Il potere della macchina del fango

Ci concediamo una riflessione, alla luce degli ultimi accadimenti…

Il lavoro nero e gli abusi nei terreni di proprietà hanno posto sotto i riflettori la famiglia del Ministro Di Maio. Premesso che chi ha sbagliato è giusto che paghi, e ci mancherebbe altro, tuttavia qualche considerazione va fatta. Innanzitutto che, le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, che non necessariamente devono essere complici.

Per quanto attiene la Polizia Locale, viene da chiederci… PERCHE’ NOI?

La Polizia Locale, praticamente da sempre considerata una Polizia di rango inferiore, più volte travolta dalla potente macchina del fango per il Capodanno romano, per il “vigile” in mutande (solo per citare gli episodi che hanno demolito più di altri l’intera categoria, facendola passare per un branco di fannulloni e furbetti, su cui l’Arena di Giletti in particolare ha potuto imbastire numerosissime trasmissioni domenicali), improvvisamente è diventata garante della Legalità, balzando agli onori della cronaca e sotto le luci della ribalta. Ribadiamo, PERCHE’ NOI?

Noi siamo abituati a lavorare ed usurarci nell’ombra e avvolti dal silenzio, tanto clamore per un sequestro ci destabilizza! Di solito questo ruolo da prima donna spetta alle vere FF.OO., non ai diversamente impiegati comunali in Divisa.

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E a noi viene proprio da pensar male! In questo preciso momento storico in cui, il nuovo Governo Lega-5 Stelle:

  1. si è accorto, a differenza dei precedenti Governi che, la Polizia Locale esiste;
  2. ha reso protagonista la Polizia Locale per l’ Estate Sicura;
  3. ha reso protagonista la Polizia Locale di Roma Capitale per il ripristino della Legalità, sgomberando le ville dei Casamonica, per poi abbatterle;
  4. ha lanciato timidi segnali nell’ambito del Decreto Sicurezza che con una politica dei piccoli passi potrebbero concretizzarsi con una Riforma della Categoria…

Ebbene proprio ora la stessa Polizia Locale è stata nominata per eseguire un sequestro ad alta visibilità, ma molto scomodo, nelle proprietà della famiglia del Ministro Luigi Di Maio. In altri tempi, la Polizia Locale sarebbe stata destinata a fare viabilità agli incroci e alla chiusura delle strade, mentre Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato avrebbero operato per garantire Sicurezza e Legalità al Paese…

Evidentemente i poteri forti, quelli che non vogliono affatto che questa nostra Riforma vada a buon fine, hanno volutamente rinunciato a questo ricco piatto di visibilità, per mettere i “vigili” brutti e cattivi, in cattiva luce agli occhi di quel politico in particolare, e dei cittadini in generale.

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, non a caso, abbiamo parlato del potere della macchina del fango che può travolgere e distruggere o rendere carnefice… a guidarla sono i poteri forti e ben celati.

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Meditate gente, meditate!

 

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Perchè le toghe novaresi si esprimono tardivamente ed esclusivamente per la dotazione del taser alla Polizia Locale?!

Oggi è la volta delle toghe novaresiScreenshot_20181102-202213

che non concordano con quanto è stato deciso dal Consiglio Comunale di Novara

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Inutile precisare che a nostro avviso la polemica è insensata, mirata e strumentale… e dunque abbiamo ritenuto, per il tramite del nostro Ufficio Legale, replicare puntualmente.

              Spett.le Redazione “LA STAMPA”
DIRITTO DI REPLICA
Articolo apparso su “LA STAMPA” il 2 novembre 2018
“NOVARA AVVOCATI PENALISTI CONTRO PISTOLA ELETTRICA AI VIGILI “PERICOLOSA E INSENSATA”
Questa Organizzazione Sindacale maggiormente rappresentativa della Polizia Locale Italiana, con riferimento all’articolo superiore apparso sul vostro quotidiano e per la cronaca di Novara, ritiene opportuno precisare quanto segue:
• Lo Stato italiano sta sperimentando per le forze di Polizia statuali ed ultimamente per espresse previsioni legislative prevede estendere la sperimentazione anche per le Polizie Locali, la dotazione del Taser;
• Siamo sicuri che l’ordinamento prima di avviare la sperimentazione finalizzata alla dotazione di questo strumento operativo che serve per difendere e difendersi, abbia tenuto conto di studi ed esperienze che hanno fatto propendere per la sperimentazione prima e la successiva dotazione alle forze di Polizia statali e locali;
• Non vogliamo, quindi, entrare nel merito delle dichiarazioni riportate e attribuite all’Onu, secondo cui i Taser sarebbero “Strumento di tortura”, ma è certo che i Poliziotti, i Carabinieri ed i Poliziotti locali non sono torturatori.
Una cosa comunque è certa: l’intervento della Camera Penale di Novara appare tardivo, infatti nulla ha rilevato finora pur essendo la sperimentazione dell’uso del Taser per i Carabinieri e Poliziotti di stato iniziata mesi or sono.
Interviene solo ora quando la sperimentazione dovrebbe iniziare per le Polizie locali italiane, dimenticando che i Corpi ed i Servizi di P.L. sono impegnati diuturnamente a garantire l’ordinato convivere civile in tutte le comunità del nostro Paese ed al pari delle altre forze di Polizia sono esposti ai rischi collegati; lo dimostra la mole di interventi, le aggressioni subite e ad essi collegati ed il sangue versato dai suoi appartenenti nell’adempimento del proprio dovere.
La decisione, quindi del Consiglio Comunale di Novara appare sensata e giusta.

Tanto si doveva

Ufficio Legale SULPL

Armi e Polizia Locale

Non abbiamo scelto questa immagine per puro caso, ma volutamente. In questi giorni Di Maio (M5S) ha invitato i grillini ad essere compatti al loro interno al pari di una testuggine romana, per fare scudo contro gli attacchi esterni. Ecco riteniamo che mai come adesso anche la Polizia Locale dovrebbe compattarsi, fare Corpo, per respingere qualunque attacco di questo o quel politico (non ultimo quello da noi citato ieri sulla nostra ufficiale pagina Fb Sulpl Nazionale, di un gruppo di grillini che in Senato hanno proposto la soppressione degli artt. 18 e 19 del Decreto Sicurezza, quelli riguardanti l’accesso al Ced e l’uso del taser esteso anche per la PL); da alcuni colleghi che solo all’idea che la nostra Riforma possa andare in porto preferiscono asserire castronerie di vario tipo, piuttosto che avere l’onestà intellettuale di ammettere che non sono affatto tagliati per questo lavoro e che si sentirebbero maggiormente a loro agio togliendosi la nostra Divisa e andando a fare dell’altro; da alcuni giornalisti che adorano relegarci nel ruolo angusto del vigile urbano, senza perdere occasione per ridicolizzarci.

Ecco, è nei confronti di questi personaggetti che dovremmo farci scudo, uniti e compatti, facendo attenzione a non prestare mai il fianco, nemmeno involontariamente, ai loro biechi tentativi di non farci mai ottenere, per ideologia o per interesse, i diritti, le tutele e gli strumenti che ci sono dovuti.

Questa la premessa, ora veniamo al punto!

Questa mattina ci siamo imbattuti in un articolo pubblicato da FirenzeToday che titolava

Vigili urbani armati fuori servizio: la polizia municipale chiede aiuto per evitare tragedie

Vigili armati anche fuori servizio: “Aiutateci”

Aumentano casi di autolesionismo, suicidi ed omicidi. La proposta di legge di Fattori (Sì Toscana) per lasciare le pistole ai comandi

Ovviamente siamo rimasti basiti: in buona sostanza la richiesta sensata di dotare i Comandi della Toscana di armadietti blindati in cui custodire eventualmente l’arma di servizio, è stata motivata e sostenuta nel più assurdo e surreale dei modi possibili: 1. il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Marco Andrei (che con ogni probabilità non ha ben chiaro il concetto di Sicurezza per gli Agenti di PL) avrebbe affermato, stando a quanto riportato nell’articolo

Avere un luogo dove lasciare la pistola sarebbe essenziale per la sicurezza nostra e delle persone che ci sono vicine

Veniamo spesso a lavoro con i mezzi pubblici, in treno o in autobus, ed è molto pericoloso trasportare un’arma dal luogo di lavoro a casa e viceversa.

Viene da chiedersi se questo Rls appartenga davvero al Comando di Polizia Locale di Firenze; le motivazioni da lui addotte per motivare la richiesta delle cassette di sicurezza sono davvero incommentabili.

Veniamo ora al politico di turno, il consigliere regionale di Si – Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori. Abbiamo letto integralmente le sue esternazioni direttamente sul sito del partito

il possesso delle armi è sempre un pericolo per sé e per gli altri, anche delle armi di ordinanza degli operatori di polizia al termine dell’orario di servizio.

Sono purtroppo molti i casi di violenza e di autolesionismo, fino all’omicidio e al suicidio, che sono stati compiuti da agenti di polizia con le armi d’ordinanza, anche da agenti di polizia municipale e provinciale. Fra le principali concause di questi tragici eventi vi è la mancanza di luoghi idonei al deposito delle pistole al termine del servizio e la mancanza di un vero monitoraggio della salute psicofisica degli agenti.

Le pistole di polizia municipale e provinciale sono strumenti di lavoro e sul luogo di lavoro devono restare a fine servizio, come ci chiedono gli stessi agenti. Non dimentichiamo mai che società con più armi in circolazione è una società più pericolosa.

Noi ci rifiutiamo di credere che quanto riportato da Andrei e Fattori sia il comune sentire della Polizia Locale di Firenze. Fattori definisce la loro proposta semplicemente controcorrente; per noi sono farneticazioni sinistroidi allo stato puro!

In veste di Segreteria Nazionale abbiamo chiesto comunque chiarimenti e siamo stati  rassicurati dal nostro Segretario Regionale della Toscana (nonchè Rls) Ivan Galante sul fatto che la richiesta delle cassette di sicurezza è dettata da mere esigenze pratiche e dietro di essa non si cela nessuna “richiesta di aiuto” da parte della PL fiorentina.

Concludiamo con la nostra posizione, che non lascia spazio a interpretazioni di sorta: il S.U.L.P.L. lotta e sostiene con forza l’armamento della Polizia Locale su tutto il territorio nazionale, al pari della dotazione del taser, senza esclusione di nessuno (poichè anche nei piccoli centri o nelle unioni di comuni i rischi sono i medesimi) e l’accesso alle banche dati (che ad oggi continuiamo solo ad alimentare con il nostro lavoro quotidiano, senza poterlo consultare).

Siamo stufi di leggere esternazioni demenziali fatte da politici che spesso nulla sanno di noi, o ancor peggio da appertenenti alla Categoria, i famosi dinosauri. Le armi in dotazione, al pari di altri strumenti di autotutela, servono per garantire maggiore sicurezza agli operatori e ai cittadini. I suicidi purtroppo sono una realtà che colpisce tutte le Forze di Polizia. Sono un fenomeno multifattoriale: spesso dietro quel gesto estremo si nasconde il male oscuro della depressione, che unito alle pressioni quotidiane interne (mobbing) ai Comandi ed esterne, a cui gli Agenti sono quotidianamente sottoposti, alla mancanza di benessere organizzativo negli ambienti di lavoro, alle energie negative che certi interventi a forte impatto emotivo producono nell’individuo (tso, comunicazione ai familiari del decesso di una persona cara a seguito di un incidente mortale, etc etc), unitamente alla sfera personale, può portare a compiere un gesto così estremo.

Questo è solo l’ultimo caso di suicidio avvenuto nella Caserma dei Carabinieri di Livorno, quindi nei locali della stessa e con arma di servizio

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Oppure il caso del Poliziotto che a fine ottobre si è suicidato in Questura a Bari

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Per cercare di arginare i suicidi con l’arma d’ordinanza è impensabile credere di risolvere il problema facendo lasciare l’arma in comando, se uno vuol farla finita ci sono tanti sistemi; la questione va affrontata alla radice, ovvero conoscere e non trascurare i malesseri delle persone, aiutarle, verificare periodicamente i requisiti psico-fisici dell’operatore di Polizia, cosa che proprio nei nostri Comandi non viene quasi mai fatta, nemmeno dietro sollecitazioni.

Purtroppo a tutt’oggi manca un’attenzione al fenomeno dei suicidi in polizia e il più delle volte le cause che hanno indotto l’operatore a togliersi la Vita tendono ad essere ricondotte solo alla sfera personale poiché, ammettere che il suicidio potrebbe essere derivato anche da cause attinenti al contesto lavorativo, comporterebbe conseguenze rilevanti sia in termini di responsabilità, che di mancata prevenzione per chi gestisce un Comando. Sempre nell’ottica della prevenzione occorrerebbe istituire un punto di ascolto per eventuali disagi o momenti di fragilità dovuti alla vita privata e lavorativa. Quindi l’unica strada per tentare di arginare i suicidi è creare una rete di aiuto che consenta a chi sta attraversando un momento difficile di avere un supporto concreto nell’immediato. L’arma di servizio non rientra certo tra le cause del suicidio, è solo uno strumento come tanti.  Noi continueremo a lottare finchè la Polizia Locale di tutta Italia non sarà armata da Nord a Sud e finchè con una Legge di Riforma non saranno garantiti i medesimi diritti e le medesime tutele delle altre Forze di Polizia!

I Diritti Sindacali delle Organizzazioni Sindacali non rappresentative e quelli dei loro iscritti!

Vengono sistematicamente negati alle Organizzazioni Sindacali non rappresentative
tutte le prerogative previste ex lege 300/1970, addirittura anche quelle di cui agli artt.
25. Diritto di affissione: Le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di
affiggere, su appositi spazi, che il datore di lavoro ha l’obbligo di predisporre in
luoghi accessibili a tutti i lavoratori all’interno dell’unità produttiva, pubblicazioni,
testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro” e 27. Locali
delle rappresentanze sindacali aziendali: “Il datore di lavoro nelle unità produttive
con almeno 200 dipendenti pone permanentemente a disposizione delle
rappresentanze sindacali aziendali, per l’esercizio delle loro funzioni, un idoneo
locale comune all’interno dell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.
Nelle unità produttive con un numero inferiore di dipendenti le rappresentanze
sindacali aziendali hanno diritto di usufruire, ove ne facciano richiesta, di un locale
idoneo per le loro riunioni.
Crediamo, e lo abbiamo sempre ribadito, che la legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori)
attui il principio di cui all’art. 39 della Costituzione secondo il quale
L’Organizzazione sindacale è libera”; la libertà che negli Enti e/o Aziende si
realizza e concretizza anche e soprattutto con l’informazione continua resa ai
lavoratori su tutto quello che emerge/succede nell’ambito lavorativo, nel rapporto di
lavoro e sui luoghi di lavoro.
Infatti l’art.25 superiore fa obbligo al datore di lavoro, in riferimento al diritto di
affissione, di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all’interno dell’unità
produttiva, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale
e del lavoro, queste previsioni, al pari di quelle di cui all’art.27 della stessa norma,
non sono discriminanti perché realizzano il principio di eguaglianza sancito nell’art.3
della Costituzione.
Riteniamo che le OO.SS. non rappresentative, cioè quelle che non hanno raggiunto il
5% con la media tra il dato associativo e elettivo (articolo contestato all’attuale
Governo), siano escluse dal solo diritto di rappresentare i lavoratori nel procedimento
di formazione del contratto di secondo livello. Ergo la libertà dell’O.S. si concretizza
con la fruizione di tutte quelle prerogative che le permettano di fare proselitismo nei
luoghi di lavoro, affiggere alle bacheche sindacali, riunirsi nei locali messi a
disposizione dall’Ente; il sindacato non rappresentativo ha diritto di ricevere
l’informativa dall’Amministrazione, può direttamente rappresentare e assistere i
propri iscritti e i non iscritti nei luoghi di lavoro e può adire il Giudice del Lavoro,
azionando la specifica tutela dell’art 28, legge 300/70, rubricato come repressione
della condotta antisindacale.
Siamo da sempre convinti, che non essendo un CCNL, un CCNQ, un ACQ
annoverati tra le fonti di Legge, non possono comprimere i diritti previsti
dall’ordinamento, tantomeno modificare una Legge che attua i principi
costituzionalmente garantiti come la Legge 300/1970.
Sui punti superiori, il Giudice del Lavoro di Livorno, il 31 marzo 2011, nel
procedimento ex art. 28, legge 300/70, n. 1865/2010 RG, ha statuito, dopo aver
richiamato consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale e della Suprema
Corte di cassazione – che ” l’autonomo diritto all’informazione preventiva e
successiva (estensivamente: diritto alla consultazione) è svincolato da quelli
concernenti la concertazione (oggi confronto) e la contrattazione che,
indubbiamente, spettano – queste ultime – solo ai sindacati rappresentativi, secondo
gli artt. 42 e 43 del d.lgs. 165/01; vale a dire che realizzino il 5% della consistenza in
rapporto al personale sindacalizzato della categoria e/o area di riferimento, inteso
come media del dato associativo e del dato elettorale.
Questo perché il diritto all’informazione (per ciò definito autonomo), pur essendo
propedeutico anche alla contrattazione è, più in generale, preordinato a rendere
effettiva-efficace la capacità operativa del sindacato «di divulgare notizie ai propri
iscritti, evidentemente interessati a tematiche di tal genere e, se del caso, ad
intraprendere le iniziative eventualmente occorrenti nell’esercizio della libertà
sindacale, oltre al controllo dell’esercizio dei poteri datoriali nella gestione dei
rapporti di lavoro”.
Inoltre il Magistrato afferma nella statuizione, che il fatto di non essere
rappresentativi e/o di non aver sottoscritto il contratto nazionale, non preclude alle
organizzazioni sindacali non rappresentative (soprattutto quelle che hanno una
capillarità su tutto il territorio nazionale come ha il Diccap) ogni diritto afferente al
libero ed effettivo esercizio della loro attività e, non esclude altresì, che
l’Amministrazione si determini ad interloquire con i citati soggetti collettivi, senza

che ciò configuri lesione delle prerogative delle OO.SS. Rappresentative firmatarie
del contratto.
Non solo ma la giurisprudenza in questo campo avanza velocemente, infatti la
Suprema Corte ammette che la CDI possa derogare dal CCNL e l’applicabilità dei
contratti collettivi può non essere estensibile ai lavoratori iscritti a quelle OO.SS.
che non hanno sottoscritto il CCNL ovvero il CDI; inoltre, spiegano i Supremi
Giudici che la generalizzata efficacia soggettiva dei CDI va conciliata da un lato
con il limite del principio di libertà, di organizzazione di attività sindacale sancito
dall’articolo 39 della Costituzione e dall’altro da un sistema fondato sui principi
privatistici e sulla rappresentanza negoziale non già legale o istituzionale delle
OO.SS. Pertanto si deve riconoscere erga omens i CDI come regola generale ma è
necessario ammettere l’eccezione per i lavoratori che aderiscono ad una O.S.
diversa da quelle che hanno stipulato il contratto decentrato condividendo
l’esplicito dissenso. Pertanto è illecita la pretesa datoriale di esigere il rispetto
dell’accordo aziendale per i Lavoratori dissenzienti perché iscritti ad un sindacato non firmatario del CDI.
In linea con le nostre storiche convinzioni nei prossimi giorni assumeremo tutte le
iniziative affinché questi principi vengano applicati, sempre nell’intento di tutelare i
diritti dei lavoratori e sempre di più convinti che UNITI SI VINCE, SEMPRE!!

                  22365340_1461705187270235_7388040746285669722_n  Diccap-01

Il Coordinatore Generale
Mario Assirelli
Pescara, 27.09.2018
Ufficio di Presidenza Diccap
Viale Gramsci, 265
41122 Modena

Forze di Polizia: Sicurezza o Immagine?

In questi giorni, anche la Segreteria Nazionale SULPL ha focalizzato l’attenzione sul caso Piacenza. Avrete letto che tutta la querelle è nata dalle dichiarazioni rilasciate dal Prefetto Falco, a cui hanno prontamente ribattuto quattro sigle sindacali del Comando di Polizia Locale.

Il caso Piacenza, non ci stupisce, ma risulta comunque essere una nota stonata rispetto alla Circolare del Ministero dell’Interno del 6 luglio 2018, la n. 13301/110, che abbiamo letto con molta attenzione e che da chiare e inequivocabili indicazioni sul ruolo della Polizia Locale Italiana e su come il Ministro dell’Interno Matteo Salvini intenda attuare la sicurezza. Analizziamo alcuni punti che ci riguardano da vicino e che pare siano stati ignorati a Piacenza:

… in vista del periodo più intenso della stagione estiva, si rende necessario dare un forte e rinnovato impulso all’azione di prevenzione e contrasto dell’abusivismo commerciale e della contraffazione dei prodotti, in particolare lungo gli arenili, attraverso sinergie sempre più strette fra i diversi attori coinvolti, il rafforzamento
delle misure già individuate con le precedenti direttive nonché l’utilizzo dei nuovi strumenti messi a disposizione dalle più recenti previsioni normative in materia.
A tal fine, dovranno essere convocate, per una compiuta analisi della situazione, apposite riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, allargate alla partecipazione delle Amministrazioni locali maggiormente interessate dal fenomeno e delle Capitanerie di porto.

E’ un dato di fatto che alla riunione che si è tenuta a Piacenza, nessun Sindaco era presente, e altrettanto certo è che la Divisa della Polizia Locale non è stata invitata.

Ma andiamo avanti:

Si ritiene tuttavia di attirare l’attenzione delle SS.LL. sulla necessità che tali
intese assicurino:
– l’intesificazione dell’attività di contrasto alla filiera dell’abusivismo commerciale e
della falsificazione dei prodotti, da demandare in via preminente alla Guardia di Finanza;
la massima valorizzazione del ruolo delle Polizie locali, in ragione delle specifiche competenze ad esse attribuite sull’osservanza delle prescrizioni in tema di commercio, della capillare conoscenza del territorio e dell’esperienza maturata sul campo. A tale ultimo fine dovranno essere sensibilizzate le Amministrazioni locali affinché, nell’ambito delle promozione delle specifiche progettualità che coinvolgono il personale dell’ente, garantiscano priorità, fra le altre, a quelle dirette alla prevenzione e al contrasto dell’abusivismo commerciale (…)

– l’adozione di piani di intervento operativo che garantiscano un controllo diffuso e
sistematico sugli arenili e sulle strade di accesso. Fermo restando il preminente ruolo della Polizia locale, tali piani dovranno prevedere, in relazione alle situazioni più complesse, l’attivazione di mirati servizi interforze; (…)

– che in occasione di manifestazioni di pubblico spettacolo o di eventi ad elevata
partecipazione di pubblico siano attivati dalle Polizie locali, ove occorra anche con il supporto delle altre Forze di polizia, specifici servizi di controllo volti a prevenire la presenza di rivenditori abusivi; (…)

Dalla nostra attenta analisi della Circolare del Ministro Salvini appare evidente che quello che lui ha in mente è un sistema integrato di sicurezza, all’interno del quale la Polizia Locale riveste un ruolo fondamentale, per nulla secondario o subordinato a quello delle altre FF.OO. In quanto Sindacato di Categoria, questo ci rende fieri, certo è che chiediamo anche al Ministro, sensibilissimo sul tema della sicurezza, di equipararci alle FF.OO., punto di svolta, non più dilazionabile nel tempo, nodale e imprescindibile, visto il nostro ruolo accresciuto e riconosciuto, senza se e senza ma, da chi quella sicurezza la impersona e la rappresenta.

Noi siamo certi che la strada giusta da intraprendere per il futuro sia quello di una stretta collaborazione tra tutte le Forze di Polizia dislocate sul territorio, ricordando sempre che su strada la Divisa è una! Pur tuttavia, sembra che in talune realtà, interessino maggiormente l’immagine e la visibilità, anche se in burocratese si afferma ben altro, e questa notizia fresca di pubblicazione, ne è la riprova…

Sicurezza estiva: in campo anche polizia municipale e polizia provinciale

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Che ti succede, compagno?

Premettiamo che il titolo lo abbiamo mutuato da un libro di Fernando Gabeira. L’ispirazione invece per le nostre considerazioni che seguono l’abbiamo tratta dai risultati forniti dal motore di ricerca Google,  digitando “sindacati gialli”.

Come abbiamo più volte ribadito, la preintesa sottoscritta dai sindacati-alieni in febbraio, segna un punto di non ritorno per i Lavoratori: alla categoria di Lavoratori che da anni attende un’ intesa economico- normativa che consenta a tutto il Pubblico Impiego (privatizzato) di recuperare il valore di acquisto del loro stipendio e la Dignità di essere Donne e Uomini che rappresentano il servizio pubblico, gli alieni per tutelare i loro interessi e la parte datoriale, hanno saputo regalare solo una ciofeca di probabile CCNL, in cui la retribuzione pare essere una gentile concessione “arricchita” di ipotetici aumenti, che sono solo probabile elemosina. Per non parlare poi dell’inasprimento delle sanzioni disciplinari che daranno il via a una vera e propria caccia alle streghe, eccezion fatta per l’intoccabile casta dei Dirigenti ovviamente, strapagati, per monitorare la base! Insomma i sindacati-alieni hanno affidato ogni sorta di potere al datore di Lavoro, un mondo al rovescio praticamente, il tutto in nome della logica degli orticelli e delle marchette elettorali!

DI FRONTE AI DANNI, CON OGNI PROBABILITA’ IRREVERSIBILI, CAUSATI AI LAVORATORI DA CGIL-CISL-UIL E CSA, CHE HANNO SOTTOSCRITTO UNA PREINTESA VERGOGNOSA, LE RIFLESSIONI SONO INEVITABILI:

  1. I SINDACATI CONFEDERALI SONO RIMASTI SENZA LAVORATORI! La perdita di iscrizioni è un dato oggettivo e sempre crescente, e da non trascurare è il fatto che quasi la metà degli iscritti è rappresentata da pensionati! In buona sostanza questi sindacati perdono ogni anno consenso e circa metà dei loro iscritti non lavora più.
  2. Anni addietro la triplice in particolare era forte in quanto a numero di iscritti nella pubblica amministrazione; ma oggi anche il dipendente pubblico, dopo una serie inenarrabile di tradimenti da parte di chi avrebbe dovuto difendere la sua dignità di lavoratore, sta abbandonando quei sindacati confederali che tra l’altro, non fanno minimamente presa sui giovani.
  3. Ci viene da chiederci, chi rappresentano Cgil-Cisl- Uil e Csa: la risposta è LORO STESSI E I LORO INTERESSI! I loro dirigenti sindacali sono ormai lontani dalla realtà con la quale i Lavoratori fanno i conti tutti i giorni: loro, in distacco retribuito da una vita, fanno carriera nel sindacato, senza aver mai o quasi mai lavorato veramente e si godono i loro stipendi d’oro, alla faccia degli ignari Lavoratori che magari per tutta la carriera lavorativa li hanno sostenuti con la loro iscrizione e hanno continuato a farlo anche da pensionati. E’ vergognoso!
  4. Vi siete mai chiesti quanto guadagnano questi sindacati? Troppo! Parlano di trasparenza, ma poi se ne guardano bene dal rendere pubblici i loro bilanci che sono uno dei segreti meglio custoditi d’Italia!
  5. Si avvicina un altro 1 maggio “Festa dei Lavoratori”: vedremo di nuovo i confederali scendere in piazza e ascolteremo di nuovo la solita retorica. La realtà è che per quei sindacalisti il primo maggio è davvero un giorno di festa…. Festeggiano il loro di “lavoro”, stabile e duraturo più che mai, un lavoro per nulla precario e flessibile, più che indeterminato!

E INEVITABILE E’ ANCHE LA CONCLUSIONE A CUI SIAMO GIUNTI: I QUATTRO SINDACATI SONO SINDACATI GIALLI,  di fatto asserviti alla parte datoriale e impegnati solo ed esclusivamente nella coltivazione e nel preservare i loro orti e i cui interessi sono contrapposti a quelli dei lavoratori.

Alla luce di quanto detto, siamo più che convinti che il 17-18-19 aprile i Lavoratori presenteranno il conto alla triplice e al Csa…

Il Diccap invece, nella consapevolezza di aver lavorato sempre e solo per tentare di ridare dignità ai Lavoratori e difenderli dal progressivo depauperamento voluto dai sindacati gialli a braccetto col padrone, è certo di poter affrontare la campagna RSU 2018 a testa alta.

Buon voto a tutti!

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Solidarietà e sostegno per il nostro Collega: condannato a rispondere per oltre 120 mila euro, al termine di un’odissea umana e giudiziaria. VERGOGNA!

Aiutiamo il collega di Milano – Francesco Bartucci, e la sua Famiglia: condannato a rispondere per oltre 120 mila euro a causa del servizio di Polizia Locale in una vicenda dai contorni nebulosi nel 2005.

VERGOGNA!!!!!

SOLIDARIETA’ AL COLLEGA FRANCESCO, DELLA POLIZIA LOCALE DI MILANO, CADUTO IN QUESTO INCREDIBILE EPISODIO E COME TROPPO SPESSO SUCCEDE L’ANELLO DEBOLE DELLA SOCIETA’ PAGA – SOSTENIAMOLO ATTRAVERSO QUESTA RACCOLTA FONDI PRESSO:

BANCA CARIGE – AGENZIA PAVIA IBAN IT96J0617511302000000444980  intestato a BARTUCCI FRANCESCO

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Con questa poche righe desidero condividere con voi la mia esperienza

Il 14 maggio del 2005 svolgevo regolarmente il mio servizio con il collega di  turno; inviati dalla Centrale Operativa in Via San Paolino  ad elevare delle multe per divieto di sosta a seguito di una segnalazione dell’ATM, ci siamo ritrovati aggrediti da circa 40 cittadini inferociti per avere ricevuto la multa per divieto di sosta di euro 35,00,   tra questi uno in particolare che oltre ad aggredirmi con schiaffi e pugni, colpendo per errore persino  sua moglie, si rifiutava di fornire le proprie generalità e solo dopo l’intervento di altre 4 pattuglie sopraggiunte in emergenza, in totale erano lì in 5 per un totale di 10 agenti e dopo varie opere di convincimento si decideva finalmente a dare il proprio documento d’identità ad un agente della 3a pattuglia giunta sul posto. A causa dell’aggressione mi recavo subito in pronto soccorso  dove mi rilasciavano il referto con prognosi di 20 gg. e con la seguente diagnosi:  contusione rachide cervicale, spalla dx ed emitorace dx.

A seguito dell’aggressione denunciavo questo tizio per violenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Durante il processo, Il tizio per difendersi affermava che in quella via i divieti di sosta non esistevano, affermazione supportata da un documento rilasciato dall’ufficio traffico e viabilità del Comune di Milano, e i due agenti impazziti elevavano le multe senza una ragione e per pura invenzione. Io e il mio collega venivamo interpellati il 05 febbraio 2008 solo come testimoni, il giudice, senza avere eseguito alcuna indagine, assolveva pienamente il tizio con sentenza passata in giudicato l’8 giugno 2009 (il Comune di Milano che era a conoscenza del processo e di conseguenza della sentenza di assoluzione emessa non ce l’ha mai notificato precludendoci la possibilità di un intervento immediato)  e invertiva il capo d’accusa ordinando un procedimento contro di me e il mio collega per falsa testimonianza e calunnia inviando gli atti in procura mentre il legale del cittadino richiedeva un risarcimento di euro 175.000,00.

In sostanza io e il mio collega da persone offese diventavamo  imputate e ne venivamo a conoscenza  solo nel luglio 2009 da una lettera ricevuta tramite il Comando della Polizia Locale che preannunciava l’applicazione di un rapporto disciplinare momentaneamente sospeso in attesa della sentenza finale.

Secondo GUP e GIP l’esame del fascicolo da me presentato con tutte le prove non era di loro competenza per cui decidevano di rinviare ad un nuovo giudice che aprisse un nuovo dibattimento con imputazione coatta, quest’ultimo giudice di primo grado di giudizio accettava le prove solo parzialmente e decideva di non archiviare il caso e di andare avanti con il processo, risultato è stato una condanna per calunnia a 2 anni di reclusione per me e per il collega un anno e 4 mesi per falsa testimonianza e al pagamento di danni per un totale di euro 11.000,00.

Su consiglio degli avvocati questa cifra è stata pagata ma abbiamo deciso di ricorrere in appello per ottenere l’assoluzione piena di entrambi; oggi 3 ottobre la sentenza della Corte di Appello di Milano è stata di conferma della condanna di primo grado che prevedeva 2 anni per me e un anno e 4 mesi per il collega con la differenza che il mio reato si è prescritto mentre il mio collega dovrà ricorrere in Cassazione per preservarsi il posto di lavoro.

Cordiali saluti

Milano, 3 ottobre 2014

LA CRONACA

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