lavora negli ospedali si infetta e muore, come tutti coloro che come noi lavorano su strada e possono contagiarsi o contagiare, senza alcuna protezione. Ne deriva che gli unici privilegiati, e di questo devono averne consapevolezza, sono tutti quei Lavoratori ai quali è consentito il “lavoro agile”, cioè da casa.
Il sistema Italia dovrebbe anche far si che l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) quando enuncia quelli che per il Paese e i Cittadini sono veri e propri dogmi, lo facesse con molta attenzione all’uso delle parole, poiché le parole hanno un peso: sentire ogni giorno sottolineare il fatto che a morire di Coronavirus è principalmente la popolazione anziana è un messaggio doppiamente negativo, poiché può indurre i giovani a trasgredire, inducendoli a pensare che “tanto a morire sono gli anziani”, ed è uno schiaffo alla sensibilità dei familiari che hanno perso un loro caro e verso coloro che sono morti. A qualunque età la Vita è degna di essere vissuta. Secondo messaggio fuorviante è continuare giornalmente a sottolineare, quasi con sufficienza, che questi anziani avevano già patologie pregresse. I dati dimostrano che di Coronavirus si muore. Forse certe statistiche andrebbero fatte alla fine dell’incubo, non in corso d’opera. Lo stesso messaggio serale e quotidiano del Commissario all’Emergenza della Regione Emilia-Romagna Venturi è ripetitivo e avvilente, fossilizzato sulle “corsette” degli sportivi e privo di speranza e soluzioni concrete. La Regione E-R, anche da noi più volte interpellata, continua a non dare risposte.
A gettarci nello sconforto sono anche notizie come quelle provenienti dalla Campania, dove il Tar campano ha enunciato una sentenza che in sostanza grazia i furbetti: un cittadino era destinatario di un atto di diffida e quarantena che gli proibiva di uscire di casa per 14 giorni. Fatto sta che il Tar accoglie questo ricorso e sospende la messa in quarantena, vanificando l’operato delle Forze di Polizia che in queste settimane tentano in tutti i modi di far rispettare le regole, e mettendo a rischio la popolazione da un potenziale infetto. Lo abbiamo appreso dai quotidiani, speriamo vivamente che le cose non siano andate così.
In questa fase i Cittadini e i Lavoratori vorrebbero ricevere dalle Istituzioni rassicurazioni reali, vorrebbero iniziare a vedere i buoni frutti del tanto decantato buon sistema italiano di gestione del Coronavirus, che dovrebbe tradursi in una drastica riduzione di decessi e contagi e perché no, in un graduale ritorno alla normalità. Ma ad oggi, tutto questo sembra essere di la da venire.
Certo uno spiraglio di speranza lo abbiamo ricevuto proprio oggi dall’annuncio dell’Ausl di Piacenza dell’istituzione di una squadra di pronto intervento, la cui missione sarà anticipare le cure al domicilio del paziente per fermare il virus già dal suo manifestarsi. A loro va il nostro in bocca al lupo e ancora una volta i nostri ringraziamenti.
Ai nostri Cittadini affidiamo un compito, gravoso ma vitale: restate a casa e rispettate le regole e i protocolli della Sicurezza. Darete una mano a noi che operiamo su strada e insieme riusciremo a sconfiggere questo nemico invisibile. Il nostro pensiero va ovviamente a tutti coloro che stano soffrendo negli ospedali e ai loro cari, con l’augurio di una prontissima guarigione. Passata questa pandemia, probabilmente, nessuno di noi sarà più quello di un tempo, forse ci riscopriremo tutti migliori e più sensibili.

Un abbraccio, Miriam

La Polizia Locale: ignorata da tutti, ma non dal Coronavirus.

Qualcuno si è accorto di noi! Qualcuno si è accorto di quanto siamo presenti sul territorio e quanto siamo “vicini” alla gente… Finalmente! Direte voi.. Beh, non è proprio una fortuna. Perché ad accorgersi di noi in un modo così evidente non è lo Stato, il Governo o le forze di polizia. Ad accorgersi di noi è il VIRUS! Finalmente! Lui sa che esistiamo! E ci ha abbracciato facendoci capire che lui sì che è obiettivo e democratico. Lui è giusto. E adesso, magari, qualcuno di noi avrebbe voluto continuare ad essere invisibile. Il solito fantasma. Ma non c’è motivo di preoccuparsi.
Perché le istituzioni, anche quelle massime, hanno rafforzato il concetto che noi non esistiamo. L’ultimo DPR parla di tutti, ma proprio di tutti, tranne che di noi.
Fra poco l’unico modo che avremo per avere una sorta di filtro davanti alla bocca sarà quello di metterci in faccia un calzino riempito di cotone e carta forno, fatto seguendo uno dei tanti tutorial “fai da te” più per tenere impegnata la gente che per l’utilità degli oggetti.
Ancora una volta ci ritroviamo a fare la stessa attività dei cuginetti delle polizie “vere”, magari fatta meglio e di più, senza essere degnati neppure di uno sguardo, benevolo o malevolo che sia.
Lo fanno ancora una volta deliberatamente, scientemente ed impunemente. Perché sono consapevoli che tanto noi il nostro lavoro, o meglio, il nostro SERVIZIO lo rendiamo lo stesso. Perché siamo al servizio di qualcosa che è ancora più importante dello Stato e delle sue istituzioni. Anzi, rendiamo il nostro servizio nonostante lo Stato e le sue Istituzioni. Concetti talmente elevati che non meritano di essere infangati da lotte di quartiere o dalle miopie di burocrati incapaci.
Istituzioni che, a quanto pare, si dimostrano ancora una volta in malafede (perché non è che non sanno. Sanno e agiscono come se non sapessero) e soprattutto in preda al consueto “bipolarismo” che li connota. Ricordate la prefetta meneghina che oggi siede sullo scranno del ministero degli intenti (pardon) Interni? Si la Lamorgese . Non è una canzoncina, è proprio lei. Quella che finchè a livello locale non poteva far finta di non vederci si sgolava alla festa annuale della Polizia Locale di Milano dicendo che dovevamo essere riformati. Che non era giusto per l’intera categoria languire in uno stato di limbo normativo. Bene, lei! Quella che oggi, potendolo fare, nemmeno ci vede. Anzi, si è svegliata una mattina e ha decretato che anche noi dovessimo occuparci di polizia stradale. Insomma… è come se una persona, normodotata di senno e coscienza, sedendosi in quello scranno venisse “formattata” , “deframmentata“ e “riportata alle condizioni di fabbrica”. Come fosse stata colpita da una sorta di virus che neppure Kaspersky in persona sarebbe in grado di debellare. Lo abbiamo visto capitare a tutti coloro che, carichi di propositi nei confronti della nostra categoria, una volta entrati nell’ufficio sacro dei celerini, venivano colti da una sorta di trance recitando il mantra “I vigili urbani sono dipendenti comunali e non polizia”.
E allora… siamo ancora e sempre fantasmi.
Una delle cause più diffuse di quella che Marx definiva “alienazione”, ossia, detto con romanticismo, il disammoramento del nostro lavoro e la perdita della consapevolezza del nostro ruolo nella società. Quindi il mio suggerimento è: rinnoviamo questa consapevolezza!
Solo…. Evitiamo di commettere l’errore di identificarci in miti fuorvianti. Nel ruolo sbagliato insomma. Quello che dobbiamo fare è cambiare consapevolezza. Ossia, dobbiamo smettere di credere di essere poliziotti e quindi di FARE i poliziotti. E per far contento il RE e i suoi cortigiani assumiamo la consapevolezza di quello che loro vogliono che siamo: fantasmi!
Porca miseria! E’ così! Ora è tutto chiaro… perché nuotare controcorrente con il pericolo di sbattere contro gli scogli e affannarci inutilmente? Lasciamoci andare alla corrente. Ci trattano da fantasmi? Ottimo, e fantasmi siamo!
Io già mi trovo bene in questo ruolo. E per un attimo mi illudo di riuscirci. Sono un fantasma e non mi vede nessuno. Che pacchia!
Poi mi rendo conto che il cittadino mi vede bene. Anzi.. vede meglio me che i nostri cugini dalle divise sgargianti. E così pure le Procure. I magistrati non hanno tempo per le paturnie di cortile. Hanno bisogno di polizia giudiziaria e sanno molto bene che noi lo siamo e lo facciamo anche bene, se non meglio. E anche qui ci vedono bene. Anzi, direi che ci fanno le lastre!
Abbiamo scoperto che anche i medici ci vedono bene e anche loro ci fanno le lastre. Magari di tipo diverso. Si perché il cittadino non distingue le divise. Le vede bene tutte! E se deve metterne sotto qualcuna, magari volontariamente lo fa senza troppe cerimonie e distinzioni. Mannaggia… anche qui siamo visibili. E hanno scoperto, i medici, con accurati esami di laboratorio, che il sangue che esce dalle nostre ferite causate da coltelli, macchine o armi da fuoco, è rosso proprio come quello dei cugini diversamente colorati. Ma se ne guardano bene di diffondere questa notizia.
I giornalisti invece? Si quelli ci vedono, ma… sembra paradossale… sanno scrivere (non sempre) e non sanno leggere. E così nonostante sulle nostre divise e auto ci sia scritto POLIZIA LOCALE questi continuano a leggere “Vigili Urbani”. Sembra che si accorgano di noi solo quando marchiamo il cartellino in mutande, ma quando moriamo per aver condotto una lotta contro il malaffare della Terra dei Fuochi o trascinati da un SUV, allora siamo invisibili. O lo siamo molto poco o in modo “diverso”. Io li chiamo “cantastorie” i nostri giornalisti. Sapete chi erano i cantastorie o i menestrelli? Erano simpatici goliardi prezzolati che cantavano le storie che più si confacevano ai desideri dei padroni paganti e magari per deridere chi a loro proprio non andava a genio. Solo che questi ultimi erano simpatici e si sapeva che fossero leccapiedi del poterucolo.
E porca miseria adesso ci ha visto anche il VIRUS! Anzi, lui ci vede benissimo! E ci vede di più di quanto veda gli altri. E noi con le nostre divise che troppo spesso e stupidamente consideriamo come una sorta di schermo che ci protegge dal male, finiamo intubati in rianimazione. Ma ancora una volta da fantasmi.
Qualcuno penserà che questa versione romanzata sia oltremodo melodrammatica. E forse ammetto che un po’ lo sia. Ma è frutto di una scelta consapevole. Perché davanti ad una offesa o una umiliazione, NOI siamo abituati a reagire con il sarcasmo. Perché non possiamo esternare quello che pensiamo. E già.. non è proprio possibile. Si rischia di dare l’impressione che quello che pensiamo possa costituire un’offesa per ciò che abbiamo di più caro. La nostra Patria, il nostro Popolo e il Servizio che diamo ad essi e solo ad essi. E stiamo zitti perché non vorremmo mai che i meschini che ci governano in modo cinico e interessato, i guitti della politica e i virtuosi della pubblica sicurezza, si confondessero con i valori per cui ci sacrifichiamo ogni giorno. Abbiamo bisogno di credere almeno in questo. Essi sono una cosa, i valori per cui combattiamo e moriamo sono un’altra. E allora ci sta anche essere fantasmi.
Per quando poco valore voi diate alla nostra categoria, voi valete sempre meno.

Giuliano Corso

Segretario Regionale Agg. Emilia-Romagna

Nella campagna “Guida e Basta” promossa dalla Regione Emilia-Romagna, ci si è “dimenticati” della Polizia Locale!

Questo il VIDEO vergognoso…

Queste le nostre rimostranze…

Alla C.A Egr. Presidente della Regione Emilia-Romagna
Alla C.A. Assessore Trasporti Emilia-Romagna

Oggetto: precisazioni in merito al video sulla sicurezza stradale.
Questo SULPL (Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale) come Sindacato maggiormente rappresentativo della categoria non può esimersi dall’esternare alcune considerazioni in merito al video sulla sicurezza stradale (sms).

Fondamentale e lodevole che l’Ass. Trasporti della nostra Regione contribuisca a far crescere la cultura della sicurezza stradale e la consapevolezza del rispetto della vita propria ed altrui.

Tutte le forze dell’ordine hanno il dovere di collaborare per ridurre i feriti, vittime e sinistri.

Purtroppo nel video abbiamo visto solo le istituzioni “statali”: Polizia Stradale, Finanza, Carabinieri, e di soccorso: Vigili del Fuoco e Ambulanze.

Come al solito ci si è dimenticati dell’apporto fondamentale della Polizia Locale che non è seconda a nessuno per quanto concerne la prevenzione e repressione di quei comportamenti che possono mettere in pericolo le persone che circolano sulle nostre strade, per non parlare anche di primo soccorso in caso di sinistro in moltissimi casi i colleghi della Polizia Locale arrivano sul posto prima dei soccorsi istituzionali proprio perché già sulle strade a pattugliare.

EVIDENZIAMO, senza tema di smentita che i controlli e gli interventi nel campo della circolazione stradale quotidianamente espletati dalla Polizia Locale sono pari se non maggiori dei controlli effettuati da tutte insieme le altre forze in campo, freddi numeri ma incontrovertibili.

Invitiamo l’Assessore Donini a verificare quanto da noi affermato, nella speranza che quando si tratta di sicurezza stradale la politica non pensi solo a pubblicizzare sé stessa, ma anche a valorizzare la “SUA” POLIZIA LOCALE.

Questa è l’ennesima riprova che gli Enti Locali, in questo caso la Regione Emilia-Romagna, ignora o peggio ancora non conosce minimamente l’operato della Sua POLIZIA LOCALE, nonostante ci viene da dire la Scuola Interregionale e l’attività posta in essere con erogazione di fondi pubblici.

Non è intento di questa Organizzazione innescare polemiche di sorta ma solamente puntualizzare che nel campo della sicurezza stradale la Polizia Locale (e non solo) è veramente elemento indispensabile e presente su TUTTO il territorio Regionale e ricordiamo alle Istituzioni che i controlli stradali sono praticamente tutti demandati alla Polizia Locale ma, chissà perché, ci si dimentica di noi quando si tratta di valorizzare l’attività nel campo della SICUREZZA.
Certi di aver dato spunti di riflessione, e come sempre disponibili al confronto, porgiamo distinti saluti.

Modena, 5 ottobre 2019
La Segreteria Regionale E/R SULPL

 

 

I COMPLESSI D’INFERIORITA’ E I SUOI DERIVATI.

La Polizia Locale in Italia è anomala. Questo è certo.
Ma è tutto un po’ anomalo nel nostro Bel Paese. Mi spiego meglio. Ad esempio, da un punto di vista puramente normativo non siamo una forza di polizia, ma concretamente “facciamo” polizia a tutti gli effetti. E a richiedercelo sono proprio le istituzioni che si affannano a ribadire che non lo siamo. Abbiamo auto colorate, lampeggianti blu, sirene, divise, armi, manette, facciamo arresti, perquisizioni, sequestri, intercettazioni, ma non siamo “polizia”. E già, che in Italia occorra chiamarsi in un certo modo per essere tali, a prescindere da quello che si fa, lo si sapeva già. Tutto molto chiaro per alcuni, tranne per i cittadini, ma soprattutto per i delinquenti, i quali neanche leggono il nome scritto sulle portiere… Loro sanno che se facciamo polizia, siamo Polizia e quindi ci trattano come tali, con tutte le conseguenze del caso.
E così avviene che tra il “bipolarismo” di un Ministero geloso e pignolo (talvolta) e le pronunciazioni ondivaghe delle alte corti di Giustizia, a farne le spese siamo proprio noi, le guardie cittadine afflitte dall’annoso dilemma della carne e del pesce. E’ anomala, poi, perché non si è mai vista una forza di polizia che sia alle dirette dipendenze della politica locale, magari dello stesso commerciante ambulante che fino alle elezioni si univa al coro degli anti-vigili ritenendoci solo addetti alla cassa, per poi esigere più autovelox una volta eletto; è anomala perché non si ha contezza a livello europeo di una forza di polizia, sebbene ad ordinamento locale, disciplinata da un contratto privatistico; è anomala perché fa “da polizia” ma senza le minime, necessarie garanzie di una forza di polizia. Dai dispositivi di autotutela, finanche all’armamento, alle tutele giuridiche, assicurative e previdenziali dei nostri cugini più fortunati (per modo di dire…). Insomma, siamo fottutamente anomali! E i nostri cugini europei ce lo dicono anche. Per la verità lo dicono anche al Ministero di cui sopra e alle altre istituzioni. Glielo ha detto anche il Parlamento Europeo, ma l’Italia è anche il luogo in cui abbiamo fatto del concetto “negare anche l’evidenza” il nostro credo. Lo vedono tutti, proprio tutti, che siamo Polizia. Ma non coloro che dovrebbero vederlo.
Tutto ciò conduce ad un sistema disfunzionale causato dall’enorme confusione in ordine alla percezione del ruolo che espletiamo. Chi ci dice che siamo una cosa e chi un’altra. E poi, quando siamo una cosa e quando un’altra. Questa confusione conduce nella migliore delle ipotesi a fare grandi cose, meritevoli operazioni, ma senza il minimo riconoscimento. Perché non si deve sapere che facciamo cose eccezionali. Ma si sa che fare cose eccezionali assumendosi grandi rischi senza avere il benché minimo riconoscimento, conduce l’operatore ad una condizione di demotivazione gravissima. Nella peggiore delle ipotesi conduce invece all’immobilismo. Immobilismo per paura o immobilismo per protesta. Non so quale dei due sia più grave e frustrante. Ma questi sono i due estremi tra cui oscilliamo. Nulla di allettante quindi.
Ma sono questi gli effetti più importanti e preoccupanti ad affliggere la nostra beneamata categoria? Io credo di no. Questi sono solo gli effetti diretti, visibili e “tangibili”. Quello che mi preoccupa di più è molto più grave, striscia nei meandri nelle nostra fila e serpeggia minacciosamente nei fondamenti più determinanti delle nostre esistenze. E’ un malessere profondo, sordo e lacerante. Lavora dentro di noi ogni giorno. Ogni volta che leggiamo una notizia denigrante del nostro lavoro sul giornale. Ogni volta che vediamo la foto martellante di un “vigile in mutande” che smarca il cartellino. Ogni volta che vediamo una delle tante fake (o non fake) news che ci riguarda su Facebook. Ogni volta che sentiamo pronunciare con sufficienza e tono di rivalsa la parola “vigili urbani”, dalle bocche di giornalisti che non ce la fanno proprio a pronunciare Polizia Locale (un po’ come Fonzie con la parola “scusa”). Ogni volta che ci chiama così anche un’istituzione, dimostrando o di non sapere chi o cosa siamo, o peggio, di saperlo ma di volerci chiamare così per consacrare la nostra relegazione ad altro che non sia Polizia. Ogni volta che un genitore dice al suo bambino “stai attento che il vigile ti fa la multa”. Ogni volta che parliamo con un poliziotto o un carabiniere che ci chiama collega solo quando ha bisogno. Ogni volta che…
Non so, caro collega, se hai mai sentito parlare della piramide di Maslow. No, tranquillo. Non si tratta della solita combutta degli illuminati. Ti invito ad incuriosirti e andarla a vedere. In essa c’è scritto quali sono i bisogni a cui tende l’essere umano per essere felice. Alla base della piramide ci sono i bisogni fisiologici (mangiare, bere, vestirsi, ecc…). Direi che qui ci siamo, anche se le risorse economiche che ci spettano ci consentono giusto di soddisfare questi bisogni primari e non certo di fare “pazzie”; poi ci sono i bisogni di sicurezza e protezione. Qui ne abbiamo abbastanza direi. Il coraggio non ci manca di certo; Salendo, per ordine di importanza, troviamo i bisogni di affetto e di appartenenza. Anche qui non difettiamo in genere. Anche se le nostre frustrazioni troppo spesso si ripercuotono sulle persone che amiamo e sulle nostre famiglie, divenendo esse stesse destinatarie delle nostre frustrazioni, in modo diretto o indiretto. Non dimentico di certo che siamo tra le categorie in cui il suicidio è divenuto un fenomeno preoccupante. Ma in linea di massima a noi non manca l’affetto dei nostri cari e molti gruppi sociali ci accolgono a braccia aperte; Negli ultimi due livelli, quelli più importanti e determinanti, cominciano i dolori. Il quarto livello è rappresentato dai bisogni di riconoscimento sociale. A noi non basta essere accolti in un gruppo, vogliamo anche sentirci importanti, essere ammirati, rispettati. Vogliamo essere al centro dell’attenzione, essere considerati, essere “qualcuno che conta”, o quantomeno “contare per qualcuno”. Già qui si intuisce che ciò che avviene è spesso esattamente l’opposto. Ma non per colpa nostra, ma per colpa di un sistema che ci addita sempre come un costante elemento disfunzionale. E quando sento colleghi che si vergognano di dire che lavoro fanno mi si accappona letteralmente la pelle. Dovremmo essere orgogliosi del nostro lavoro! Infine, l’ultimo bisogno, il più importante, è rappresentato dal bisogno di AUTOREALIZZAZIONE. In sostanza il desiderio di realizzare la propria identità in base alle proprie aspettative e potenzialità, occupare un ruolo sociale, dimostrare la propria utilità sociale, e così via. Si tratta, insomma, dell’aspirazione individuale massima a essere ciò che si vuole essere sfruttando le facoltà mentali e fisiche, per le quali ci si aspetta un automatico riconoscimento o feedback. Questo tipo di “sfera” individuale è per noi irrimediabilmente danneggiata.
Ma quali sono gli effetti di questa vera e propria “alienazione” del lavoro? Sono quelli che oggi sono sotto gli occhi di tutti: disomogeneità, conflitto sociale (soprattutto interno, tra di noi), percezione di inutilità del nostro lavoro, demotivazione, rabbia, insoddisfazione, ecc…
E sapere che tutto ciò è determinato dalla miopia, dall’incapacità o la malafede di chi ci governa o legifera non fa altro che amplificare il senso di frustrazione e gli effetti che ne derivano.
E così capita di assistere a colleghi che si scannano tra di loro come lupi famelici (da tastiera) sui social, sotto lo sguardo trascurato dei nostri riferimenti istituzionali, perdendo in immagine e credibilità. Siamo coesi alla pari di un gas. Siamo particelle impazzite che vanno dai rambo con mitragliette a conducenti di scuolabus o macchine operatrici. Ci rapportiamo tra di noi come non fossimo neanche parte di un tutto unico, ma di 8 mila realtà diverse, persino in competizione fra di esse. E chi ci governa alimenta tutto questo, negandoci persino di avere colori e distintivi uniformi in tutto il territorio nazionale.
E’ questo dannato complesso di inferiorità che ci distrugge! Magari anche alimentato da terzi, inducendoci a pensare che il nostro è un lavoro di serie B rispetto a quello svolto dai nostri cugini nazionali. L’idea che loro fanne le cose importanti e noi “i rimasugli” vari ed eventuali. Ma come siamo arrivati a credere questa sciocchezza? Chi ci ha convinto di questo? E perché? Perché non riusciamo a renderci conto che è tutto falso e una strumentale denigrazione? Perché non riusciamo ad andare fieri del fatto che noi riusciamo a fare quello che fanno loro (talvolta anche meglio) ma loro non saranno mai in grado di fare le altre mille cose che facciamo noi? Crediamo davvero che rilevare un incidente stradale con lesioni sia meno importante che fare indagini per rapina? Per quanto ancora dobbiamo insistere a lagnarci di essere i cugini poveri delle “vere” forze di polizia?
Finché non arriveremo a capire che siamo quello, ma anche altro e forse meglio, non andremo da nessuna parte! Non ci sarà cameratismo, spirito di corpo, colleganza, orgoglio di appartenenza.
Ma allora, nonostante tutto il nostro malessere, cosa ci unisce e ci anima? Cosa ci fa incazzare a tal punto da dire “basta! Non faccio più nulla” e a gettarci 5 secondi dopo dentro una casa in fiamme per salvare un’anziana signora? E cosa potrebbe mai essere se non IL NOSTRO GRANDE CUORE E L’AMORE SMISURATO CHE ABBIAMO PER IL NOSTRO LAVORO!? Proprio questi due elementi, radicati in ognuno di noi, rappresentano il vero “nodo” del problema. Rappresentano IL punto di forza e al contempo IL punto di debolezza della nostra categoria. Il punto di forza perché rendiamo un servizio eccezionale al nostro paese e ci rende indispensabili oltre che credibili. Il punto di debolezza perché chi ci osserva lo sa bene. Sa bene che noi non manchiamo alle nostre responsabilità anche quando non ci appartengono propriamente, pur non investendoci un centesimo. E se ne approfittano. Quello che succede ormai ordinariamente. Questo perché se è vero che noi amiamo il nostro paese, purtroppo il nostro paese non ama noi. Ma questo è solo un optional.

 

Segretario Regionale Agg. E/R

Giuliano Corso

Polizia Locale: professione capro espiatorio!

BOLOGNA: LA POLIZIA LOCALE A SCUOLA DI ANTIRAZZISMO!

La nostra Segreteria Sulpl ha immediatamente replicato:

CORSO ANTIRAZZISMO…. Apprendiamo dalla stampa che la Polizia Locale di Bologna dovrà fare un corso di antirazzismo e per  “riconoscere l’importanza dell’agire di polizia sulla base del rispetto dei diritti umani” .

Quanto sopra ci coglie, quanto meno, sorpresi in quanto da sempre la Polizia Locale ha dimostrato piena aderenza al rispetto dell’ essere umano come tale, senza distinzione di sesso, di razza o credo religioso.

La nostra cultura di poliziotti locali è di essere rispettosi della legge e della Costituzione, presenti sul territorio e tra la gente(non a caso siamo una polizia di prossimità, quella con la quale si rapporta più sovente ogni cittadino); nel nostro quotidiano operare non ci risulta di essere stati mai accusati di razzismo o di altra parzialità, anche se in passato non sono certo mancati tentativi di farci passare per biechi razzisti.

Anche nel nostro recente passato la polizia locale felsinea è stata ripetutamente oggetto di aggressioni da parte di soggetti stranieri, ma come categoria abbiamo considerato quanto sopra come fatti criminosi commessi da persone che delinquono, senza distinzione di razza o di religione.

Siamo comunque certi che, come  questa Amministrazione ha trovato le risorse per il corso in questione, li troverà quanto prima per cambiare gli automezzi vetusti ed insicuri, per organizzare dei corsi di autodifesa, di lingue straniere …e magari stipulare un’ assicurazione infortuni, visto il notevole numero di agenti finiti in ospedale per aggressioni subite durante l’espletamento del servizio per il rispetto delle regole  e a difesa della comunità tutta.

 
Bologna, 03/10/2018                                  La Segreteria SULPL di Bologna
MA VOGLIAMO ANCHE CONDIVIDERE CON VOI COLLEGHI LA RIFLESSIONE DEL NOSTRO GIULIANO CORSO (Coordinatore Provincia di Bologna), PERCHE’ OFFRE MOLTI SPUNTI DI RIFLESSIONE…

POLIZIA LOCALE. DA CAPRO ESPIATORIO AD ANTIDOTO CONTRO IL RAZZISMO

Siamo abituati a fare quello che ci viene detto. Siamo così per via del nostro ruolo che ci vede vincolati ad amministratori eterogenei, se non estemporanei, e particolarmente fantasiosi. Ricordo come fosse ieri un fantomatico assessore bolognese che voleva utilizzare i “suoi” vigili per il prelievo con tamponi di campioni di escrementi dei cani per individuarne l’incivile conduttore con l’analisi del DNA. Allora definii la cosa semplicemente come il vaneggiamento di un guitto della politica che voleva solo attirare attenzione, tra tanta ilarità.

Uno dei problemi della Polizia Locale nasce proprio dal suo punto di forza, ossia dall’ essere “locale”. Il legame con il luogo e con la comunità in cui opera è caratteristica esclusiva della Polizia Locale (municipale e provinciale) ed è un indiscutibile valore aggiunto. La stessa riforma regionale della Polizia Locale evidenzia questa funzione di polizia di prossimità e di comunità. Ma questo comporta anche connotazioni negative. Locali sono anche gli amministratori, sindaci e assessori, quindi siamo in balia delle elucubrazioni mentali più disparate e “anomale”. Tanto per dire, se mi eleggono sindaco e sono ossessionato dagli UFO, esigerò che il comandante della “mia” Polizia Locale svolga servizi notturni con macchina fotografica e cannocchiale per cercare di avvistarne qualcuno e magari ci farà anche un “progetto” apposito corrispondendo risorse aggiuntive ai malcapitati.

E già! Questo siamo noi. Nei limiti di ciò che la legge ci dice sia lecito e legale noi dobbiamo fare quanto ci viene detto di fare. E se non fosse per qualche sporadica circolare ministeriale dispositiva e valida anche per la Polizia Locale, a quest’ora saremmo ancora dietro un cespuglio occultati a far cassa per il Comune con il velox. Non immaginate neanche quante persone ho visto condannare questa pratica e poi, una volta divenuti sindaci, minacciare i “suoi vigili” che se non avessero fatto il giusto quantitativo di multe ne avrebbero pagato le conseguenze. Anche se questo si fosse dovuto tramutare nell’ imbragarsi ad un dirupo tenendo in mano l’autovelox all’ uscita di una galleria.

Ci dicono cosa dobbiamo fare è vero. Ma non si possono permettere di dire “cosa” siamo. Di certo non possono dire che siamo “RAZZISTI”. So già che replicherebbero che farci fare dei corsi di antirazzismo (ma leggi anche “integrazione”) non significa giudicarci razzisti. Ma farebbe un po’ acqua. Se faccio fare un percorso di gestione dell’ira a mio marito significa che tende ad incazzarsi. Così come se incoraggio mia moglie a seguire un percorso contro la dipendenza dal gioco d’azzardo significa che sta dilapidando le risorse della famiglia con i videopoker. E così via. Il corso sull’ antirazzismo non lo si legge come un percorso preventivo, bensì come il contrasto ad un fenomeno esistente.

E questo fenomeno tra noi non esiste. Nelle nostre fila non c’è spazio per il razzismo, così come non c’è per il sessismo o l’omofobia. Perché sono fenomeni che non ci appartengono. Non ci sono mai appartenuti. Potrei fare centinaia di esempi di solidarietà silenziosa dei nostri operatori. Potrei anche citare l’esempio di un collega sottoposto a sanzione disciplinare perché in divisa ha dato 5 euro ad un clochard denunciato dagli stessi cittadini che si professano solidali ed accoglienti.

E così siamo alle solite, in balia di scemenze delle quali non abbiamo bisogno.

Ma mi spiego ancora meglio. Sebbene la normativa regionale e nazionale esiga l’impegno da parte delle amministrazioni a garantire una formazione costante e corsi di aggiornamento adeguati per la Polizia Locale, non ne vedo neppure l’ombra.

E così, succede che se un operatore di Polizia Locale vuole essere aggiornato sulle materie di sua competenza (codice della strada, polizia giudiziaria, pubblica sicurezza, edilizia, ambiente, commercio, rilievo incidenti stradali, tecniche operative, difesa personale, contenzioso, ecc….) debba “supplicare” di poter partecipare in orario di servizio e se li debba anche “pagare”.

Non ricordo l’ultimo corso di aggiornamento programmato dall’amministrazione o quanti ne siano stati programmati. So con certezza che le normative sono in rapida evoluzione e le occasioni di aggiornamento sempre meno.

E così non siamo aggiornati sul codice della strada, ma sono riusciti a trovare il modo di farci frequentare un corso sull’antirazzismo.

A questo amministratore lungimirante vorrei dire che noi i corsi antirazzismo li facciamo tutti i giorni. In Montagnola, in piazza Verdi, nelle vie del centro storico o nelle periferie più desolate. Lo facciamo sulla strada. E’ un corso fatto di dialogo, di discussioni ma anche di sorrisi e di strette di mano. Conosciamo bene quali siano le criticità, caro amministratore, e, mi permetta, le sappiamo anche gestire molto bene. Forse non le conosce Lei. Forse lei non conosce affatto la Polizia Locale. A Bologna non mi è capitato di assistere ad un solo caso di intolleranza razziale derivante dagli operatori della Polizia Locale.

E quindi? Che cos’è successo? Perché allora questo corso se non ce n’è bisogno?

La risposta è ancora una volta molto semplice. Occorre dare un segnale (sociale? Forse politico?) e contrastare il pericolo xenofobo di cui tanto ultimamente si sente parlare con gesti plateali (anche se superflui) e per questo si usa, ancora una volta, la Polizia Locale. La si usa ancora una volta non per la sua funzione, ma per fare politica e demagogia.

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Ed ecco che si rafforza il nostro ruolo emergente… CAPRO ESPIATORIO!

Contenitore di amene inutilità ma aventi altri scopi reconditi e celati. Ancora una volta usati in modo distorto e senza vergogna dall’amministratore di turno.

Spero solo che il prossimo amministratore sia un appassionato di cucina o di yoga, così vedremo i nostri “vigili” partecipare a Masterchef o corsi di rilassamento muscolare.

La vostra fortuna è che fate ridere più di quanto facciate piangere!

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Assessori alla Sicurezza e Polizia Locale: cosa sta accadendo in Emilia-Romagna?

Sulla Gazzetta di Parma del 1 ottobre 2018 abbiamo letto la lettera aperta dell’Assessore alla Sicurezza di Parma che ringrazia le Forze dell’Ordine.

20181002_202238 Vi chiederete cosa c’è di strano… L’anomalia è che si spertica in elogi per tutte le FF.OO., eccezion fatta per la Polizia Locale! L’Assessore Cristiano Casa (Cinque Stelle) definisce i Colleghi delle altre Forze di Polizia come “veri protagonisti della sicurezza”, senza i quali tutto è vano e a suo dire sono i soli a “riuscire a contenere gli effetti di cambiamenti straordinari delle nostre città con organici sempre più ristretti, con dotazioni e mezzi scarsi, ma sempre con grande passione, impegno e dedizione.”

In pratica l’Assessore ha descritto la situazione in cui versano tutti gli Uomini e Donne che indossano la Divisa della Polizia Locale italiana, che però con l’aggravante dell’ assenza di parità di diritti economico-contrattuali e di tutele, ogni giorno svolgono lo stesso identico lavoro dei veri Poliziotti, rischiando la loro Vita al servizio della comunità, ed in più lo devono fare all’ombra dei “manager della sicurezza”!

Noi non ci stiamo! Ci chiediamo perchè certi Assessori agiscono in questo modo discutibile, nei confronti della Polizia Locale che dovrebbe essere il braccio armato dei Sindaci: per incapacità di gestire, per la parte di loro competenza, la sicurezza nelle città in cui sono stati eletti? per paura? per spirito di sottomissione? Ci piacerebbe saperlo!

L’osservatorio della Segreteria Regionale Sulpl Emilia-Romagna ha rilevato delle anomalie anche in altre città dell’Emilia-Romagna; ad esempio a Piacenza, il cui Assessore alla Sicurezza (Lega), durante il periodo estivo sui social e in più di un’occasione si è complimentato con Questura e CC per operazioni portate a termine sul territorio; ma, gli stessi elogi non sono pervenuti in più di un’occasione alla Polizia Locale. Tanto per citare l’ultimo, ci sovviene quello di sabato scorso in cui proprio la Polizia Locale di Piacenza ha avuto parte attiva e determinante in un intervento che ha scosso molti cittadini, una rissa con accoltellamento, ma non una parola dell’Assessore è pervenuta agli Agenti.

A nostro avviso, loro compito e loro dovere dovrebbe essere quello di valorizzare la Polizia Locale, impegnandosi al massimo per fornire agli operatori tutte le strumentazioni necessarie per operare in sicurezza e garantirla ai Cittadini, loro elettori.

Aggiungiamo che se la Polizia Locale non ha gli stessi strumenti a disposizione dei fautori e detentori della sicurezza, in parte è colpa dei vari Governi che non hanno mai avuto la volontà di attuare una Riforma della Polizia Locale, in parte è colpa proprio di quegli Assessori che non investono sulla professionalità e sicurezza della Polizia Locale, ma dopo essere stati eletti si adeguano al mondo dei burocrati delle Pubbliche Amministrazioni.

Altro tragico esempio è quello di Ferrara, il cui Assessore alla Sicurezza Aldo Modonesi (PD) afferma che “riteniamo sia giusto mantenere la corretta differenziazione di funzioni tra forze dell’ordine e polizia locale. I vigili hanno ruoli specifici, diversi da quelli delle altre forze di polizia. Non possono certo sostituirsi a polizia di Stato e carabinieri.” In pratica l’amministrazione di Ferrara, totalmente fuori da ogni logica, impegna i suoi diversamente impiegati comunali in Divisa in zona Gad, tristemente nota per i fatti di cronaca, ma si rifiuta di armare la Polizia Locale perchè in buona sostanza questo potrebbe ingenerare un sentimento di insicurezza tra i cittadini!

E’ anche vero che di modelli positivi di Assessori alla Sicurezza, a cui i loro Colleghi potrebbero ispirarsi, ne abbiamo diversi nella vicina Lombardia: ricordiamo l’operato dell’ex Assessore alla Sicurezza Simona Bordonali, citiamo l’Assessore di Sesto San Giovanni Claudio D’amico e l’Assessore di Monza Federico Arena che non perdono occasione per sostenere la Polizia Locale e dare luce e lustro alla loro importante attività, svolta a 360° e finalizzata a rendere le nostre città sicure.

Un ultimo appunto vogliamo farlo con riferimento alla conferenza tenuta il 18 settembre u.s. dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini per l’operazione “spiagge sicure estate 2018“: tutta la Categoria ha notato che il video ha proiettato solo ed esclusivamente eccellenti operazioni di lotta e contrasto all’abusivismo commerciale e contraffazione, portate a termine egregiamente dalla Polizia Locale di tutta Italia, ma ciò nonostante, accanto al Ministro erano seduti solo i manager della sicurezza, con esclusione della Divisa della Polizia Locale.

Restiamo in attesa dell’auspicato cambiamento epocale; nel frattempo invitiamo alcuni Assessori alla Sicurezza a riflettere seriamente sui nostri spunti di riflessione e a correggere la rotta!

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Gazzetta di Parma⬇️

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CHI SIAMO NOI, FORZE DI POLIZIA?!

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Una domenica di ottobre u.s. decidiamo di pubblicare sulla nostra pagina Fb SULPL Nazionale un post contenente un documento di fonte istituzionale, riguardante la necessità di intensificare la vigilanza per garantire la sicurezza alla comunità locale, per pochi minuti, prima di rimuoverlo in considerazione di una piccola nota (scritta come una clausola assicurativa da quanto era minuscola) che citava un divieto di divulgazione sulla base di una norma che sarà attentamente vagliata, nei minimi dettagli, dal SULPL e dai suoi legali.

La Polizia Locale doveva segnalare eventuali situazioni sospette, come sempre e veniva ribadita l’importanza di utilizzare gli strumenti di autotutela, anche il giubbotto antiproiettile. Questa la premessa.

In quanto Sindacato di Categoria, siamo consapevoli e molto bene conosciamo le problematiche e i rischi, con l’aggravante dell’assenza di tutele e sicurezza per i Lavoratori, con le quali la Polizia Locale, che tanto ci sta a cuore, deve fare i conti tutti i giorni, per tentare di riuscire a gestire/mantenere la convivenza civile, la quotidianità, l’equità democratica sul territorio in prossimità, della nostra Italia; senza una reale riforma della Polizia Locale ma con vecchie regole obsolete risalenti a ben oltre 30 anni fa e certamente non adeguata ai tempi ne tantomeno alle richieste/certezze provenienti dalla popolazione.

Quindi abbiamo ritenuto opportuno informare, tramite gli unici canali a nostra disposizione, i Colleghi che come noi operano su strada, esposti come bersagli mobili, il più delle volte sprovvisti di armi e strumenti di autotutela, senza possibilità di accedere allo SDI (se non su gentile concessione delle FF.OO. propriamente dette), alla mercè di qualunque pericolo che potrebbe attentare alla loro vita.

Senza trascurare poi il fatto che i piccoli Comandi di periferia, nemmeno ricevono certe informazioni, con enormi responsabilità del Ministero dell’Interno e dei suoi derivati Prefetture e Questure.

Dunque il nostro gesto istintivo è stato quello di voler richiamare, come sempre, l’attenzione ai nostri Colleghi, affinchè potessero innalzare il loro livello di guardia, a salvaguardia della loro incolumità.

Abbiamo pensato, nei limiti delle nostre possibilità, di tutelare il bene supremo: la Vita.

Pare che da una Questura sia partita la segnalazione dell’accaduto. Ogni cittadino può pensare e dare le interpretazioni che vuole ragionando sull’ evento, ma immaginare che da mesi stanno conducendo indagini sulla questione si rimane basiti, per usare un eufemismo; ovviamente lasciamo che le stesse facciano il proprio corso sotto l’egida della Magistratura che deve sovrintendere e dirigere l’indagine della polizia giudiziaria, ma una considerazione ce la concediamo:

  • Siamo consapevoli di risultare scomodi ad alcuni colleghi rimasti fermi agli anni antecedenti alla riforma del 1986; la nostra idea di una Polizia Locale moderna, professionale e sempre più vicina alle necessità dei Cittadini, stride con la loro forma mentis arretrata, ovvero del proprio orticello, quello che posso fare oggi lo farò domani – la politica del rinvio, magari demandando a qualcun altro la responsabilità;
  • Siamo consapevoli di essere la spina nel fianco di tanti vertici, quegli stessi vertici che annunciano alla stampa il coinvolgimento della Polizia Locale nelle operazioni congiunte, ma che poi quando è ora di riconoscere il nostro ruolo, fanno tutto il possibile per tenerci schiacciati in un angolino, per timore di essere oscurati agli occhi della popolazione, come se solo loro fossero i detentori e i fautori della Safety/Security. Quindi provano ad incidere a livello locale e nazionale, per non fare emergere in alcun modo la Polizia Locale. Il nostro limbo fa comodo a molti … noi sappiamo anche a chi … ma non giova ne a chi appartiene alla Categoria, ne tanto meno ai cittadini.
  • Siamo consapevoli di essere scomodi per alcuni sindacati della Polizia di Stato che ci vorrebbero relegare al mero ruolo di Polizia Amministrativa, nonostante la Legge imponga il contrario, non per ultimo il decreto sicurezza di Minniti, nonché per la triplice sindacale e i sedicenti sindacati di categoria, che vorrebbero continuare nelle loro criticabili politiche sindacali ultradecennali indisturbati a danno invece della coesione civile nelle Comunità italiane.

 

Nonostante queste nostre certezze, non potevamo immaginare di essere così, come dire, attenzionati!

Evidentemente le nostre idee, proprio perché giuste, fanno paura a qualcuno; quel qualcuno però, non potendo distruggere le idee, tenta di colpire a più riprese, a livello provinciale-regionale-nazionale, chi quelle idee le sostiene, le diffonde e le porta avanti, con forza e coraggio.

 

Probabilmente più di un nemico, anche in vista delle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie – per la rappresentatività delle OO.SS. a livello locale e nazionale) alle porte, spera di mettere a segno il colpo grosso! In Italia funziona così, ci si preoccupa delle formiche e si lasciano passare gli elefanti, si preferisce ingigantire un’inezia, piuttosto che dare peso alle cose che ne hanno, valore ed interesse, creare diversivi, cosa diffusissima in un paese bizantino che ha dato i natali all’ Europa e nel quale esiste il diritto amministrativo.

 

Più volte i nostri Dirigenti hanno subito attacchi gratuiti di questo tipo, ma la nostra struttura è solida e se occorrerà ci difenderemo a testa alta in ogni sede, sia essa giudiziaria che politica e sindacale.

 

Siamo certi che i colleghi e la popolazione, leggendo quanto sta accadendo ad alcuni Vertici/Dirigenti del SULPL (notizia che magari qualcuno avrebbe voluto tenere in serbo per fare uno “scoop”), sapranno trarre le opportune conclusioni.

Roma, 09.02.2018

Il Segretario pro tempore

Mario Assirelli

Gli+uomini+passano,+le+idee+restano