Il SULPL interviene sull’eclatante situazione della Polizia Locale di Gorizia.

A S.E. il Prefetto della Provincia di
GORIZIA

Al Sig. Sindaco

Al Sig. Comandante della Polizia Locale
GORIZIA
Invio mezzo PEC

Questa Organizzazione Sindacale maggiormente rappresentativa della Polizia Locale Italiana con riferimento all’articolo apparso il 17 settembre u.s. sul quotidiano on line il piccolo.geolocal.it titolato:L’esordio dei vigilantes armati a Gorizia. Sorvegliati speciali i parchi.

Premesso che:
Una Polizia Locale disarmata non può garantire sicurezza ai cittadini nell’attività di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza nel contrasto alla criminalità se prima non è dotata degli strumenti di difesa personale.
I controlli dei parchi sono finalizzati alla prevenzione ed alla repressione dei reati contro il patrimonio allo spaccio di sostanze stupefacenti oltre che a contrastare in senso lato i fenomeni di degrado.
Il D.Lgs.81 del 2008 T.U. sicurezza sui luoghi di lavoro impone al datore di lavoro di assicurare la sicurezza dei lavoratori nell’espletamento dell’attività lavorativa.
L’art.9 della Legge 65/86 dispone che Il Comandante disponga dell’impiego tecnico operativo degli addetti alla Polizia Locale.
La repressione dei reati, che essi non vengano portati ad ulteriore conseguenze è demandata ex art. 57 cpp agli agenti ed ufficiali di Polizia Giudiziaria.
Nel caso di specie, l’attività superiore, è demandata esclusivamente agli operatori di Polizia Locale per il combinato disposto del predetto art.57, dei decreti sicurezza con la Legge 65/86, essi, ex lege, possono essere solo coadiuvati da soggetti espressamente individuati quali “ausiliari di P.G. se espressamente e formalmente nominati e non potranno mai esercitare le funzioni di P.S., poiché tanto sarebbe contra legem.
Appare quindi lapalissiano che la funzione dei soggetti estranei dovrebbe essere quella di vigilare sulla sicurezza degli operatori di Polizia Locale se tutto è stato ben interpretato dall’odierna scrivente.
Altri soggetti non sono vincolati al segreto d’ufficio non avendo rapporto formale di lavoro con l’Ente Comune ex D.Lgs. 165/2001 quindi potrebbero inficiare le eventuali operazioni di Polizia Giudiziari e di Pubblica Sicurezza eventualmente compiute.
Le spese sostenute dall’Ente per l’impiego di soggetti estranei alla P.L. non trovano coerenza e contrastano, a sommesso parere, con i principi di cui all’art. 97 Cost. e D.Lgs 165/2001.

Tutto ciò premesso
Ritenuta l’attività di Istituto del Corpo di Polizia Locale di Gorizia meritevole, ma non nelle modalità descritte nell’articolo giornalistico de quo

Chiede
Al Sig. Comandante deputato ad assumere le determinazioni di spesa di voler annullare in autotutela, per le motivazioni in premessa, la eventuale necessaria determinazione adottata per l’impiego del personale di vigilanza privata;

Al Sig. Sindaco di voler adottare delibera di Consiglio Comunale che disponga l’armamento della Polizia Locale;

A S.E. il Prefetto della Provincia di Gorizia di valutare l’adozione dei provvedimenti di cui all’art.2 comma 3° del Decreto del Ministero dell’Interno N. 145/87 che qui di seguito si riporta testualmente: ”Per motivi particolari di sicurezza e tenuto conto degli indici locali di criminalità, il prefetto può chiedere al sindaco che tutti gli addetti alla polizia municipale in possesso della qualità di agente di pubblica sicurezza prestino servizio armato.”
In attesa di riscontro della presente si porgono distinti saluti.

Modena, 19 settembre 2019.
Il Segretario Generale
Mario Assirelli

Quanto pesa l’onore della Polizia Locale, Presidente Mattarella?

Forza e onore il resto è aria e polvere!
(Dal film Il Gladiatore)

QUANTO PESA L’ONORE?

Me lo sono sempre domandato: già…! Quanto pesa l’onore?
Non è una domanda retorica o provocatoria, sia chiaro. Vorrei davvero saperlo. E mi spiego meglio… Un anziano magistrato, fine giurista, mi disse che il reato di ingiuria generico è soggetto alla valutazione del “peso” che la vittima da al proprio onore. Qui si parla ancora di persone, di percezione individuale, perché l’ingiuria è (anzi, era) un reato contro la persona. E’ quindi la persona, vittima dell’offesa, a conferire valore alla lesione giudica del bene violato. Non è frutto di una valutazione oggettiva o, peggio, di una valutazione di una parte terza. Sarebbe abominevole che una terza parte conferisse un valore o un peso all’onore di una persona, diversamente da un’altra. Nel caso dell’ingiuria il discorso fila. Non fa una grinza. Se sono vittima di un’offesa sono libero di valutare se adire alle vie legali sulla base della percezione della sussistenza o gravita della lesione del mio onore. Infatti, un “cornuto!” detto da un amico non ha lo stesso valore della medesima parola pronunciata ad un semaforo da qualcuno che ti taglia la strada. Ci sta. Nessun dubbio.
Fin qui tutto bene. Ma siamo in Italia e noi italiani dobbiamo sempre distinguerci dagli altri. Lo sappiamo bene. Perché c’è una condizione per cui esistono due tipi di “onore”. Uno è quello personale, che mi appartiene direttamente, quello appena citato. L’altro è quello collegato al lavoro, o, detto in modo più romantico, alla funzione sociale che svolgo, giuridicamente chiamato “oltraggio a pubblico ufficiale”. Questo non mi appartiene, semmai, appartiene al ruolo inteso in senso istituzionale, appartiene allo Stato. E quindi? Chi è che valuta, anzi, “pesa” questo tipo di onore? Di certo non più la vittima, perché non gli appartiene più. A farlo, fino ad oggi, era un giudice. O meglio, la giustizia. Il giudice, però, non produceva un giudizio di valore o “pesava” l’onore di taluno rispetto ad altri. Egli si limitava a valutare le condizioni di procedibilità, ossia la sussistenza dei requisiti giuridici, gli elementi che “integrano” il reato, si dice in gergo. Li conosciamo bene noi del settore (almeno così credevo): presenza di più persone, luogo pubblico, ecc… Ma il giudice mai si sarebbe soffermato a pesare se un pubblico ufficiale fosse più onorevole di un altro.
Ma allora? Qual è il problema? E va beh.. dai! E’ perché lo ha detto Mattarella? Che vuoi che sia?
Magari così fosse! Se Mattarella lo avesse detto alla scadenza dei suoi 7 anni, con le mani dietro la schiena a ridosso di un cantiere stradale, con la postura tipica dei nostri amati “umarel”, come si dice… nulla quaestio! Nessun problema.
A dirlo è stato il Capo dello Stato, ossia il Presidente della Repubblica. Volete che sia ancora più concreto e romantico? Lo ha detto LO STATO.
Lo Stato ha rivolto il suo sguardo verso di noi, ha preso la “stadera” (la bilancia),ha pesato il nostro onore ed ha decretato che il mio onore pesa molto meno di quello di un carabiniere, di un poliziotto statale, di un finanziere e di un poliziotto penitenziario. Il mio onore pesa tanto quanto quello di un impiegato allo sportello dell’Agenzia delle Entrate. E sapete cosa vi dico? Che quest’ultima affermazione è vera! Perché siamo parimenti pubblici ufficiali. Fino a ieri credevo che non esistessero pubblici ufficiali di serie A e di serie B, ma lo Stato mi ha detto che mi sbagliavo. Ho scoperto di essere un pubblico ufficiale di serie B.
Per lo Stato, quando intervengo con il mio amico carabiniere, perché spesso è lui a chiedermelo, in una “roba da sicurezza” per fare le stesse identiche cose, un “cornuto” detto al carabiniere è reato. Se lo dicono a me no. Però se voglio posso rivolgermi al mio avvocato che emetterà un decreto di comparizione davanti al giudice di pace per fare rivalsa civile. Aaaaah… Ok. Allora così va meglio.
Vedi caro cittadino, caro Presidente della Repubblica, io la butto sul ridere. Perché altrimenti dovrei piangere. Ma a piangere non sarei io, perché non posso piangere su qualcosa che non mi appartiene. A piangere è un’intera categoria. A piangere sono 60 mila donne e uomini.
Il motivo per cui dovrei piangere però, non risiede nel fatto che secondo Lei il mio onore valga meno di altri. Il vero motivo per cui piango risiede nel fatto che il vero oltraggio, l’oltraggio più grave al nostro Onore di Polizia Locale Italiana lo ha commesso Lei. Il vero oltraggio lo ha commesso lo Stato.
E’ un messaggio molto chiaro quello che ci ha rivolto. Probabilmente, come si dice… “a botta fresca” non tutti noi abbiamo ancora preso coscienza della gravità di quello che ha scritto nella sua lettera accompagnatoria alla promulgazione del decreto. Ma quando tutti noi ne prenderemo coscienza, realizzeremo il messaggio chiaro che lo Stato ci ha rivolto. Lei, signor Capo dello Stato, ci ha definitivamente chiarito che NON siamo una forza dell’ordine. Ci ha detto che siamo vigili urbani e non Polizia Locale. Ci ha detto che il nostro onore vale meno di quello delle forze dell’ordine.
Le chiedo, quando realmente tutti noi poliziotti locali (mi perdoni se non uso il termine vigili urbani, non ho nulla contro questo termine, ma così come il Sindaco non si chiama più Podestà, noi non ci chiamiamo più vigili urbani, a meno che lo Stato non voglia, s’intende…) prenderemo seria coscienza di non essere più forze dell’ordine a garanzia della sicurezza dei cittadini italiani, continueremo a farlo? Forse si. O forse, recepiremo molto serenamente che lo Stato ha ragione. Che noi stiamo facendo cose che non ci competono e quindi ci concentreremo sui compiti istituzionali tipici di quello che lo Stato pensa facciano i vigili urbani, ossia le multe per divieto di sosta e le cose “minori”. Quelle per cui non ci vuole un grande onore, come bene ha precisato Lei.
Mi fa anche piacere che lo Stato abbia chiarito una volta per tutte che la sicurezza dei nostri cittadini sia tutelata solo dalle forze di polizia nazionali, pardon!, forze di polizia. Questo ci darà la forza piano piano, a meno che non ci sia un’inversione di tendenza nella quale confido con tutto il cuore, di deviare tutte le istanze di sicurezza avanzate dai cittadini da noi, anche quelle di emergenza, alle forze di polizia. Perché non potrà esserci omissione su funzioni che non ci appartengono. Il nostro onore varrà meno, ma varrà meno anche il ruolo che svolgiamo.
Questo è uno scenario di ciò che temo accadrà. E questo scenario lo ha determinato lo Stato.
Ma davvero lo Stato è così lontano dalla realtà delle cose? Esiste davvero questa distanza dal cittadino comune? Sono certo che in seguito alle pressioni che riceverà, specialmente dai rappresentanti di questa bistrattata categoria, sia possibile da parte Sua una precisazione come solo le persone di spessore come Lei sono in grado di fare. E con la Sua consueta eleganza utilizzerà belle parole che parranno sostenere il contrario di quello che ha scritto, anche se confermando lo stato di fatto. Ma, sinceramente, ne dubito.
In fondo, facciamo parte anche noi di quel baratro etico e morale in cui stiamo sprofondando tutti. Magari chi ha l’onore più pesante tarderà ad essere inghiottito da questo vortice, ma avverrà inesorabilmente anche per loro…. A prescindere dal peso dell’onore.

Il Segretario Regionale Agg. E-R

Giuliano Corso

L’Amministrazione leghista di Cittadella e il Regolamento della Polizia Locale, maniacale, discriminatorio e sessista. Il nostro intervento contro.

Nei giorni scorsi abbiamo letto su svariati quotidiani di un Regolamento della Polizia Locale che ha fatto parlare di se, in negativo, prima ancora dell’approvazione, che speriamo non avvenga.

IL SUSSIDIARIO.NET

IL FATTO QUOTIDIANO.IT

IL MESSAGGERO.IT

LA REPUBBLICA

IL GAZZETTINO.IT

TGCOM24 etc etc

Questo Regolamento di un’Amministrazione leghista nel padovano, sarà ricordato solo per il Dress Code delle Agenti della Polizia Locale.

Abbiamo ritenuto di dover intervenire contro questo Regolamento immediatamente, con questo documento ⤵️

IL DOCUMENTO

Egregi Signori,
da alcune notizie apparse su articoli di stampa, anche online, di numerose testate giornalistiche di portata nazionale, lo scrivente Sindacato DICCAP, ha appreso che il giorno 27 giugno p.v., è prevista all’ordine del giorno Consiglio Comunale la discussione per l’approvazione del Regolamento speciale del Corpo di Polizia Locale e quello dell’armamento del Comune di Cittadella.
L’approdo in Consiglio Comunale di questo importantissimo provvedimento, che, in quanto a urgenza e tempestività suscita perplessità per la coincidenza con altri eventi collegati, per di più con una prassi a dir poco non democratica sia sotto il profilo delle relazioni sindacali che della partecipazione e trasparenza – che invece sappiamo essere comportamento consueto da parte di questa Pubblica Amministrazione – rivela opacità dirette più a incontrare necessità di parte, piuttosto che soddisfare quelle dei Lavoratori della polizia locale.
Da quello che si è potuto conoscere, attraverso gli articoli di stampa, oltre che dai rappresentanti di area, parrebbe che, il regolamento in approvazione troppo rapida per mancanza di informazione agli organi preposti alla conoscenza dalla legge, abbia profili di illegalità e illegittimità. Tali anomalie, anche giuridiche, concernono l’ordinamento che l’organizzazione del Corpo di Polizia Locale, con evidenti e macroscopiche ambiguità / discriminazioni per il personale della polizia locale, con violazioni di legge (L. n. 65/86), di
quelle contrattuali di comparto delle Funzioni Locali e certamente delle regole basilari del Pubblico Impiego (L. 165/01 e succ. mod. ed integrazioni), dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/70), nonché di quelle afferenti alla disciplina regionale di settore.
Un Regolamento che in alcuni punti appare eccessivo. In particolare con riferimento all’art. 24 – requisiti fisico-funzionali di accesso: il nostro Sindacato sostiene assolutamente l’importanza di assumere Agenti in forma, di sana e robusta costituzione; ma qui si va oltre, fino al punto di riportare alla memoria una propaganda d’altri tempi, volta al culto della perfezione fisica. Il paragone è confermato dal punto 5 dell’art. 31 – uso dell’uniforme e
dell’abito civile – in cui leggiamo che “Il Dirigente Comandante, con riferimento al personale giudicato inidoneo al servizio esterno di Istituto, ha facoltà di valutare i casi in cui l’infermità/lesione incida negativamente sul decoro dell’aspetto esteriore…”. Questo è veramente eccessivo, associare la malattia ad una questione di decoro…. Una persona inidonea dovrà sicuramente essere collocata in una posizione lavorativa confacente al suo stato psico-fisico, anche con un cambio di profilo, ma la forma usata in questo regolamento è a dir poco raccapricciante.
Altro articolo che lascia basiti e che ha colpito anche i giornalisti è il 30 – cura della persona – Tutti i Regolamenti sono ispirati alla sobrietà, all’ordine, al decoro con cui si indossa la Divisa e alla cura della persona. Ed è giusto che sia così; tutto sta nel vigilare affinchè tutti i Lavoratori si attengano al Regolamento. Ma mai nessun Sindaco ha redatto un Regolamento che in alcuni punti appare maniacale, come ad esempio quando disciplina anche che lacca, gelatina e brillantina devono essere di colore neutro e usati in quantità non eccessive. Ci piacerebbe sapere come farà a stabilire se il quantitativo usato per modellare i capelli è quello regolamentare! Eccessivo fino al punto di imporre alle Agenti la tipologia di biancheria intima da indossare, che deve essere invisibile. Non abbiamo mai visto Agenti con il reggiseno in bella vista, sinceramente. Ci viene da dire che innanzitutto, l’Amministrazione
che impone ciò dovrà obbligatoriamente fornire al personale femminile anche la biancheria intima d’ordinanza, a proprie spese, al pari dei collant! Questo punto sull’intimo femminile è assolutamente di cattivo gusto e sessista.
Le ricordiamo che la Polizia Locale necessita di una Legge di Riforma che la equipari alle altre FF.OO. e non di divieti così stringenti, inutili e che nulla aggiungono rispetto agli altri Regolamenti, comunque ispirati a giusti concetti di decoro, serietà e sobrietà. Ogni Regolamento di Polizia Locale ribadisce che la Divisa va portata con garbo, decoro e senza eccesso alcuno. Il suo regolamento, dal punto di vista della sostanza non aggiunge nulla; questo Regolamento del Sindaco di Cittadella passerà alla storia come quello del reggiseno, e la stampa ovviamente ci ha ricamato non poco!
Vorremmo chiarimenti anche in merito all’Art. 55 – assegnazione del personale, e 56 – Comandi, distacchi e temporanee assegnazioni – poiché leggendoli sembra quasi che i Lavoratori siano delle pedine senza diritti, ma con solo doveri da osservare, che possono essere trasferiti senza motivazioni ben specificate, per i capricci di terzi.
Le facciamo inoltre presente, con riferimento all’art. 15, che l’assegnazione dei gradi non è conforme alla Legge Regionale, dalla quale non può prescindere.
Per quanto sopra esposto, poiché l’urgenza parrebbe non essere suffragata da validi motivi, anche per le rassegnate dimissioni dall’incarico di Comandante della Polizia Locale ex art. 110/2° c. TUEL, presentate il 16 maggio 2019 dal Dr. Samuele Grandin così come pubblicamente dichiarato dal medesimo, ed essendo presente idonea figura professionale interna titolare del ruolo, questo Sindacato chiede al Sindaco, previo chiarimenti a riscontro della presente, di ritirare dall’ordine del giorno del 27 giugno p.v. l’approvazione del nuovo regolamento del corpo di polizia locale del Comune di Cittadella e quello dell’armamento, con differimento ad altra data, sottoponendo il testo del provvedimento alla conoscenza di tutti i
soggetti coinvolti e destinatari onde ottenere un testo condiviso nel reciproco interesse e a beneficio della qualità, dell’efficienza ed efficacia del servizio per la migliore sicurezza della Comunità e degli Operatori che la devono realizzare.
Nella denegata ipotesi contraria, questo Sindacato si vedrà costretto a intraprendere tutte le iniziative nelle sedi giudiziarie competenti necessarie a tutelare la dignità, l’onorabilità e la professionalità degli operatori di polizia locale di Cittadella e di tutta la categoria, con implicazioni di natura amministrativa contabile, civile e penale a carico dei responsabili.
Cordiali saluti.
Il Coordinatore Generale
Mario Assirelli
Modena, 23.06.19

Chi ha appiccato il fuoco nemico?

Stamattina siamo rimasti tutti sgomenti nell’apprendere la notizia finita sotto i riflettori della cronaca anche nazionale, dell’incendio che verso le 2 del mattino, ha distrutto il Comando di Polizia Locale di Mirandola (MO). Un fatto di cronaca tragico in primis perchè ha causato la morte di due persone inermi, colpite nel sonno, e ne ha ferito, anche in modo grave, molte altre. In secondo luogo perchè ancora una volta sono state colpite le Divise. Pensate l’assurdità o l’ironia della sorte… due cittadine hanno perso la Vita a causa di un vile attentato a un luogo che dovrebbe essere, il condizionale è d’obbligo, il simbolo della tutela dei cittadini. In campagna elettorale la Polizia Locale è un piatto ricco per tanti aspiranti politici in cui ficcarsi. Parlare di Sicurezza porta sempre voti; poi se rimangono solo parole al vento dopo la campagna elettorale, bhe, questa è un’altra storia.

Quello di Mirandola non è il primo, ne sarà l’ultimo attacco alla Divisa. È stato solo tra i più tragici perchè ha sacrificato Vite innocenti, ai cui familiari va il nostro sentito cordoglio.

Le indagini sono in corso. Materialmente fautore del disastro è stato, da quanto abbiamo letto dai giornali, un extracomunitario irregolare che indisturbato è entrato in Comando ed ha appiccato il fuoco, distruggendo tutto, ed avendo anche il tempo di appropriarsi indebitamente di qualche souvenir della Polizia Locale di Mirandola.

Ma proviamo ad andare oltre e a riflettere sull’accaduto. In realtà questo fuoco nemico è frutto del contributo di tanti colpevoli: 1. di quei Dirigenti che ignorano le segnalazioni della base e degli RLS riguardo alla mancanza di rispetto delle più basilari norme sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro. Spesso le sedi dei nostri Comandi vengono collocati in adiacenza di abitazioni civili, in centri commerciali, in condomini! privi di telecamere o di sistemi di allarme. 2. di quella malafede e disprezzo verso la Categoria di quei tanti giornalai che imbrattano le pagine delle testate giornalistiche, i social e le trasmissioni della domenica, che amano infangarci e ridicolizzarci. 3. la mediocrità di tanti Amministratori e di tanti Comandanti politicizzati e yes man.

Viviamo in un momento storico nel quale è in atto un conflitto sociale molto acceso e pericoloso. Noi siamo come le altre Divise, da abbattere! Per una parte della società siamo l’incarnazione del male assoluto… ed essendo per le istituzioni una Polizia di serie B, siamo più vulnerabili e più facilmente raggiungibili.

È dunque imprescindibile tutelare a 360 gradi la Polizia Locale e anche le loro sedi di Lavoro, per tutelare maggiormente i nostri cittadini.

Miriam Palumbo e Mario Assirelli

SULPL/LEGA: firmato il primo protocollo operativo Polizia Locale E-R

FIRMATO OGGI IN REGIONE EMILIA-ROMAGNA IL PRIMO PROTOCOLLO OPERATIVO TRA IL SINDACATO SULPL E LA LEGA DI SALVINI PER LA POLIZIA LOCALE – SEGUIRANNO ANCHE PER ALTRE FORMAZIONI POLITICHE.

Il PROTOCOLLO D’INTESA

COMUNICATO STAMPA⬇️

LEGA: “AGENTI DI POLIZIA LOCALE: FUORI DAGLI UFFICI, ARMATI A PRESIDIARE LA SICUREZZA DEI CITTADINI E L’ORDINE PUBBLICO”

E’ quanto prevede il protocollo operativo siglato questa mattina fra il Sulpl e il Gruppo Lega Emilia-Romagna: “Gli agenti non dovranno più occuparsi di attività che esulano dai compiti propri della sicurezza e del controllo. Dovranno essere dotati di armi da sparo (previa adeguata formazione), spray urticante, distanziatore estensibile e dissuasore elettrico (Taser). Rinnovo degli obsoleti parchi auto di servizio attraverso l’attivazione delle procedure volte all’acquisizione di veicoli derivanti da sequestri finalizzati alla confisca”

“Gli Agenti delle Polizie locali (Municipali e Provinciali) non dovranno più occuparsi di attività che esulano dai compiti propri della sicurezza e del controllo. Dovranno essere dotati di armi da sparo (previa adeguata formazione), spray urticante, distanziatore estensibile e dissuasore elettrico (Taser). Sempre nell’ottica di dotare gli Agenti di strumenti idonei al presidio della sicurezza dei cittadini e di tutela dell’ordine pubblico, gli obsoleti parchi auto di servizio dovranno essere rinnovati attraverso l’attivazione delle procedure volte all’acquisizione di veicoli derivanti da sequestri finalizzati alla confisca”.

E’ quanto prevede il “Protocollo Operativo Polizia locale Emilia-Romagna” siglato questa mattina fra Sulpl (sindacato di Polizia locale ndr) e il Gruppo Lega Emilia-Romagna.

“Il documento – spiegano i consiglieri del Carroccio Alan Fabbri, Matteo Rancan, Fabio Rainieri, Gabriele Delmonte, Daniele Marchetti, Stefano Bargi, Andrea Liverani, Marco Pettazzoni e Massimiliano Pompignoli – si prefigge l’obiettivo di uniformare i servizi che gli amministratori locali andranno a richiedere (in base alle normative vigenti e alla struttura dei corpi di Polizia Locale) ai loro Agenti, condividendo lo status e le prerogative della polizia di prossimità che contraddistingue le Polizie Locali nei territori della Regione Emilia – Romagna e nazionale”.

Il Protocollo prevede che i sindaci, il presidente dell’Unione dei Comuni, il presidente della Provincia e il presidente della Città Metropolitana, nell’ambito delle rispettive funzioni e ai fini della realizzazione delle politiche integrate per la sicurezza urbana attiveranno accordi anche intercomunali con la prefettura e/o le questure per ottenere la divisione dei compiti definiti con le altre Forze dell’Ordine ed avranno a supporto negli incontri l’ausilio delle competenze dei Comandanti della Polizia Locale per il coordinamento delle politiche integrate per la sicurezza nei territori regionali.

“Gli amministratori locali di riferimento e il comandante eviteranno che gli operatori di Polizia Locale si occupino di attività e ruoli (messo comunale, predisposizione atti per le occupazioni temporanee, autista di scuolabus, raccolta iscrizioni per i mercati settimanali, tasse che implicano maneggio di denaro) che esulano dai compiti propri di sicurezza e controllo. Gli incarichi estranei al Corpo di Polizia Locale verranno svolti da personale competente, in modo da sgravare gli Agenti da compiti impropri e implementarne il numero sulla strada. La Polizia Locale svolgerà le funzioni di sicurezza urbana e controllo: svolgimento funzioni Polizia Giudiziaria, controlli stradali, rilevazione incidenti, controlli commerciali, tutela del consumatore, controlli edilizi, controlli tributari, tutela del territorio contro l’abusivismo, controlli ambientali e sul settore di controllo faunistico, controlli ai regolamenti comunali, controlli Daspo, controlli alle residenze di persone non in regola con il permesso di soggiorno in Italia e nei comuni italiani” spiegano i consiglieri leghisti.

“E’ un protocollo che intende definire i compiti della Polizia locale, in forza del quale gli amministratori valorizzeranno la Polizia locale per garantire sicurezza ai cittadini ed agli oepratori medesimi, dotandoli in modo uniforme di tutti gli strumenti di difesa ed autotutela” commenta la Segreteria Regionale Sulpl, composta da Federico Coratella, Miriam Palumbo e Luca Falcitano.

“Tutti i giorni e a tutti i livelli il nostro Sindacato di categoria si adopera per far comprendere e conoscere ai politici il lavoro della Polizia Locale e i rischi a cui sono esposti gli operatori, inquadrati ricordiamolo come impiegati comunali. Nel Gruppo Lega dell’Emilia Romagna abbiamo trovato un interlocutore che ha mostrato attenzione ed interesse. Tant’è che abbiamo elaborato questo protocollo che intende definire i compiti della Polizia locale, in forza del quale gli amministratori valorizzeranno la professionalità degli agenti e, al contempo, garantiranno al meglio la sicurezza ai cittadini ed agli operatori medesimi, dotandoli in modo uniforme di tutti gli strumenti di difesa ed autotutela” conclude il Sindacato.

IL PIACENZA

Il CSA annuncia l’ennesima mobilitazione generale… sciopero?!

Abbiamo letto, riletto e letto ancora l’articolo pubblicato ieri su Italia Oggi concernente il proclama da parte del Csa di una presunta mobilitazione generale della Polizia Locale, dopo la petizione UE!

Abbiamo dovuto rileggere perchè il Csa si presenta in pratica come il sindacato a cui tutta la PL italiana pare aver affidato le sue magnifiche sorti e progressive; quindi i paladini Garofalo e Marucci, dopo la petizione UE, la cui commissione dovrà spronare l’attuale esecutivo a darsi una mossa e mediare, hanno pensato bene di coronare il tutto con l’ennesimo sciopero. La motivazione? si legge “la risposta a decenni di promesse disattese, portate avanti da esecutivi diversi che non sono mai riusciti a togliere la polizia locale dal limbo del contratto degli impiegati comunali”.

La domanda nasce spontanea, ma di cosa stanno parlando? Questi sindacati che si fregiano di essere di categoria, dove intendono portare la Polizia Locale?
Noi del SULPL non ci siamo mai tirati indietro di fronte ad azioni di protesta, a manifestazioni, a stati di agitazione, a scioperi anche ad oltranza e della fame, ma lo abbiamo fatto cum grano salis e al momento opportuno, e non tanto per…
Forse qualche sindacato ha bisogno di scioperare per ricordare agli iscritti che esiste?!
Non ci tireremo indietro nemmeno per il futuro, ma con l’onestà intellettuale e il profondo senso di responsabilità verso i Lavoratori che ci contraddistinguono, dobbiamo dire ai Colleghi di non ascoltare queste sirene incantatrici. Dobbiamo guidare i Colleghi della Polizia Locale, non mandarli allo sbaraglio per secondi fini. Dopo Bruxelles, dove c’eravamo anche noi, qualcosa è cambiato; per la prima volta, oltre i confini italiani, siamo certi di essere riusciti a far comprendere l’essenza del lavoro della PL italiana e della disparità di trattamento che le viene riservato rispetto alle FF.OO.. La Commissione si è impegnata a intervenire sull’attuale esecutivo e noi con lei. Come? lavorando quotidianamente, intessendo rapporti capillari sul territorio per sensibilizzare la parte politica che spesso non conosce il nostro lavoro, quindi portando avanti instancabilmente la nostra politica dei piccoli passi. In questo momento storico, di timida apertura da parte del Governo, quale beneficio potrebbe dare uno sciopero? A nostro avviso, nessuno; servirebbe solo a fare passi indietro e a impoverire ancor di più le tasche dei Colleghi che vi aderiscono (sicuramente pochi). I tempi per uno sciopero sono prematuri visto che il dialogo tra Bruxelles e le nostre Istituzioni è in fase embrionale. Vi invitiamo ad ascoltare l’intervento del nostro Segretario Generale Assirelli all’Europarlamento, sul nostro Blog, e tutto vi sarà più chiaro… hanno nuovamente copiato e fatto loro il nostro intervento e il nostro risultato!

CHI È LA POLIZIA LOCALE ITALIANA? Audizione SULPL_Bruxelles, 22.01.2019

CHI E’ LA POLIZIA LOCALE ITALIANA, QUALI SONO I SUOI DIRITTI, QUALI LE SUE ASSICURAZIONI, QUALE IL SUO CONTRATTO, QUALI LE SUE PREROGATIVE … non si può avere lavoratori di polizia locale come impiegati in divisa nel campo della securety e safety – sulla sicurezza dei Cittadini non si scherza – o siamo impiegati o siamo polizia !!! (cit. Mario Assirelli)

Qui di seguito riportiamo il documento integrale del nostro Segretario Generale:

Al Presidente del Parlamento Europeo
Integrazione petizione – nr 0624/2017 documentazione supplementare – iscritta progetto ordine del giorno Commissione Bruxelles del 22.01.19, esame per le ore 09,15.
Tutela Lavoratori Polizia Locale – mancata equiparazione e violazione del codice etico europeo

Egr sig. Presidente, Lei dovrebbe conoscere, per il ruolo che ricopre, l’ordinamento della Polizia Locale italiana che è regolato dalla L.Q. nr.65/86. Gli appartenenti ai Corpi e Servizi della Polizia Locale Italiana svolgono sia compiti di Polizia Amministrativa e, al pari delle altre forze di Polizia ad ordinamento statuale, tutte le altre funzioni di Polizia: Giudiziaria, Pubblica Sicurezza, Stradale e Tributaria. La polizia di sicurezza (securety) mira a tutelare in generale la collettività contro i pericoli che minacciano la sicurezza e l’ordine pubblico, mentre la polizia amministrativa (safety) è intesa a tutelare la collettività contro i pericoli e le turbative specifiche che minaccino la collettività stessa in particolari settori della vita sociale e, quindi, esistono tante branche della polizia amministrativa, quanti sono i servizi e i beni che, nell’interesse della collettività, richiedono un’apposita tutela. Gli appartenenti alle Polizie Locali, al pari delle altre forze di Polizia ad Ordinamento statale (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Capitaneria di Porto) sono chiamati ad assicurare legalità in tutte le Comunità locali, oltre l’ordinato convivere civile, il buon esempio (prima Autorità per una società che si considera civile), l’educazione ormai dimenticata in tutt’Europa, il rispetto delle regole, il dialogo e ad assicurare alla giustizia chi commette reati, assicurare le fonti di prova e che i reati non vengano portati ad ulteriori conseguenze – nello svolgimento di queste attività sono posti direttamente alle dipendenze dell’Autorità Giudiziaria ed in relazione, invece, alla qualifica di Pubblica Sicurezza alle dipendenze dell’Autorità provinciali (Prefetto – Questore) e nazionali (Ministero dell’interno). Con il d.l. nr 14/17 – disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città – si sono individuati due livelli uno nazionale e l’altro locale potenziando l’autonomia dei sindaci e quindi della polizia locale (regolatrice di vita e di coesione sociale quotidiana) che è di fatto necessariamente impegnata a garantire sicurezza nelle città se non in via esclusiva comunque al pari delle Polizie statuali, infatti obiettivo delle linee generali della legge è coordinare e favorire la collaborazione tra le forze di polizia e la polizia locale nei seguenti settori d’intervento: scambio informativo tra polizia locale e forze di polizia presenti sul territorio, interconnessione, a livello territoriale, tra le sale operative della polizia locale e quelle delle forze di polizia, regolamentazione dell’utilizzo in comune di sistemi di sicurezza tecnologica per il controllo delle aree e attività soggette a rischio, aggiornamento professionale integrato per gli operatori di Polizia di Stato e Polizia Locale – il tutto rafforzato dal decreto sicurezza entrato in vigore a 29.11.2018 che prevede: sgomberi, invasione di edifici, utilizzo del Taser in fase sperimentale – Reato blocco stradale – Lotta al terrorismo – Stretta sul noleggio di tir e furgoni – Daspo per i sospettati di terrorismo – accesso ai terminali del Ministero dell’Interno esclusivamente per i Comuni sopra il 100 mila abitanti (tutte queste nuove disposizioni coinvolgono anche la Polizia Locale).
Lo Status giuridico degli appartenenti ai Corpi ed ai Servizi di Polizia Locale è controverso, per usare un eufemismo, poiché sebbene essi svolgano tutte le funzioni di Polizia a loro è riservato, dall’ordinamento, un Contratto di Lavoro di diritto comune e privato che produce enorme ingiustizia, diversità e palese violazione dei diritti comunitari tra i dipendenti della polizia locale e gli amministrativi e tra i Lavoratori della polizia locale e quelli della polizia nazionale – causa il famigerato Dlgs 29/93 ora Dlgs 165/01 il quale ha privatizzato il Pubblico Impiego e brutalmente anche la Polizia Locale, mentre, ha escluso , con l’articolo 3 del medesimo Dlgs, le altre forze di Polizia, per cui vede i Lavoratori della Polizia locale ampiamente discriminati rispetto a chi svolge le medesime funzioni ma dipendenti da un contratto di diritto pubblico. La Polizia Locale non può essere soggetta a privatizzazione e sul punto la giurisprudenza è palese e, in modo puntuale, rigoroso ed incontestabile afferma che l’attività di polizia, quale quella assolta dai Corpi Polizia Locale (Municipale e Provinciale), configura l’esercizio di una pubblica funzione e non di un pubblico servizio.

L’articolazione oraria per la totalità dei Corpi e Servizi avviene con prestazione resa in forma turnata, anche notturna, al fine di garantire la continuità del servizio di Pubblica Sicurezza, Polizia Giudiziaria, Polizia Amministrativa, Protezione Civile e Polizia Stradale ed in tal senso l’ordinamento italiano ha emanato il D. Lgs. n.66/03, in attuazione della direttiva europea n.93/104 CE e della direttiva 2000/34/CE, il quale si applica a tutti i settori di attività, pubblici e privati, in relazione a rapporto di lavoro subordinato-tale disciplina non si applica qualora “altri strumenti comunitari contengano prescrizioni più specifiche in materia di organizzazione dell’orario di lavoro per determinate occupazioni o attività professionali – l’art.2 del medesimo D.Lgs. concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro non si applica nei confronti dei servizi di protezione civile, nell’ambito delle Strutture giudiziarie e penitenziarie e di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica e quindi non trova applicazione per i Corpi ed i Servizi di Polizia Locale al pari delle altre Forze di Polizia dello Stato … quindi?! CHI E’ LA POLIZIA LOCALE ITALIANA, QUALI SONO I SUOI DIRITTI, QUALI LE SUE ASSICURAZIONI, QUALE IL SUO CONTRATTO, QUALI LE SUE PREROGATIVE … non si può avere lavoratori di polizia locale come impiegati in divisa nel campo della securety e safety – sulla sicurezza dei Cittadini non si scherza – o siamo impiegati o siamo polizia !!!

Nella Raccomandazione (2001)10 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa recante il “Codice europeo di etica per la Polizia”, nel paragrafo “I diritti del personale di polizia” affermava che “Il personale di polizia gode dei diritti sociali ed economici, in quanto funzionari pubblici, nella misura più ampia possibile”. In particolare, devono avere il “diritto di ricevere una remunerazione adeguata, del diritto alla previdenza sociale e di accedere a specifiche misure di protezione della salute e della sicurezza, tenendo conto del carattere particolare del lavoro della polizia; mentre la Raccomandazione 80 (2000) sulla criminalità e l’insicurezza urbana in Europa, il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa affermava che le autorità locali hanno un ruolo essenziale nella prevenzione e la riduzione della criminalità e che le autorità nazionali devono, di conseguenza, rafforzare le competenze dei governi locali e accrescere le risorse loro assegnate a tale fine, considerazioni ribadite nel 2006 con l’adozione di una seconda raccomandazione (Raccomandazione 197) sulla sicurezza urbana in Europa; nella Risoluzione 180 (2004) sulla polizia locale in Europa, il Consiglio d’Europa chiedeva tra le altre cose di “garantire il rispetto della capacità della polizia locale e del suo ruolo in materia di sicurezza e di prevenzione, in particolar modo mediante retribuzioni, pensioni, evoluzioni di carriera e possibilità di formazione pari a quelle offerte alla polizia statale; la Direttiva, invece, nr 2000/78/CE mira a stabilire un quadro generale per la lotta alle discriminazioni-dirette ed indirette-per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro alfine di rendere effettivo negli Stati membri il principio della parità di trattamento; la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ribadisce nel suo articolo 21 il principio di non discriminazione; la Costituzione italiana (artt. 3 e 36), prevede che a parità di funzioni deve corrispondere parità di trattamento e nel caso degli appartenenti alla Polizia Locale appare evidente una violazione della Carta Costituzionale Italiana con palese disparità di trattamento e discriminazione tra lavoratori.

VISTO
1. Le diverse interrogazioni scritte presentate già dal 11.09.2013 a codesto Parlamento da questo SULPL aderente alla Confederazione Europea EUROCOP;
2. Gli atti inviati alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 10.07.2015;
3. La petizione D310862 comunicata in data 21.06.2017 nr 0624/17;
4. La petizione al Presidente del Senato Italiano del giugno 2017.

Chiedo, pertanto, al Presidente del Parlamento Europeo

di analizzare attentamente questa manifesta violazione del diritto etico europeo tra i Lavoratori delle diverse forze di polizie in Italia e NON fermarsi alla semplice e superflua risposta che è di competenza della Nazione italiana ovvero di inviare una nota scritta al Parlamento italiano (fine a se stessa), perché significherebbe anche lavarsene irresponsabilmente le mani con la consapevolezza, a discapito di tutta la sicurezza della Comunità Europea, di diminuire il controllo del territorio a beneficio del terrorismo, che non ha barriere ne confini (vedi anche l’accesso ai terminali di Polizia – AD OGGI ANCORA LIMITATISSIMO – onde individuare i soggetti pericolosi, ricercati o che hanno espulsioni in atto o ordini / ricerca per arresti immediati – cosa gravissima che è successa e continua a succedere con il transito in Italia di diversi terroristi che hanno già operato in attentati con diversi morti e potrebbero essere fermati dalla polizia locale, ma questa NON è nelle condizioni di poter operare regolarmente verificando la loro identità e pericolosità causa l’inadeguatezza dello Stato!) – semplicemente perché la Polizia Locale italiana ha un vergognoso contratto di natura privata che prevede anche la produttività, tra l’altro!!!
Per non trattare la questione dei caduti in servizio per adempiere al proprio dovere in difesa dei Cittadini e per fare rispettare le regole del vivere civile e delle migliaia di feriti che ogni anno ha la polizia locale sul territorio italiano senza riconoscimenti, assicurazioni, tutele e pensione privilegiata (anch’essa ignobilmente cancellata dal Parlamento italiano nel dicembre 2011)!
Non solo ma che a livello previdenziale gli appartenenti a questa Forza di Polizia ad ordinamento locale ha l’obbligo di versare, da contratto PRIVATO del 21.05.18, le risorse economiche, previste per legge, in un fondo gestito dai sindacati confederali italiani (cgil, cisl e uil) e dall’associazione dei Comuni (Anci) (inoltrato esposti in tutte le Procure della Repubblica Italiane).
In Italia, altra anomalia da non trascurare sono i Consigli comunali -degli oltre ottomila Comuni – i quali decidono se la polizia locale può essere armata oppure no e non lo Stato! Lasciando indifeso il proprio territorio per il troppo buonismo anche di fronte alle ulteriori insicurezze dettate dalla società odierna.
Per non parlare delle problematiche ambientali, dell’inquinamento e dei controlli sul maltrattamento degli animali (anche volatili) che ha visto quasi l’annullamento/smantellamento delle Polizie preposte a questi specifici controlli (Polizie Provinciali e Corpo Forestale dello Stato).
Ribadiamo, quindi, con FORZA al Parlamento Europeo e al suo Presidente di intraprendere tutte le azioni necessarie per impegnare seriamente il Governo italiano nel garantire la parità di trattamento (contrattuale, economico, previdenziale) tra i Corpi di Polizia Locale (Municipale e Provinciale) e le altre Forze di Polizia ad Ordinamento Statuale per equità tra i Lavoratori del settore e per avere un controllo maggiore del territorio che determinerà più sicurezza per le Comunità e per l’Europa.
La Polizia Locale è la più capillare sul territorio ed è collocata in tutte gli angoli della Nazione; nessuno dico nessuno ha la medesima conoscenza delle persone, dei luoghi e degli ambienti di questa Polizia prossimità e, forse unica, nel tentare di recuperare i valori, i principi l’educazione e il rispetto di questa società e di limitarne le intolleranze.

Modena, 31 dicembre 2018

Segretario Generale
Mario Assirelli – Ufficiale di Polizia Locale Sassuolo (Mo)

Grazie al nostro intervento e alle nostre dichiarazioni, sia i parlamentari che i componenti della commissione, oltre che il Presidente, hanno dichiarato che non si limiteranno ad inviare una lettera al Ministero dell’Interno, bensì al Governo italiano tramite il Premier. Inoltre la sensazione è che vogliano realmente risolvere la questione -che resta di competenza dell’Italia comunque- ma per parte loro invieranno una delegazione in Italia con l’intento preciso di definire e risolvere la questione contrattuale della Polizia Locale e dei diritti di questi lavoratori. Quando verranno, a Marzo, il Sulpl sarà chiamato e andrà con loro sia in Parlamento che a Palazzo Chigi. Abbiamo voluto escludere il Ministero dell’Interno, affidando la raccomandazione al Governo e al Parlamento, in quanto i parlamentari ne saranno informati personalmente dalla commissione europea. Lo scontro è stato forte tra il nostro irriducibile Segretario Generale e il Presidente, ma ne è valsa la pena. I Parlamentari italiani presenti hanno salutato con piacere la nostra delegazione (composta anche dai referenti nazionali Claudio Mascella, Paolo Sarasini e Giuseppe Bonfilio), complimentandosi e confermando che non era mai accaduto prima d’ora che uno, senza autorizzazione, parlasse quasi il doppio del tempo, con tutte le risoluzioni e le reazioni positive!

Assirelli ha anche richiamato la commissione medesima alle sue responsabilità. Forza e orgoglio, Colleghi!!!