15 gennaio 2022: SCIOPERO DELLA POLIZIA LOCALE.

AI LAVORATORI DELLA POLIZIA LOCALE ITALIANA
 
 
SCIOPERO DELLA CATEGORIA PER IL 15 GENNAIO 2022.-


Il Sindacato Unitario Lavoratori della Polizia Locale Italiana- S.U.L.P.L.-


Premesso che:
Il Governo non ha ritenuto procedere al raffreddamento dei conflitti presso le sedi indicate dalla Legge 12 giugno 1990, n. 146 e ss. mm. ii. – anche in relazione agli ultimi eventi relativi alla riforma della polizia locale italiana che ha visto modificare in peggio il testo uscito dalla I Commissione Affari Costituzionali della Camera il quale era stato approvato all’unanimità dalle forze politiche presenti nell’arco parlamentare!!!!


Gli appartenenti alla Polizia Locale Italiana, pur svolgendo da sempre le stesse funzioni delle forze di Polizia ad ordinamento statale, non hanno gli stessi trattamenti giuridici, previdenziali ed assistenziali;


Il SULPL ha raccolto 600 mila firme d’iniziativa popolare per addivenire alla risoluzione di questo annoso problema evidente a tutto il mondo istituzionale ma che a causa del Ministero dell’Interno (cioè i Prefetti che ne fanno parte – i burocrati) non è stata ancora varata nonostante la volontà dei nostri parlamentari e dei cittadini italiani di riformare questa basilare e fondamentale polizia di prossimità.


L’Unione europea ha recepito già nel 2017 la richiesta avanzata in sede di audizione di equiparazione, in termini di tutele e formazione, alle altre forze di polizia ad ordinamento nazionale presenti sul territorio, inviando apposita missiva alle Autorità (Presidente del Consiglio, Ministero dell’Interno e a tutti i capogruppo dei partiti italiani) nazionali per indurre a porre fine a queste discrasie del sistema sicurezza tra i Lavoratori che ne tutelano il territorio ed equiparamento e del trattamento economico esistente fra le forze dell’ordine nel nostro Paese; evidenziando “la discriminazione, sul piano organizzativo e remunerativo, esistente in Italia” fra la polizia di Stato e a polizia locale”, sottolineando “la necessità di coinvolgere” questi ultimi “nelle azioni volte a prevenire e combattere il terrorismo e la radicalizzazione”, pur ammettendo che la materia è di competenza esclusivamente nazionale, la Commissione Ue, nel documento inviato, ha riconosciuto che le forze di polizia locali possono svolgere “un ruolo fondamentale” nella condivisione delle informazioni e che potrebbero essere partner importanti nella lotta alla radicalizzazione e al terrorismo;


Il Consiglio dei Ministri in data 11 luglio 2019 ha approvato su proposta del Ministro dell’Interno di concerto con il Ministro della Pubblica Amministrazione un disegno di legge delega per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della polizia locale. La delega prevedeva, tra le altre cose, il riordino della disciplina in materia di accesso ai ruoli e della relativa progressione di carriera, nonché del rapporto di lavoro anche sotto i profili previdenziali e assicurativi;
Nelle bozze delle ultime previsioni normative in materia di contenimento del Covid-19, era contenuta la possibilità di assunzione nella Polizia Locale in deroga alle disposizioni stringenti finalizzata al contenimento della diffusione della Pandemia, cancellata in sede di emanazione;
Il D.L. n.172 del 26 novembre us ha introdotto l’Obbligo vaccinale per gli appartenenti alla Polizia Locale Italiana, equiparandola di fatto alle altre forze di Polizia Statuale, poiché tutte preposte al controllo del possesso della carta verde e al contenimento della Pandemia sempre in prima fila i Lavoratori della polizia locale;
La Polizia Locale Italiana ha registrato il decesso per Covid-19 di 37 donne e uomini caduti nell’espletamento e adempimento del proprio dovere finalizzato alla limitazione della diffusione Pandemica;
La Categoria dei Poliziotti Locali non è stata inserita nelle cosiddette attività usuranti / gravose a fronte dei caduti, feriti e mutilati che si registrano diuturnamente;
E’ stato licenziato il testo unico definitivo dei progetti di legge sulla Polizia Locale, approvato da tutte le forze politiche parlamentari, ma che lo stesso, alla data odierna, non è stato calendarizzato per i passaggi nelle aule del Parlamento; il predetto testo unico definitivo è stato, dopo la proclamazione dello stato di agitazione ulteriormente modificato dal Ministero degli Interni;
Non è stata emanata nessuna previsione di Legge prevedente l’erogazione dell’assegno alimentare per i lavoratori della Polizia Locale sospesi dal servizio a causa dell’entrata in vigore del D.L. n.172 del 26 novembre 2021 in Italia possiamo elargire il reddito di cittadinanza a chi ne ha necessità, giustamente, ma lasciamo senza stipendio la DIVISA!!!
Tutto ciò premesso
Al fine della tutela dei diritti di tutti i lavoratori della Polizia Locale Italiana, PROCLAMA SCIOPERO DELLA CATEGORIA PER TUTTA LA GIORNATA DEL 15 GENNAIO 2022.

Proposta nuovo testo unificato Legge di Riforma Polizia Locale

RINGRAZIAMO L’ON. BORDONALI. ECCO IL TESTO RIFORMULATO POST INCONTRI CON IL MINISTERO DELL’INTERNO-MASSIMA ATTENZIONE-VALUTEREMO ULTERIORI EMENDAMENTI.

Proposte di legge C. 242 Fiano, C. 255 Guidesi, C. 318 Rampelli, C. 451 Bordonali, C. 705 Polverini, C. 837 Sandra Savino, C. 1121 Vito e C. 1859 Brescia
Disposizioni per il coordinamento in materia di politiche integrate per la sicurezza e di polizia locale
 
PROPOSTA DI NUOVO TESTO UNIFICATO DA ADOTTARE COME NUOVO TESTO BASE
 
CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI
 
ART. 1
(Ambito di applicazione)
 
1. La presente legge reca, anche in attuazione dell’articolo 118, terzo comma, della Costituzione, disposizioni integrative della disciplina delle modalità e degli strumenti di coordinamento tra Stato, regioni, province autonome di Trento e Bolzano ed enti locali, previsti dal decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48.
2. La presente legge reca altresì disposizioni in materia di polizia locale, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione. Le predette disposizioni si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano in conformità con i relativi statuti speciali e le norme di attuazione.
 
Art. 2
(Definizioni)
 
1. Ai fini della presente legge si intende per:
a) sicurezza integrata, l’insieme degli interventi assicurati, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province autonome di Trento e Bolzano e dagli enti locali, nonché da altri soggetti istituzionali, al fine di concorrere, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze e responsabilità, alla promozione e all’attuazione di un sistema unitario e integrato di sicurezza per il benessere delle comunità territoriali;
b) sicurezza urbana: il bene pubblico che, ai sensi dell’articolo 4 del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione, anche urbanistica, sociale e culturale, e recupero delle aree o dei siti degradati, l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione della cultura del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile, cui concorrono prioritariamente, anche con interventi integrati, lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, nel rispetto delle rispettive competenze e funzioni;
c) polizia amministrativa locale: le funzioni e i compiti amministrativi che, ai sensi dell’articolo 159, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, concernono le misure dirette ad evitare danni o pregiudizi che possono essere arrecati ai soggetti giuridici ed alle cose nello svolgimento di attività relativa alle materie nelle quali vengono esercitate le competenze degli enti locali, senza che ne risultino lesi o messi in pericolo i beni e gli interessi tutelati in funzione dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica;
d) polizia amministrativa regionale: le funzioni e i compiti amministrativi che, ai sensi dell’articolo 159, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, concernono le misure dirette ad evitare danni o pregiudizi che possono essere arrecati ai soggetti giuridici ed alle cose nello svolgimento di attività relativa alle materie nelle quali vengono esercitate le competenze delle regioni, senza che ne risultino lesi o messi in pericolo i beni e gli interessi tutelati in funzione dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica;
2. Ai fini della presente legge si intende, altresì, per:
a) funzioni di polizia locale: le funzioni attribuite dalla legge dello Stato agli enti locali, in materia di polizia amministrativa locale, di tutela della sicurezza urbana e del territorio extraurbano e di prevenzione, accertamento e repressione degli illeciti, negli ambiti e nel rispetto delle attribuzioni e delle competenze individuati dalla legge;
b) Corpo di polizia locale: l’articolazione a rilevanza esterna di cui si avvale l’ente locale per l’esercizio della funzione di polizia locale, il cui ordinamento e servizio è disciplinato dalla presente legge, nonché dalle norme adottate in attuazione della stessa legge;
c) Conferenza unificata: la Conferenza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
d) ANCI: l’Associazione nazionale dei comuni d’Italia;
e) UPI: l’Unione province d’Italia;
f) UNCEM: l’Unione nazionale comuni, comunità ed enti montani;
g) Forze di polizia: le Forze di polizia di cui all’articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121;
h) C.E.D.: il Centro elaborazione dati di cui all’articolo 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121;
3. Ai sensi dell’articolo 117, comma 2, lett. p), della Costituzione, dell’articolo 14, commi 27 e ss., del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e della legge 7 aprile 2014, n. 56, la funzione di polizia locale costituisce funzione fondamentale dei comuni, anche in forma associata.
 

 
Capo II
POLITICHE INTEGRATE PER LA SICUREZZA
 
ART. 3
(Regolamenti di polizia urbana)
 
1. Al decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, dopo l’articolo 5, è inserito il seguente:
“Art. 5-bis
(Regolamenti di polizia urbana)
1. Per il perseguimento degli obiettivi di cui all’articolo 5, comma 2, i comuni, nel rispetto delle competenze demandate allo Stato e alle regioni e dei vincoli derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea e dagli obblighi internazionali, stabiliscono, con i regolamenti di polizia urbana, oltre alle misure di cui all’articolo 9, comma 3, anche obblighi e divieti al fine di assicurare l’uso e il mantenimento del suolo pubblico, la piena fruizione dello spazio pubblico, il decoro urbano, la tutela della quiete pubblica, nonché di rimuovere le situazioni che possono favorire l’insorgere di fenomeni di criminalità, in particolare di tipo predatorio”.”.
 
ART. 4
(Disposizioni per il rafforzamento dello scambio informativo in materia di sicurezza urbana)
 
1. Lo Stato, le regioni, le province autonome di Trento e Bolzano e gli enti locali rafforzano, nelle materie, negli ambiti e con gli strumenti di rispettiva competenza, lo scambio informativo per lo sviluppo di efficaci ed efficienti politiche di sicurezza integrata e di sicurezza urbana, ai sensi del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48.
2. All’articolo 7 del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, dopo il comma 1-bis è inserito il seguente: “1-ter. I patti di cui all’articolo 5 possono prevedere che il comune capoluogo, la città metropolitana e la provincia, negli ambiti di rispettiva competenza, effettuano, a cadenza annuale, una mappatura degli indicatori rilevanti e un’analisi dei principali fenomeni di degrado e marginalità sociale. La mappatura e le analisi sviluppate sono trasmesse al prefetto, che concorda con i sindaci della provincia l’eventuale aggiornamento dei predetti patti e la rimodulazione degli interventi per la sicurezza urbana.
 

 
ART. 5
(Integrazione dei settori di intervento in materia di sicurezza integrata)
 
1. All’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente: “c-bis) cooperazione, tra Stato, regioni ed enti locali, negli ambiti di rispettiva competenza, per la partecipazione a iniziative e progetti promossi dall’Unione europea”.
2. Al fine di dare attuazione a quanto previsto dal comma 1, si provvede, entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, ad aggiornare, su proposta del Ministro dell’interno, con accordo sancito in sede di Conferenza unificata, le linee generali per la promozione della sicurezza integrata di cui all’articolo 2, comma 1, del predetto decreto-legge n. 14 del 2017. Le Amministrazioni interessate provvedono a dare attuazione alle previsioni del presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.”
3. Gli accordi di cui all’articolo 3 del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, possono essere finalizzati a promuovere:
a) la predisposizione di protocolli informativi dedicati, volti ad agevolare lo scambio informativo tra la polizia locale e le Forze di polizia presenti sul territorio negli ambiti e secondo le modalità stabilite dalle linee generali delle politiche pubbliche per la promozione della sicurezza integrata previste dall’articolo 2, comma 1, del medesimo decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48;
b) nel rispetto dei piani coordinati di controllo del territorio di cui all’articolo 17, comma 1, della legge 26 marzo 2001, n. 128, l’attuazione da parte delle polizie locali dipendenti dai Comuni capoluogo, nell’intero arco delle ventiquattro ore, di servizi di polizia stradale sulla viabilità urbana, anche di pronto intervento per la rilevazione degli incidenti stradali, adeguati rispetto alle esigenze del territorio di competenza;
c) la collaborazione delle polizie locali con le associazioni di cittadini non armati per la tutela della sicurezza urbana, nei limiti stabiliti dall’articolo 1, commi 40, 41, 42 e 43, della legge 15 luglio 2009, n. 94;
d) forme di collaborazione, negli ambiti di specifica competenza, finalizzate alla realizzazione di progetti per la riqualificazione di aree urbane degradate;
e) campagne di informazione istituzionale per l’educazione alla legalità.
 
ART. 6
(Raccordo istituzionale per il monitoraggio dell’attuazione
degli accordi in materia di sicurezza integrata e dei patti in materia di sicurezza urbana)
 
1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 3, comma 4, del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, il prefetto del comune capoluogo di regione convoca, con cadenza almeno semestrale, una conferenza regionale per la verifica dello stato di attuazione degli accordi di cui al predetto articolo 3 del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48. La conferenza è presieduta dal prefetto del capoluogo di regione ed è composta dal presidente della regione, dai prefetti delle province, dai questori e dagli altri responsabili di livello provinciale delle Forze di polizia e dai sindaci dei comuni capoluogo di provincia. Il prefetto del capoluogo di regione, sentito il presidente della regione, può invitare a partecipare alle sedute della conferenza ulteriori soggetti pubblici o privati interessati all’attuazione degli accordi di cui al citato articolo 3 del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48.
2. La conferenza di cui al comma 1 si avvale, per le attività istruttorie, di studio, collaborazione e consulenza e per il raccordo tra i diversi livelli di governo presenti sul territorio regionale, di un comitato tecnico paritetico tra Stato, regione ed enti locali, istituito presso la prefettura del capoluogo di regione. Il comitato è presieduto da un dirigente della carriera prefettizia in servizio presso la prefettura del capoluogo di regione, designato dal prefetto, ed è composto in modo da assicurare la rappresentanza paritaria da personale in servizio presso le prefetture della regione, designato dai rispettivi prefetti, e da membri nominati, tra i propri dipendenti, rispettivamente dalla regione e dai comuni capoluogo di provincia. Per la partecipazione al comitato non spettano compensi, gettoni di presenza o rimborsi spese e le relative attività sono svolte con le risorse umane, strumentali e logistiche disponibili a legislazione vigente.
3. Il prefetto del capoluogo di regione riferisce al Ministro dell’interno l’esito della verifica compiuta nell’ambito della conferenza di cui al comma 1.
4. Il prefetto del capoluogo di provincia convoca, con cadenza almeno semestrale, un’apposita conferenza di livello provinciale per la verifica dell’attuazione dei patti di cui all’articolo 5 del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48. Alla conferenza di cui al presente comma, partecipano, oltre al prefetto che la presiede, il sindaco del comune capoluogo e i sindaci degli altri comuni interessati. Il prefetto può invitare a partecipare alle sedute della conferenza ulteriori soggetti pubblici o privati interessati all’attuazione dei predetti patti.
5. Il prefetto del comune capoluogo di provincia riferisce al Ministro dell’interno l’esito della verifica compiuta nell’ambito della conferenza di cui al comma 1.
 
 
Capo III
NORME SULL’ORDINAMENTO E IL SERVIZIO DELLA POLIZIA LOCALE
 
Art. 7
(Funzioni di polizia locale)
 
1. Per l’esercizio delle funzioni di polizia locale di cui sono titolari, i comuni, le città metropolitane e le province istituiscono, anche nelle forme associate previste dalla legge, Corpi di polizia locale che assicurano le funzioni di vigilanza e di controllo sul rispetto delle norme vigenti e di prevenzione, accertamento e repressione degli illeciti nelle materie attribuite, delegate o trasferite all’ente locale di appartenenza, e nelle seguenti materie, nei limiti delle proprie attribuzioni e delle competenze assegnate dalla legge all’ente locale da cui dipendono:
a) polizia amministrativa locale;
b) polizia dell’edilizia e dell’urbanistica;
c) polizia del commercio;
d) esercizio del prelievo ittico e venatorio;
e) polizia ambientale, fermo restando i compiti riservati alle Forze di polizia e ai Corpi forestali delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano;
f) polizia stradale, ai sensi dell’articolo 12, comma 1, lettere d-bis) ed e), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;
g) vigilanza sul patrimonio pubblico dell’ente di appartenenza;
h) funzione di supporto all’attività di accertamento dei tributi di competenza dell’ente di appartenenza, attraverso il rilevamento di dati, fatti e situazioni;
i) concorso alle attività di soccorso in caso di calamità e disastri o altre emergenze di protezione civile secondo quanto previsto dall’articolo 12, comma 6, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1 e nel rispetto delle previsioni della presente legge.
2. Per le finalità di cui all’articolo 8, comma 6, il personale del Corpo di polizia locale esercita, nei limiti delle proprie attribuzioni, anche funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza. A tal fine, al personale del Corpo di polizia locale è riconosciuta, secondo le modalità ed i termini stabiliti dalla presente legge, la qualifica di agente di pubblica sicurezza. Il personale del Corpo di polizia locale svolge, altresì, funzioni di polizia giudiziaria, secondo le disposizioni recate dalla presente legge e dal codice di procedura penale, rivestendo a tal fine le qualifiche di ufficiale ed agente di polizia giudiziaria nei termini stabiliti dall’articolo 8, comma 4.
3. Le funzioni di cui ai commi 1 e 2 sono esercitate dal Corpo di polizia locale nel territorio dell’ente di appartenenza, nonché nel territorio di altri enti locali della provincia e della città metropolitana, secondo le condizioni stabilite dalla presente legge.
4. Le funzioni di polizia amministrativa locale e regionale spettano ai comuni, alle province, alle città metropolitane e alle regioni per quanto di competenza, secondo quanto disposto dalla legge statale o regionale in attuazione dell’articolo 118, primo comma, della Costituzione
5. Le funzioni di polizia locale sono svolte dai comuni, dalle province e dalle città metropolitane secondo le competenze stabilite per legge.
 
Art. 8.
(Qualifiche del personale della polizia locale)
 
1. I comuni, le città metropolitane e le province definiscono, con il regolamento di cui all’articolo 10, l’ordinamento del personale dei rispettivi Corpi di polizia locale. L’ordinamento del predetto personale si articola, di norma, nelle seguenti qualifiche:
a) agenti;
b) coordinatori;
c) funzionari addetti al coordinamento e controllo;
d) funzionari responsabili di organizzazioni complesse;
e) comandanti dei Corpi di polizia locale.
2. Le qualifiche di cui al comma 1 sono conferite dal sindaco o dal presidente della provincia o della città metropolitana all’atto dell’assunzione in servizio o dei successivi avanzamenti di carriera.
3. Per le assunzioni a tempo indeterminato di personale della polizia locale, gli enti locali fissano nei rispettivi bandi di concorso requisiti anagrafici e di idoneità fisica, psichica e attitudinale analoghi a quelli previsti per l’accesso ai ruoli del personale della Polizia di Stato. Per l’accertamento dei requisiti di idoneità fisica, psichica e attitudinale di cui al primo periodo gli enti locali possono stipulare, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili e nel rispetto dei vincoli di bilancio, apposite convenzioni con la Regione di appartenenza o con enti privati accreditati in ambito sanitario operanti sul territorio regionale. I titoli di studio per l’accesso alle qualifiche previste dal comma 1, ad eccezione del comandante per il quale si osserva quanto previsto dall’articolo 14, sono stabiliti in sede di accordo nazionale per i dipendenti degli enti locali.
4. Il personale di cui al comma 1, lettera a), ricopre la qualifica di agente di polizia giudiziaria ai sensi dell’articolo 57, comma 2, lettera b), del codice di procedura penale. Il personale delle qualifiche di cui al comma 1, lettere b), c), d) ed e) ricopre la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria ai sensi dell’articolo 57, comma 1, lettera b-bis), del codice di procedura penale.
5. Per le finalità di cui al comma 6, il prefetto, su richiesta del sindaco, del sindaco metropolitano o del presidente della provincia, conferisce al personale dei Corpi di polizia locale la qualifica di agente di pubblica sicurezza, dopo aver accertato il possesso dei seguenti requisiti:
a) godimento dei diritti civili e politici;
b) non aver subito una sentenza di condanna, anche non definitiva, a una pena detentiva per delitto non colposo. Ai fini del presente comma si considera equivalente alla sentenza di condanna la sentenza con la quale viene disposta, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, l’applicazione della pena su richiesta delle parti per un delitto non colposo, nonché l’ordinanza di cui all’articolo 464-quater del medesimo codice di procedura penale;
c) non essere stato sottoposto a misura di prevenzione;
d) non essere stato espulso dalle Forze armate o dai Corpi militarmente organizzati o destituito dai pubblici uffici ovvero licenziato per giustificato motivo o giusta causa da una pubblica amministrazione;
e) buona condotta.
6. Il personale del Corpo di polizia locale in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza collabora, nell’ambito delle attribuzioni e nel territorio dell’ente di appartenenza, con le Forze di polizia, previa disposizione del sindaco, del sindaco metropolitano o del presidente della provincia, quando ne venga fatta, per specifici servizi od operazioni, motivata richiesta dalle competenti autorità di pubblica sicurezza.
7. Il termine per la conclusione del procedimento di conferimento della qualifica di agente di pubblica sicurezza è stabilito in novanta giorni.
8. Il Prefetto dichiara la perdita della qualità di agente di pubblica sicurezza, su segnalazione del sindaco, del sindaco metropolitano o del presidente della provincia ovvero di altro organo competente, qualora accerti il venir meno di uno dei requisiti di cui al comma 5.
9. Il comandante è responsabile verso il sindaco, il presidente della giunta provinciale o il sindaco della città metropolitana dell’attuazione delle direttive e dei provvedimenti adottati dall’ente in riferimento alla sicurezza urbana e all’esercizio delle funzioni di polizia locale. È responsabile in via esclusiva della disciplina, dell’addestramento, della formazione e dell’impiego tecnico operativo degli appartenenti alla polizia locale. Gli operatori della polizia locale sono tenuti ad eseguire le disposizioni impartite dai superiori gerarchici nei limiti del loro stato giuridico e delle leggi.
10. Al personale appartenente al Corpo di polizia locale competono esclusivamente le funzioni e i compiti previsti dalla presente legge, dalle leggi regionali e dal regolamento del rispettivo Corpo. Distacchi e comandi possono essere autorizzati esclusivamente per finalità riferite alle funzioni di polizia locale e purché l’operatore rimanga soggetto alla disciplina dell’organizzazione di appartenenza. La mobilità esterna tra enti diversi è consentita previo nulla osta delle amministrazioni interessate.
11. Le regioni, con proprio regolamento, definiscono le caratteristiche delle divise, dei distintivi di qualifica e delle livree dei veicoli dei Corpi di polizia locale della regione. I predetti regolamenti sono adottati previo parere favorevole reso dal Ministero dell’interno entro sessanta giorni dalla richiesta, finalizzato a verificare che le caratteristiche delle divise, dei distintivi di qualifica e delle livree dei veicoli dei Corpi di polizia locale siano definite in termini da escludere una stretta somiglianza con quelle delle Forze di polizia e delle Forze armate dello Stato.
 

 
Art. 9
(Esercizio delle funzioni di polizia locale)
 
1. Il sindaco, il presidente della provincia, il sindaco della città metropolitana ovvero l’assessore o, nel caso delle province, il consigliere delegato, nell’esercizio delle funzioni di competenza, impartiscono le direttive e vigilano sul funzionamento del Corpo di polizia locale.
2. L’autorità giudiziaria, anche in base ad appositi accordi con il sindaco o il presidente della provincia o il sindaco della città metropolitana, può avvalersi del personale della polizia locale. In tal caso, il personale della polizia locale dipende operativamente dalla competente autorità giudiziaria.
3. Qualora l’autorità giudiziaria, ai sensi del comma 2, disponga, con proprio provvedimento, che il personale della polizia locale svolga per determinate e specifiche indagini attività al di fuori del territorio di competenza, eventuali spese aggiuntive conseguenti alla missione stessa sono poste immediatamente a carico del Ministero della giustizia, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
4. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 17, comma 1, della legge 26 marzo 2001, n. 128, nei casi di cui all’articolo 8, comma 6, della presente legge, il personale della polizia locale dipende operativamente dalla competente autorità di pubblica sicurezza, nel rispetto delle intese intercorse e per il tramite del comandante del corpo di polizia locale.
5. I comuni, le città metropolitane e le province, con il regolamento di cui all’articolo 10, individuano i casi in cui il personale dei Corpi di polizia locale può svolgere i compiti di cui all’articolo 7 al di fuori del territorio dell’ente di appartenenza, per le seguenti finalità:
a) collegamento o rappresentanza;
b) soccorso in caso di calamità e disastri, d’intesa fra le amministrazioni interessate e previa comunicazione al prefetto competente nel territorio in cui si esercitano le funzioni;
c) ausilio delle altre polizie locali, in particolari occasioni stagionali o eccezionali, previa stipula di appositi accordi fra le amministrazioni interessate e previa comunicazione al prefetto competente nel territorio1 in cui si esercitano le funzioni.
 
Art. 10.
(Regolamenti sull’ordinamento e sul servizio dei Corpi di polizia locale)
 
1. I comuni, le città metropolitane, le province, con uno o più regolamenti, disciplinano, oltre a quanto previsto dall’articolo 9, comma 5, l’organizzazione del Corpi di polizia locale e l’ordinamento del relativo personale, secondo i seguenti criteri:
a) determinazione della dotazione organica complessiva del Corpo, secondo criteri di funzionalità ed economicità, in rapporto al numero degli abitanti, ai flussi della popolazione, all’estensione e alla morfologia del territorio, alle caratteristiche socio-economiche della comunità locale, nel rispetto dei parametri definiti dalle regioni ai sensi dell’articolo 11;
b) determinazione della dotazione organica delle singole qualifiche del personale del corpo in modo da assicurare la funzionalità e l’efficienza delle strutture del corpo stesso;
c) definizione dell’organizzazione del corpo, nel rispetto di criteri di efficienza, efficacia ed economicità, degli altri principi stabiliti dall’articolo 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché del principio del decentramento per circoscrizioni o per zone;
d) esclusione della dipendenza del corpo da altre articolazioni amministrative dell’ente di appartenenza o da responsabili di altri uffici, diversi dal comandante;
e) disciplina dell’ordinamento e dello stato giuridico del personale del Corpo, nel rispetto delle previsioni di cui all’articolo 8, comma 1.
2. Nel caso di istituzione in forma associata del Corpo di polizia locale, il relativo atto costitutivo disciplina l’adozione dei regolamenti di cui al comma 1, fissandone i contenuti essenziali.
3. I regolamenti adottati dagli enti locali ai sensi dei commi 1 e 2 sono comunicati alla regione e al Ministero dell’interno per il tramite del prefetto competente per territorio.
 
 
Capo IV
PROMOZIONE DEL COORDINAMENTO TRA I CORPI DI POLIZIA LOCALE
 
ART. 11.
(Funzioni e compiti delle regioni)
 
1. La potestà legislativa e regolamentare delle regioni in materia di polizia locale è esercitata nel rispetto dei principi della presente legge. Le regioni, attraverso le proprie leggi e regolamenti promuovono un efficace coordinamento tra gli enti locali, l’elevazione delle capacità professionali dei Corpi di polizia locale, assicurando, a tal fine, il rispetto di livelli qualitativi essenziali nell’esercizio della funzione di polizia locale sull’intero territorio regionale.
2. Le regioni, nell’esercizio della potestà legislativa di cui al comma 1 e nei limiti delle risorse umane disponibili a legislazione vigente e nel rispetto dei vincoli di bilancio, disciplinano:
a) le norme generali per 1’istituzione dei Corpi di polizia locale, nonché i parametri sulla base dei quali i comuni, le città metropolitane e le province determinano, con il regolamento di cui all’articolo 10, la dotazione organica dei dipendenti Corpi;
b) gli standard qualitativi essenziali di funzionamento dei Corpi di polizia locale dei comuni, delle città metropolitane e delle province della regione;
c) la formazione e 1’aggiornamento professionale sia del personale già in servizio che di quello di nuova assunzione, mediante la promozione di strutture e iniziative formative anche di carattere interregionale, fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, comma 1, lettera c), del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48;
d) le misure volte a promuovere e incentivare la gestione associata tra i comuni della funzione di polizia locale, al fine di assicurare l’efficacia, la continuità e l’adeguatezza del servizio di polizia locale, tenendo conto anche della contiguità e della specificità territoriale dei comuni, nonché del bacino demografico di riferimento;
e) le caratteristiche dei mezzi e degli strumenti operativi e della dotazione per la difesa e la tutela personale degli operatori della polizia locale, con esclusione dell’armamento;
f) le caratteristiche delle uniformi e dei segni distintivi, secondo quanto stabilito dall’articolo 8, comma 11;
g) le iniziative volte a promuovere e incentivare la collaborazione dei comuni, delle città metropolitane e delle regioni con altri enti pubblici o privati ai fini del migliore più efficace e più efficiente espletamento del servizio di polizia locale;
h) gli eventuali interventi di finanziamento o di cofinanziamento di convenzioni tra Stato, regioni ed enti locali in materia di sicurezza integrata ed urbana.
 
ART. 12
(Formazione per la polizia locale)
 
1. Al fine di garantire l’acquisizione, l’aggiornamento e la specializzazione delle competenze utili a svolgere nel modo più efficace il servizio di polizia locale, ogni regione promuove piani formativi iniziali e di aggiornamento del personale della polizia locale. Le regioni definiscono, anche in associazione tra loro, i programmi didattici, i metodi di insegnamento e di studio, le modalità di organizzazione e di svolgimento dei corsi per la formazione iniziale degli agenti e dei funzionari dei Corpi di polizia locale, nonché quelli per l’addestramento, l’aggiornamento e la specializzazione professionale nelle materie di specifica competenza dei medesimi Corpi. Le regioni definiscono, altresì, anche in forma associata specifici corsi di formazione e aggiornamento per i comandanti dei Corpi di polizia locale.
2. Le regioni assicurano l’istituzione, anche in associazione tra loro e, comunque, nei limiti delle risorse umane disponibili a legislazione vigente e nel rispetto dei vincoli di bilancio, di scuole per la formazione, l’addestramento, l’aggiornamento professionale del personale dei Corpi di polizia locale dei rispettivi territori. Le predette scuole assicurano altresì la specializzazione nelle materie di specifica competenza dei medesimi Corpi di polizia locale. Restano ferme le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, concernenti l’aggiornamento professionale integrato per gli operatori della polizia locale e delle Forze di polizia.
3. Le regioni promuovono la stipulazione di convenzioni con le università presenti nel territorio per l’istituzione di corsi accademici attinenti alle materie utili all’ottimale svolgimento della funzione di polizia locale, che comprendono discipline e scienze penalistiche, criminologiche, tecnico investigative, amministrativistiche, psicologiche e sociologiche.
 
ART. 13
(Funzioni associate di polizia locale)
 
1. Le regioni possono promuovere e adottare misure di incentivazione della gestione associata da parte dei comuni della funzione di polizia locale, nel rispetto comunque di quanto stabilito dal Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché dell’articolo 14, commi da 28 a 31-quinquies, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
2. Nella gestione associata della funzione di polizia locale, al Corpo di polizia locale deve essere conferito l’insieme delle funzioni individuate all’articolo 7.
3. Nel caso di gestione in forma associata della funzione di polizia locale, l’atto costitutivo della forma associativa stabilisce l’organo cui spettano le funzioni di direzione e di vigilanza sull’esercizio della funzione stessa.
4. Le regioni promuovono politiche volte a favorire il raggiungimento dei requisiti organizzativi per la gestione in forma associata della funzione di polizia locale. I requisiti organizzativi sono definiti, anche con riguardo al numero minimo di operatori, nel rispetto dei criteri e dei parametri di cui all’articolo 11, comma 2, con deliberazione adottata, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, dalla Conferenza unificata.
5. In fase di prima attuazione ed entro tre anni dall’entrata in vigore della presente legge, i comuni, le province, le città metropolitane e le associazioni di comuni potranno sviluppare piani assunzionali, avendone la disponibilità finanziaria, anche in deroga ai vincoli normativi specifici, finalizzati al raggiungimento di standard essenziali quantitativi e qualitativi di funzionamento dei Corpi di polizia locale, previsti dal comma 4 e dall’articolo 11, comma 2, lettera b).
 
ART. 14.
(Elenchi pubblici regionali dei comandanti dei Corpi di polizia locale e degli idonei allo svolgimento della funzione di comandante)
 
1. Le regioni provvedono, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente e nel rispetto dei vincoli di bilancio, all’istituzione e all’aggiornamento degli elenchi pubblici regionali dei comandanti dei Corpi di polizia locale di cui all’articolo 8, comma 1, lettera e), e degli idonei allo svolgimento della funzione di comandante ai sensi dei commi 2, 3 e 4. È consentita l’iscrizione in più elenchi regionali.
2. L’idoneità di cui al comma 1 si consegue previo superamento di uno specifico corso formativo in presenza, con esame finale, organizzato dalle regioni e disciplinato, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, dalla Conferenza unificata.
3. Per essere ammessi al corso di cui al comma 2 è necessario, oltre al possesso dei requisiti di cui all’articolo 8, comma 5:
a) aver conseguito una laurea magistrale o specialistica a contenuto giuridico o economico, presso un’Università della Repubblica italiana o un istituto di istruzione universitario equiparato. Si considerano a contenuto giuridico ed economico, tra le lauree magistrali o specialistiche individuate con decreti ministeriali, adottati in attuazione dell’articolo 4, comma 2, del regolamento approvato con decreto del Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, quelle conseguite sulla base di un numero di crediti formativi universitari in discipline afferenti, rispettivamente, ai settori scientifico-disciplinari «IUS» e «SECS», non inferiore a due terzi del totale, considerando esclusivamente i crediti acquisiti mediante superamento di esami in trentesimi;
b) aver prestato per almeno cinque anni servizio nelle polizie locali.
4. L’organizzazione del corso di cui al comma 2 è assicurata dalle regioni con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
5. In sede di prima attuazione della presente legge, sono considerati idonei i comandanti dei Corpi di polizia municipale e i responsabili dei servizi di polizia locale di cui all’articolo 7, comma 1, della legge 7 marzo 1986, n. 65, che siano inquadrati nella categoria D del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto delle regioni e delle autonomie locali.
6. Qualora sia accertato il venir meno, in capo ad un iscritto agli elenchi di cui al comma 1, del possesso di uno dei requisiti di cui all’articolo 8, comma 5, le regioni provvedono alla sua cancellazione dai rispettivi elenchi.
7. Fermo restando quanto previsto dal comma 5, l’incarico di comandante è conferito, previo svolgimento di una selezione pubblica, ai sensi dell’articolo 110 del Testo unico delle leggi dell’ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ai soggetti iscritti negli elenchi di cui al comma 1, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 8, comma 5.
8. L’inserimento in uno degli elenchi pubblici regionali di cui al comma 1 abilita l’iscritto a partecipare alle selezioni pubbliche di cui al comma 7 anche nelle altre regioni.
 

 
Capo v
STRUMENTI, DOTAZIONI E ISTITUTI PER IL PERSONALE DELLA POLIZIA LOCALE
 
ART. 15
(Armamento del personale della polizia locale)
 
1. Il personale della polizia locale, munito della qualifica di agente di pubblica sicurezza, porta senza licenza le armi in dotazione individuale anche fuori dall’ambito territoriale dell’ente di appartenenza. Il predetto personale, in relazione al tipo di servizio, nei termini e nelle modalità previste con il regolamento adottato dall’ente locale di appartenenza ai sensi del comma 4, può altresì portare le armi in dotazione di reparto nell’ambito territoriale del medesimo ente locale e al di fuori di esso limitatamente allo svolgimento dei compiti individuati ai sensi dell’articolo 9, comma 5.
2. Le modalità e i casi di porto delle armi di cui al comma 1 sono stabiliti con regolamento, adottato con decreto del Ministro dell’interno, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
3. Con il regolamento di cui al comma 2 sono, altresì, stabiliti:
a) i requisiti addestrativi richiesti per l’affidamento delle armi;
b) i casi di revoca o di sospensione dell’affidamento stesso;
c) il numero e la tipologia delle armi in dotazione individuale e di reparto, individuate in relazione al tipo di servizio;
d) le modalità di tenuta e di custodia delle armi;
e) i criteri per l’addestramento all’uso delle armi anche presso i poligoni di tiro autorizzati.
4. I comuni, le province e le città metropolitane, nel rispetto delle disposizioni recate dal regolamento di cui al comma 2:
a) disciplinano l’organizzazione e il funzionamento delle armerie dei dipendenti corpi di polizia locale;
b) individuano le armi che possono essere assegnate in dotazione individuale e quelle che costituiscono dotazione di reparto dei predetti corpi di polizia locale;
c) individuano i servizi in relazione ai quali le armi possono essere portate, nonché le modalità e i termini del porto stesso.
2. Fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2, continuano ad osservarsi le disposizioni del regolamento, approvato con decreto del Ministro dell’interno, di cui all’articolo 5, comma 5, della legge 7 marzo 1986, n. 65.
 
Art. 16
(Strumenti di autotutela)
 
1. Il personale della polizia locale, nello svolgimento del servizio, oltre all’arma, deve essere dotato di strumenti utili alla tutela della propria incolumità personale, individuati ai sensi dell’articolo 11, comma 2, lettera e).
2. Gli operatori della polizia locale, nello svolgimento di servizi esterni, possono essere dotati di strumentazioni di geo-localizzazione e di videoregistrazione delle attività, secondo modalità stabilite con regolamento adottato dalle regioni, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.
 
Art. 17
(Patente di servizio e veicoli della polizia locale)
 
1. La patente di servizio è obbligatoria per condurre i veicoli in dotazione ai Corpi di polizia locale.
2. La patente di servizio è rilasciata secondo le modalità previste con il decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, adottato di concerto con il Ministro dell’interno ai sensi dell’articolo 139, comma 2, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. La patente di servizio è rilasciata previa frequenza di un corso teorico-pratico che prevede anche simulazioni di guida in emergenza ed è valida in tutto il territorio nazionale. La validità della patente di servizio è subordinata alla validità della patente civile posseduta dall’appartenente alla polizia locale.
3. Ai veicoli in dotazione ai Corpi di polizia locale sono rilasciate speciali targhe di immatricolazione, identificative della appartenenza alla polizia locale ai sensi dell’articolo 93, comma 11, del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e dell’articolo 246, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495. Tali veicoli possono essere condotti solo da personale in possesso della patente di servizio di cui al comma 1 ed essere utilizzati solo per i servizi di istituto. I predetti veicoli sono esentati dal pagamento dei pedaggi autostradali.
 
ART. 18
(Disposizioni in materia di accesso alle banche dati da parte del personale della polizia locale)
 
1. Il personale dei Corpi di polizia locale accede, nell’esercizio delle funzioni istituzionali previste dalla presente legge e nell’ambito delle proprie attribuzioni, ai sistemi informativi automatizzati del Pubblico registro automobilistico e della Direzione generale per la motorizzazione del Dipartimento per la mobilità sostenibile del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, nonché delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. In deroga all’articolo 9 della legge 1° aprile 1981, n. 121, il predetto personale può altresì accedere, qualora in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza, al C.E.D., alle condizioni e secondo le modalità previste dal presente articolo.
2. Ai sensi dell’articolo 16-quater, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 marzo 1993, n. 68, degli articoli 9 e 10 del decreto-legge 20 febbraio 2014, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, nonché dell’art. 18 del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132, il personale dei Corpi di polizia locale in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza accede, per le finalità di cui al comma 1, ai seguenti dati contenuti nel C.E.D.:
a) schedario dei veicoli rubati;
b) schedario dei documenti d’identità rubati o smarriti;
c) permessi di soggiorno rilasciati e rinnovati, in relazione a quanto previsto dall’articolo 54, comma 5-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni;
d) provvedimenti di ricerca o di rintraccio esistenti nei confronti delle persone sottoposte a controllo e identificazione;
e) provvedimenti di foglio di via obbligatorio, di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, esistenti nei confronti delle persone sottoposte a controllo e identificazione;
f) provvedimenti di divieto di accesso di cui all’articolo 10 del predetto decreto-legge n. 17 del 2014, esistenti nei confronti delle persone sottoposte a controllo e identificazione.
3. Il personale dei Corpi di polizia locale, addetto ai servizi di polizia stradale ed in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza può essere, altresì, abilitato all’inserimento dei dati relativi ai veicoli rubati o ai documenti rubati o smarriti di cui al comma 2, lettere b) e c), acquisiti autonomamente, nel predetto C.E.D., ai sensi dell’art. 16-quater, comma 1-bis, del decreto-legge n. 8 del 1993. Nei casi di sequestro o dissequestro di un veicolo, si applica quanto previsto dall’art. 213, comma 10-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
4. Con il decreto di cui all’articolo 16-quater, comma 2, del decreto-legge n. 8 del 1993, sono stabilite le modalità di collegamento con i sistemi informativi indicati al comma 1.
5. All’articolo 21, comma 2, della legge 26 marzo 2001, n. 128, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Con il medesimo regolamento sono definite le modalità con le quali i Corpi di polizia locale trasmettono, per il tramite delle Questure e dei Commissariati di pubblica sicurezza ovvero, laddove essi non siano presenti, per il tramite dei Comandi dell’Arma dei Carabinieri, ai fini dell’inserimento negli archivi del predetto Centro elaborazione dati, il contenuto di atti, informative e documenti prodotti nel corso delle attività di prevenzione e repressione dei reati e di quelle amministrative, nonché i dati essenziali delle notizie qualificate di reato”.

IL SULPL PROCLAMA LO STATO DI AGITAZIONE DELLA POLIZIA LOCALE ITALIANA

Spett.le Commissione di garanzia per il diritto allo sciopero

Piazza del Gesù n. 46

00186 Roma

segreteria@pec.commissionegaranziasciopero.it

 

On.le Presidente del Consiglio dei Ministri

presidente@pec.governo.it

 

On.le Ministro dell’Interno

segrdipartimento.ps@pecps.interno.it

 

On. Ministro Affari Regionali

affariregionali@pec.governo.it

 

Spett. ANCI

anci@pec.anci.it

 

Spett.le UPI

upi@messaggipec.it

 

Oggetto: Proclamazione Stato di Agitazione della Polizia Locale Italiana.-

Il Sindacato Unitario Lavoratori della Polizia Locale Italiana- S.U.L.P.L.-

Premesso che:

 

Gli appartenenti alla Polizia Locale Italiana, pur svolgendo da sempre le stesse funzioni delle forze di Polizia ad ordinamento statale, non ha gli stessi trattamenti giuridici, previdenziali ed assistenziali;

L’Unione europea ha recepito già nel 2017 la richiesta avanzata in sede di audizione di equiparazione, in termini di tutele e formazione, alle altre forze di polizia ad ordinamento statale presenti sul territorio, inviando apposita missiva alle autorità italiane per chiedere di porre rimedio alla “discrepanza” di trattamento attualmente esistenti fra le forze dell’ordine nel nostro Paese, evidenziando “la discriminazione, sul piano organizzativo e remunerativo, esistente in Italia” fra la polizia di Stato e gli agenti locali, sottolineando “la necessità di coinvolgere” questi ultimi “nelle azioni volte a prevenire e combattere il terrorismo e la radicalizzazione”; pur ammettendo che la materia è di competenza esclusivamente nazionale, la Commissione Ue, nel documento inviato all’Europarlamento, ha riconosciuto che le forze di polizia locali possono svolgere “un ruolo fondamentale” nella condivisione delle informazioni e che potrebbero essere partner importanti nella lotta alla radicalizzazione e al terrorismo;

Il Consiglio dei Ministri in data 11 luglio 2019 ha approvato su proposta del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro della pubblica amministrazione un disegno di legge delega per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della polizia locale.

La delega prevedeva, tra le altre cose, il riordino della disciplina in materia di accesso ai ruoli e della relativa progressione di carriera; nonché del rapporto di lavoro anche sotto i profili previdenziali e assicurativi;

Nelle bozze delle ultime previsioni normative in materia di contenimento del Covid-19, era contenuta la possibilità di assunzione nella Polizia Locale in deroga alle disposizioni stringenti finalizzata al contenimento della diffusione della Pandemia, cancellata in sede di emanazione;

Il D.L. N.172 del 26 novembre introduce Obbligo vaccinale per gli appartenenti alla Polizia Locale Italiana, equiparandola di fatto alle altre forze di Polizia Statuale, poiché tutte preposte al controllo del possesso della carta verde;

La Polizia Locale Italiana ha registrato il decesso per Covid-19 di 37 donne ed uomini caduti nell’espletamento e adempimento del proprio dovere finalizzato al contenimento della Pandemia;

La Categoria dei Poliziotti Locali non è stata inserita nelle cosiddette attività usuranti a fronte dei caduti, feriti e mutilati che si registrano diuturnamente;

E’ stato licenziato testo unico definitivo dei progetti legge sulla Polizia Locale, approvato da tutte le forze politiche parlamentari, ma che lo stesso, alla data odierna, non è stato calendarizzato per i passaggi nelle aule del Parlamento;

 

Tutto ciò premesso

Considerato che alla data odierna il Governo Italiano non ha emanato Leggi di equiparazione e di modifica dello Status Giuridico degli appartenenti alla Polizia Locale Italiana, pur avendo adottato legge delega, ai sensi della legge 146/1990 (regolamentazione diritto di sciopero) recante norme sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Proclama lo stato di agitazione della Categoria.

Trasmette la presente alla Commissione di garanzia e chiede convocazione presso l’organo nazionale individuato al fine del tentativo di raffreddamento del conflitto.

Il Segretario Generale F.to Mario Assirelli

firma autografa omessa ai sensi dell’art. 3 del d. lgs. n. 39/1993

Convegno Nazionale SULPL 2021: all’insegna della Formazione, del punto sulla Riforma e del Merito!

Il 26° Convegno Nazionale SULPL della Polizia Locale Italiana, che come di consueto si è svolto nella meravigliosa cornice dell’Hotel Mediterraneo, in una splendida Riccione che ci ha fatto percepire in anteprima lo spirito natalizio, si può riassumere proprio con queste parole: FORMAZIONE, RIFORMA e MERITO.

La due giorni di FORMAZIONE è stata intensa e partecipata: 15 sessioni che nel rispetto delle restrizioni Covid hanno registrato il tutto esaurito. Un convegno che per ovvi motivi è stato aperto ai soli iscritti. Le sessioni sono state rese fruibili anche da remoto su piattaforma zoom. Questo Sindacato da sempre, ma in particolare da ottobre 2020 ha accelerato e investito tanto sulla Formazione a 360°, attraverso la costituzione del Laboratorio di Formazione SULPL Nazionale che ha suscitato entusiasmo, apprezzamento e centinaia di attestati di stima dai Colleghi di tutta Italia. Questo chiaramente ci spinge a fare sempre di più e sempre meglio.

Per tutti i partecipanti questo Convegno ha rappresentato un ritorno alla normalità, è stato un piacevole momento di ritrovo e Colleganza.

Alla giornata conclusiva di sabato 4 dicembre hanno partecipato da remoto l’ On. Simona Bordonali, relatrice DDL Polizia Locale, e in presenza l’On. Francesca Galizia, prossima componente della I Commissione Affari Costituzionali della Camera; due guerriere, due donne tenaci, alle quali sta realmente a cuore la Polizia Locale e questo Sindacato di Categoria.

L’On. Bordonali ha affermato che diversamente dal passato le prospettive per la nostra riforma sono rosee, in quanto per la prima volta, con non poche difficoltà, grazie anche al continuo supporto del Segretario Generale Assirelli, si è finalmente pervenuti ad un testo unificato, che vede la condivisione anche dell’On. Cattoi (M5S) e dell’On. Fiano (PD). Non ha nascosto le difficoltà di interloquire con i funzionari della PS e di conseguenza con il Governo. Per la prima volta nella storia, comunque, il Parlamento nella sua interezza auspica che questa anelata riforma possa essere portata a termine una volta per tutte in questa Legislatura.

L’On. Galizia oltre a confermare quanto detto dall’ On. Bordonali riguardo alla riforma, ha focalizzato l’attenzione sull’importanza della formazione per la Polizia Locale, riconoscendo a questo Sindacato il merito di formare gli operatori in modo serio e costante. La formazione è fondamentale, conviene l’Onorevole, soprattutto se è di alto livello, poichè può essere un elemento di riscatto, valorizzazione e affermazione del proprio ruolo a livello istituzionale. Ha riconosciuto al Segretario Generale il merito di averle fatto conoscere nel profondo la Categoria, le sue potenzialità e le sue problematiche.

A seguire abbiamo consegnato gli attestati di merito a tutti i Colleghi che da gennaio 2020 a novembre 2021 si sono distinti in azioni meritevoli in servizio. Premiati anche gli Agenti a quattro zampe Ziko della Polizia Locale di Riccione e Orso Grigio della Polizia Locale di Alessandria. E’ emerso un quadro di una Polizia Locale sempre più radicata sul territorio, sempre più qualificata e specializzata. Tantissime le operazioni in cui gli Agenti hanno salvato Vite nei modi più svariati e salvaguardato la sicurezza dei cittadini. Ad maiora semper!

Un ringraziamento a tutti i Dirigenti, alle associazioni aderenti al Sulpl, ad Opes Italia ed ai veterani dello sport. Un immenso GRAZIE ovviamente a tutti i nostri iscritti che ci sostengono, ci motivano e ci danno forza emotiva per continuare a lottare per questa Categoria. Un grazie a tutti coloro che col cuore mettono in pratica il nostro, e solo nostro, motto: UNITI SI VINCE! e noi vinceremo!!!

Arrivederci al prossimo Convegno e vi anticipiamo che a breve proclameremo lo stato di agitazione della Polizia Locale italiana che potrebbe sfociare in uno sciopero nazionale.

GALLERIA FOTOGRAFICA

PREMIAZIONE DEL LABORATORIO DI FORMAZIONE SULPL NAZIONALE

INTERVENTO DEL VICE SINDACO DEL COMUNE DI ROZZANO (MI)

PREMIAZIONE DEI COLLEGHI A QUATTRO ZAMPE DI RIMINI ED ALESSANDRIA, ZIKO E ORSO GRIGIO

ONORE AI CADUTI

RASSEGNA STAMPA: PIACENZA SERA CORRIERE ROMAGNA RIMINITODAY

COME MUORE UNA DIVISA…

AGLI ORGANI DI STAMPA

COME MUORE UNA DIVISA…
Massimo Boscolo, un giovanissimo Collega della Polizia Locale in servizio a Padova, è morto a soli 34 anni a seguito delle ferite riportate per essere stato travolto mentre scortava il team di handbike di Alex Zanardi.
Il 10 ottobre si celebra ogni anno la giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro: una giornata che vuole  commemorare coloro che hanno perso la vita o hanno subito infortuni  svolgendo la propria attività lavorativa. Ebbene, Massimo il 9 ottobre è rimasto gravemente ferito ed ha lottato tra la vita e la morte fino alla mattinata dell’11, quando a causa della gravità delle ferite riportate, ha perso la sua battaglia più importante. In quelle ore i media nazionali erano focalizzati sulla manifestazione romana, sul green pass, argomenti che probabilmente reputano maggiormente degni di nota rispetto a quello di una Vita tragicamente spezzata nell’adempimento del dovere; la giovane vita di un servitore dello Stato che indossa l’umile Divisa della Polizia Locale non fa notizia, figuriamoci.
Di contro i TG nazionali hanno reputato  una notizia il fatto che Superman sia diventato bisex e si sia  innamorato di un giornalista.
Anche dalla carta stampata e online questa tragedia è stata ridotta semplicisticamente a  sinistro stradale, nessuno ha evidenziato che si è trattato di morte sul lavoro.

《Le vittime degli incidenti sul lavoro sono persone che escono di casa con progetti per il futuro e attività dirette ai loro cari. Il luogo di lavoro deve essere il posto da cui si torna. Sempre.》(cit. Presidente della Repubblica Sergio Mattarella).
Belle parole e grande verità; peccato però che viviamo in un Paese in cui nella giornata nazionale del 10 ottobre le istituzioni (volutamente in minuscolo) nemmeno hanno fatto cenno ai morti di  questa Categoria e alla Vita di Massimo che proprio in quella ore era appesa a un filo. Una categoria la nostra che quelle stesse istituzioni si ostinano a non riconoscere come usurante.
Queste giornate sono sentite solo da coloro che hanno vissuto direttamente o indirettamente una tragedia simile. Per le istituzioni sono una mera passerella per ripulirsi la coscienza parlando di sicurezza e legalità, ne siamo convinti.
Pensate, quello di Massimo doveva essere un servizio ordinario, ma nel nostro lavoro anche l’ordinarietà si può tramutare in tragedia; può accadere, e accade troppo spesso, che un servitore dello Stato sia chiamato a pagare un tributo troppo alto, iniquo,  in nome del Dovere.
Essere operatori di Polizia è rischiare la propria Vita affinché i cittadini possano vivere la propria, in sicurezza. Può succedere ogni giorno a ciascuno di noi, lo mettiamoin conto. Ma un lavoratore morto nell’adempimento del dovere non merita l’oblio.
E quindi ecco spiegato “come muore una Divisa”: nel silenzio e nell’indifferenza di una società e delle istituzioni divenute ormai refrattarie e ciniche.
Ma quegli uomini e quelle donne in Divisa vivono nei nostri cuori e saremo noi Colleghi, e questo Sindacato, a donare Loro l’immortalità che gli è dovuta e che meritano, attraverso la memoria. Massimo è uno di noi e rappresenta ognuno di noi.

Ci piacerebbe, e sappiamo che è desiderio condiviso dalla Polizia Locale italiana, che qualche testata giornalistica decidesse di attenzionare e dare spazio a questa nota.

La memoria dei Colleghi è viva, la memoria è Vita. Giornata della Memoria della Polizia Locale italiana (12 settembre 2021)

Per questo Sindacato di Categoria, dal 2006, il 12 settembre rappresenta il giorno del ricordo, della memoria di tutti i Colleghi (troppi) che dal 1943 (eccidio di Barletta) sono caduti nell’adempimento del Dovere.

Superfluo precisare che il SULPL ha invitato i maggiori rappresentanti delle Istituzioni e rappresentanze politiche, altrettanto inutile e superfluo dire che nessuno di loro ha partecipato. Molti non si sono nemmeno degnati di declinare l’invito, altri avevano impegni urgenti e improrogabili, pare. Solo il Presidente del Senato Elisabetta Casellati ha espresso la profonda vicinanza alla Polizia Locale, riconoscendone il ruolo fondamentale. Il Presidente della Repubblica ha rinnovato e concesso l’Alto Patronato.

Hanno invece partecipato la Regione Liguria e il Comune di Genova col gonfalone storico; le Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Veneto hanno concesso le loro bandiere. E’ stata deposta la nostra corona d’alloro al monumento ai Caduti della Polizia Locale, ubicata nel Viale degli Eroi del Cimitero Monumentale di Staglieno, con la benedizione del Vescovo ausiliare Monsignor Nicolò Anselmi.

Il Vice-Comandante della PL di Genova, l’Assessore alla Sicurezza e i rappresentanti della Società di Mutuo Soccorso hanno espresso sentite parole di apprezzamento per il ruolo fondamentale della Polizia Locale in tutta Italia e per l’attività posta in essere giorno dopo giorno dal Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale.

Il Segretario Generale Mario Assirelli ha rimarcato il nostro essere figli minori di questo Stato assente. Questo Sindacato è l’unico che lotta contro le Istituzioni per il riconoscimento della Categoria e promuove giornate commemorative come questa per ricordare chi ha sacrificato la propria Vita per proteggere la collettività.

Quest’anno più che mai, anche per i tanti colleghi che sono morti causa Covid contratto in servizio, la cerimonia è stata toccante; il Segretario Paolo Sarasini, prima di ricordare uno ad uno i Colleghi che non sono più tra noi, ha letto un toccante discorso: il dono della Vita fatto dai Colleghi è stato immenso, estremo e consapevole. La loro Memoria è viva, la Memoria è Vita. Noi abbiamo il Dovere di ricordarli e farli rivivere nei nostri cuori e nel nostro operato quotidiano, per far si che il loro sacrificio non sia stato vano.

Cari Colleghi, chi vive il nostro Sindacato in modo attivo sa bene che queste giornate sono una ricarica di energia: è come rispolverare il senso di appartenenza, nonostante le mille difficoltà che ogni giorno viviamo sulla nostra pelle: tante Divise, un unico cuore!

Certe emozioni vale la pena viverle! sono un arricchimento per ciascuno di noi.

La memoria va custodita e preservata; senza memoria di ciò che è stato, non può esserci presente, ne futuro… e il sacrificio dei nostri Colleghi non sarà stato vano se la loro memoria continuerà ad essere alimentata e a vivere nel cuore di chi resta. Il loro esempio deve essere per noi un faro, una certezza e uno sprone per fare sempre meglio.

GALLERIA FOTO

LA CERIMONIA

INTERVENTO MARIO ASSIRELLI

INTERVENTO PAOLO SARASINI

INTERVENTO CLAUDIO MASCELLA

Un doveroso e sentito ringraziamento ai Colleghi Claudio Mascella e Claudio Musicò per l’impeccabile organizzazione dell’evento.

VACCINO SI VACCINO NO

CARTA VERDE O PERMESSO PER ACCEDERE AI SERVIZI IN ITALIA

IL PENSIERO DEL SINDACATO, ARDUO E DIFFICILE QUANDO SI PARLA DI LIMITARE LE LIBERTA’ E LA DEMOCRAZIA, COME LEGGERETE DAI RAGIONAMENTI DELLA STRUTTURA, CHE PERO’ RAPPRESENTA I DUBBI, LE ANOMALIE – DOVUTE AI TROPPI ERRORI DELLO STATO – DI QUESTE DECISIONI DELL’INTERA NAZIONE!

Cosa ne pensa ASSIRELLI

Prendiamo le distanze con la serenità e la fermezza di chi ha piena responsabilità del momento storico che stiamo vivendo, senza minimamente entrare sugli effetti positivi in termini di riduzione dei contagi della vaccinazione, senza toccare alcun tasto sanitario o quasi, senza citare le scelte di ciascuno e nella rinnovata condanna rispetto a ogni offesa ai giornalisti/scienziati/Cts/Ema/Aifa e che non troverà mai alcuna giustificazione, che va sempre censurata, a prescindere come d’altronde la violenza nelle manifestazioni o contro i Lavoratori delle polizie sia ad ordinamento nazionale che locale.

Qui il campo è un altro. Qui la partita è un’altra. Non esiste un ‘noi’ e un ‘loro’.

Lo dice la Costituzione, lo dice l’Europa, lo dice il buon senso e lo dice il condividere un minimo senso di umanità. Smettiamola di spalancare le porte dell’inferno, indipendentemente dall’essere o meno vaccinati, smettiamola di dividere il mondo in due soprattutto dopo le diverse indicazioni dettate dal governo o dai governi in questo ultimo anno. Basta fomentare l’odio sociale! Non giochiamo con la vita e sul futuro della salute degli italiani.

Sappiamo bene che SOLO l’Italia e la Francia hanno adottato queste finte indicazioni che diventano obbligatorie reali nella vita quotidiana e le altre Nazioni dell’Europa perché NON hanno adottato tali misure? Forse vogliono meno bene alla salute dei propri cittadini? NON PENSO PROPRIO! Forse, invece, temono le conseguenze negli anni per le generazioni future per mancanza di elementi oggettivi, le sperimentazioni e l’assenza di analisi epidemiologia!

In Sicilia coprifuoco solo per chi non ha il Green Pass. Una misura fuori da ogni realtà. Tutto questo nel silenzio generale della politica, dei sindacati, della società civile, della Chiesa. Sono perplesso e allibito come essere umano come uomo in divisa. Non ci sono parole. Eppure, forse, occorre continuare a trovarne di parole, fosse anche la “bestemmia” di Giobbe. Non può essere che un Paese civile accetti questa divisione in due, siamo ITALIANI e usiamo la ragione!!!

Ipotizzare l’obbligo vaccinale significa immaginare di eliminare il consenso informato. Cioè significherebbe imporre a tutti un trattamento senza far firmare nulla. Se è così lo si dica. Il paragone – fatto dal ministro Speranza – con l’obbligo che sarebbe già previsto per i medici non è pertinente. Perché per i medici si tratta di un requisito onde svolgere la professione non un obbligo in quanto tale, ed anche in questo caso ci sono delle enormi discrasie. La differenza, apparentemente lessicale, non è di poco conto. Un governo che obbliga i cittadini a vaccinarsi non deve ovviamente far firmare nulla ai cittadini stessi e assumersi completamente la responsabilità di eventuali effetti collaterali. Questo è ovvio. Altrimenti non si parli di obbligo, ma di ricatto (se non ti vaccini non lavori, non esci, paghi le cure, non frequenti la scuola, l’università, non viaggi …) e si continua con il green pass a dividere la società in due, criminalizzando il 30-40 per cento di italiani, pur in assenza di un reato.

La cattiveria con cui ci si accanisce contro coloro che legittimamente non vogliono vaccinarsi, ha qualcosa di sadico. I grandi ricatti (se non ti vaccini rischi il posto di lavoro), le meschine ripicche insensate (se non ti vaccini non puoi andare a un cinema all’aperto), le offese (cani, sorci, evasori fiscali), le minacce (con il piombo gli affamati sfamò), la leva del senso di colpa morale (un atto d’amore…). In tutto questo cosa vi è di scientifico? Vi è tanta malignità, una sorta di rivincita alle frustrazioni di una vita che si esprime contro una minoranza divenuta ‘colpevole’. Da oggi in poi non vi è da stupirsi di nulla. Le cose purtroppo non miglioreranno. Occorre saperlo.

Per non parlare delle mascherine anche in questo caso quanti ERRORI dell’Esecutivo per interessi o per mera ignoranza?!

Sono vaccinato non per credo ma per necessità (vivo in questa società e devo dare il buon esempio … ) onde poter continuare a svolgere la mia attività lavorativa e difendere i diritti e la salute dei Lavoratori della Polizia Locale italiana costituzionalmente garantiti adoro la libertà odio le discriminazioni e le disuguaglianze e mi muovo sempre nel rispetto dell’altrui incolumità e dei diritti che ci siamo conquistati con lotte politico sindacali negli anni per costruire un’Italia migliore e più democratica.

Il pensiero di GIUSEPPE BONFILIO consulente legale

Secondo il mio modesto parere bisogna disaminare bene la questione –

Premesso che come uomini in divisa abbiamo obbligo di eseguire e far eseguire tutte le norme che l’ordinamento promulga, poiché sono e dovrebbero essere adottate nel rispetto e nella pedissequa osservanza del dettato costituzionale;

Abbiamo anche obbligo di seguirle e farle seguire poiché il diritto alla sanità e sicurezza sono preminenti;

Abbiamo però diritto ad avere regole chiare e senza bisogno che le predette siano soggette ad interpretatio;

Le regole devono essere inoltre adottate dalle autorità a questo preposte.

Ciò detto e premesso ed inoltre che lo scrivente è vaccinato con doppia dose, Corre obbligo di far anche emergere alcune discrepanze che nel corso dell’evoluzione pandemica sono emerse. Abbiamo assistito alla demonizzazione di alcuni vaccini è dovuta intervenire anche la magistratura per verificare il rispetto dei tipi di vaccini da somministrare ad alcune fasce di popolazione. È di qualche giorno fa il prolungamento della validità del greenpass passato ad un anno mentre si ventila l’ipotesi di una terza dose da un lato e si parla di immunità da un’altra, mentre il mondo scientifico sostiene che si può contrarre il virus e trasmetterlo anche dopo essere vaccinati. Per quanto riguarda i cosiddetti no vax io sono per la libertà totale di ogni individuo è importante però il rispetto di ognuno e condanno fermamente ogni forma di violenza da qualsivoglia parte provenga.

Il VACCINO ANTICOVID E’ UN DSISSUASORE DI VELOCITA’ – DI PAOLO SARASINI

Carissimi Colleghi,

vorrei parlarvi nella nostra lingua, mi spiego:

se nella vostra città ci fosse un’intersezione molto pericolosa, dove quotidianamente avvengono sinistri con esiti gravissimi e addirittura letali cosa proporreste di fare al competente ufficio traffico?

Personalmente proporrei la cosa più opportuna per eliminare del tutto il problema ovvero “allivellare”  l’intersezione, porla a livelli sfalsati (sottopassi, sovrappassi), ma mettiamo che purtroppo ciò non sia possibile a causa delle strutture presenti nel luogo (condomini infrastrutture ecc.), ecco che allora potrei proporre un semaforo (non parliamo di rotatorie!), ma i flussi del traffico sono tali che si andrebbe a congestionare la circolazione, allora come ultima soluzione proporrei un DOSSO DISSUASORE DI VELOCITA’, questo rimedio non è senz’altro la soluzione migliore ma mi consentirebbe di ridurre notevolmente l’incidentalità e la gravità dei sinistri che senza dubbio continueranno ad esserci, ma meno frequenti e meno letali .

Così è per il VACCINO ANTICOVID (dissuasore di malattia non essendo possibili per ora altre alternative!).

Questa NON è la soluzione, nessuno lo mette in dubbio, ci saranno ancora i malati anche gravi, rimarremo sempre contagiati, ma queste situazioni saranno ridotte al minimo possibile (per ora).

La medicina non è una scienza esatta, si deve sperimentare. Ma immaginiamo che se l’uomo avesse rinunciato, perché si era colpito un dito facendosi male, a sbattere e risbattere una pietra contro l’altra, forse per il fuoco avremmo dovuto attendere il provvidenziale fulmine temporalesco!

Il progresso è anche sacrificio misurato (costi-benefici).

Ora è il momento di ascoltare la scienza, che come prima detto può anche sbagliare in ogni caso io preferisco un errore commisurato ad una “CAGATA PAZZESCA” (come la corazzata Potemkim), badate NON VOGLIO FARE DISCORSI POLITICI, ma basta con le teorie del complotto (big farma ect…, chiaro che avranno i loro interessi!) ma di fronte a FATTI comprovati, a DATI INCONTROVERTIBILI, non possiamo continuare a sostenere che il BLU è ROSSO!

Discutiamo delle sfumature (blu cobalto, blu mare, blu cielo ecc.) ma il BLU rimane BLU!

I discorsi che sento: “a me non capiterà mai perché sto attento”,  “ tanto io sono asintomatico”, “se mi vaccino rischio la vita invece se prendo il COVID….(anche)!”, “se mi vaccino fra vent’anni mi spunteranno gli asparagi nel sedere“ (scusate cerco di stemperare un poco la serietà dell’argomento), bene, dicevo questi discorsi per me sono irrazionali, un vero e proprio non sense.

Viviamo, per fortuna, in società non siamo eremiti o stiliti, i nostri comportamenti influenzano o dipendono da quelli altrui, l’egoismo non serve a nulla perché prima o poi ……

Il sottoscritto ha passato il COVID, completamente asintomatico, per fortuna scoperto in tempo altrimenti quante persone più fragili di me e NON vaccinate avrei potuto contagiare, i miei amici, i miei parenti, e sarei stato causa di malattia magari grave o letale, ma se tutti fossero stati vaccinati il rischio (non di contagio) di malattia grave sarebbe stato ridotto al minimo.

Dopo avervi tediato con queste PERSONALI considerazioni, arrivo alla conclusione, che ribadisco è una MIA opinione: io sto con tutti vaccinati e tutti contagiati!

Di fronte alle due possibilità:

  1. non mi vaccino e non mi ammalo (incrociamo le dita)
  2. vacciniamoci tutti e magari ci ammaliamo di meno (incrociamo le dita)

IO OPTO PER LA SECONDA.

AVE atque VALETE semper

Il pensiero di Nicola De Vincenziis

Un Pseudo vaccino che potrebbe portare alla società Italiana più contro che pro.

Mia riflessione sul vaccino.

Tempo fa mi recai dal medico di famiglia in quanto avevo un problema.

Dopo avermi visitato mi prescrisse un farmaco e mi disse, vedrai che con questo medicinale starai meglio.

Prima di assumere il farmaco, ho letto il bugiardino, non l’avessi mai fatto.

Mi spaventai così tanto delle controindicazioni che non l’assunsi.

Il giorno dopo mi recai dal medico per chiedergli spiegazioni in merito.

Il mio medico con molta tranquillità mi disse: o ti fidi di me o cambia medico.

Mi sono fidato e da allora non ho più letto bugiardini.

Nel caso di questa pandemia senza neanche leggere il bugiardino molti hanno pensato: mi fido della scienza e mi vaccino? Oppure non mi fido e non mi vaccino?

Io ripensando al mio medico mi sono fidato della scienza e mi sono vaccinato.

Nella prima fase ho visto tanti amici, amiche, parenti ecc. ecc. morire di Covid e da quello che mi hanno raccontato, chi ha avuto modo di vederli, la sofferenza è stata tanta.

Durante la prima fase tutti a dire: l’unico modo per uscire dalla pandemia è il vaccino, trovato il vaccino, noi laureati all’ università di internet, vogliamo sapere cosa c’è dentro e io vi dico: leggetevi il c.d. Bugiardino e poi datemi la risposta se i farmaci sono da assumere.

E poi ho fatto una riflessione: il vaccino (che comunque non è più sperimentale ma è stato approvato dall’AIFA) comunque è un’ arma per combattere la guerra contro il virus, senza vaccino è come andare in guerra senza armi.

Cosa ne pensa Francesco Spadaro

Premetto di non essere negazionista e neppure No Vax in senso stretto, ma semplicemente contrario a questo “pseudo vaccino” che considero alla stregua di una “sperimentazione di massa”. 

I pensieri importanti che mi assillano sono: “se ti vaccini poni le basi per la limitazione delle libertà di tutti? ”.

Tra i motivi per dire no al vaccino sono a mio avviso (dopo aver seguito interviste di docenti del campo dell’infettivologia e della virologia):

  1. il rischio di modifiche al genoma, in assenza di studi a lungo termine, 
  2. memoria immunitaria dopo il vaccino, 
  3. trasmissione del virus anche dopo, protezione non per tutti, 
  4. effetti collaterali,
  5.  limitazione delle libertà.

Fermo restando che il virus esiste e nessuno lo mette in dubbio, alcuni vaccini sono utili ma questo pseudo vaccino antiCovid è il più grosso problema della storia del genere umano e spaventa il fatto che, politici, scienziati, esperti di ogni genere e categoria la prendano così sottogamba, sminuiscano il problema e soprattutto non facciano parlare chi ha dei dubbi e pone domande.  Pertanto, siamo di fronte alla follia umana più totale della sperimentazione di massa che si vuole eseguire sull’umanità intera, senza sapere qualcosa sulle controindicazioni. Vogliono costruire un mondo dove solo chi ha il patentino della vaccinazione può avere una vita sociale libera e scevra da restrizioni, ma diverrebbe un mondo in cui ti leghi per sempre alla schiavitù delle case farmaceutiche e una volta che hai fornito il primo accesso non potrai più uscire dal sistema. Questa pandemia è un test ( uscito per errore dai laboratori Cinesi ?) per vedere quanto stress regge la nostra specie, quindi una prova generale per i disastri futuri, magari ugualmente preoccupanti, ma più lenti e apparentemente meno dannosi, come paiono oggi i cambiamenti climatici. Ormai sappiamo che il 90% delle decisioni, persino quelle dello scacchista o dell’economista, alla fine sono prese su uno slancio emozionale. Quindi cercano di persuadere le persone in modo emozionale, non razionale. Purtroppo la maggioranza delle comunicazioni che si fanno per convincere le persone a vaccinarsi sono fatte con il razionale, quindi, sono acqua sull’impermeabile delle persone che sono mosse dall’emozionale“; E ancora mi chiedo!  Perché il green pass ha provocato questo effetto di persone che corrono a vaccinarsi?  Perché, che piaccia o no muove un’emozione che contrasta la paura e il piacere. Ovvero, io non ti obbligo a vaccinarti, ma se non lo fai non potrai fare tante cose che ti piace fare compreso il lavoro, questo è il motivo per cui è stata una leva vantaggiosa? Finisco questo mio pensiero scrivendo che, il COVID-19 è un drammatico esame per la nostra capacità di reagire a un disastro globale, che, anche questa volta, probabilmente, supereremo solo per un pelo e con il sacrificio dell’estremo atto imposto a tanta gente in nome dell’art. 32 della Costituzione Italiana che così recita”…… la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

IL MIO PENSIERO CLAUDIO MASCELLA

Buongiorno colleghi, ritengo che in questo momento viste le informazioni contrastanti non sia possibile doversi schierare pro vaccino e green pass o no vax.  Io sono e mi ritengo un uomo libero e ritengo che ciascuno di noi debba essere libero nelle sue scelte, ma esiste un limite alla libertà personale. Quando una scelta di libertà invade la sfera personale di altre persone questa non può essere lasciata al caso.

Io sono vaccinato con entrambe le dosi, ritengo di aver fatto la scelta giusta non solo per me ma per tutti coloro che frequento in primis la mia famiglia i miei figli i miei nipoti.  Ritengo che nessuno abbia affrontato la vaccinazione a cuor leggero, ciascuno si portava le proprie preoccupazioni, ma la consapevolezza di fare una cosa che andava a beneficio dei più in me è prevalsa.

 Ora ritengo che da parte delle autorità sanitarie andava sicuramente fatta più chiarezza e che ci volesse un maggior coraggio, se la vaccinazione è l’unico modo per contenere la malattia rendiamola obbligatoria.

Non serve parlare di consenso informato o altro, io purtroppo (vista l’età) faccio parte di quella generazione che ha fatto vaccini anche senza saper cosa gli veniva iniettato (vedi la vaccinazione del servizio di leva) ma in ogni caso ogni qualvolta ci si sottopone ad un intervento sanitario si firma un consenso.

Per chiudere io ribadisco la mia scelta pro vaccino ma in ogni caso non si deve criminalizzare chi ad oggi e con le attuali regole sceglie di non farlo, in un momento di pandemia mondiale la scelta non deve essere lasciata al singolo cittadino ma le autorità preposte devono prendere decisioni importanti anche se impopolari.    

Assirelli conclusione

Cari Colleghi e cari Cittadini, come avrete letto non esiste un pensiero unico nemmeno nel sindacato della Polizia Locale ma tante differenziazioni che si annullano quando si tratta di decidere sulla vita lavorativa, sulle tutele e sui diritti nonché il futuro dei Lavoratori della Polizia Locale!

Ci avete chiesto, in tanti, cosa ne pensavamo di questo argomento e come sempre noi rispondiamo!

Abbiamo provveduto, nel frattempo, a chiedere al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Ministeri competenti il TAMPONE gratuito per i Lavoratori della Polizia Locale in quanto le Regioni viaggiano a velocità diverse; inoltre, si è ritenuto di fare un’ulteriore domanda per la vaccinazione obbligatoria in modo che lo Stato si assuma le giuste responsabilità nei confronti dei Cittadini italiani e cessino le differenze tra i medesimi e le diverse tensioni sociali in atto.

Certo è che tutta la Struttura è SEMPRE per le libertà contro le discriminazioni, le disuguaglianze e per il rispetto della Costituzione.

IL SULPL RISPONDE AD INPS PER L’INSALUBRE E ANTICOSTITUZIONALE DECISIONE DI NON RICONOSCERE LA QUARANTENA COME MALATTIA COVID-19.

COSTITUZIONE:

ART. 1 “l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul LAVORO”

ART. 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” 

ART.38 Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. 

Basterebbe citare solo questi articoli della nostra magnifica COSTITUZIONE, per definire arbitraria, anticostituzionale, spudorata, insensata la presa di posizione dell’INPS riguardo il non riconoscimento della condizione di malattia per i lavoratori che hanno avuto “i contatti stretti” con persone positive al COVID e pertanto sono obbligati alla quarantena.  E magari per ironia della sorte il “contatto stretto” è avvenuto sul luogo di lavoro, vuoi per la tipologia di lavoro, vuoi a causa di un collega già positivo. La questione è semplice: noi lavoratori siamo costretti a rimanere in quarantena (negativi o positivi, vaccinati o non vaccinati) ma la condizione di malattia non ci viene riconosciuta, eppure la malattia viene definita dallo stesso istituto (INPS) come: “un evento morboso che determina l’incapacità temporanea al lavoro, inteso come mansione specifica.” Ebbene lo stato di malattia, è ormai assodato, consiste in una perturbazione funzionale di tipo dinamico, la quale conduca alla guarigione o alla stabilizzazione in una nuova situazione, che può essere anatomico/funzionale o psichico/funzionale. Già l’essere costretto a non uscire di casa, a non poter avere rapporti sociali normali, seppur per un periodo limitato di tempo, può condurre una persona normale verso la depressione, quando poi il lavoratore si trova anche a non veder riconosciuta la condizione di malattia senza alcuna colpa, beh a nostro avviso ha tutto il diritto di “”dare di matto”! Forse l’INPS non ha tutte le colpe, ed infatti si è ben velocemente giustificata dicendo che i fondi sono esauriti, scaricando quindi le responsabilità sul Governo. Vorremmo però fare una riflessione su tale affermazione. Ben lungi dal giustificare il Governo per questa mancanza, ma ci domandiamo quanti super dirigenti ha l’istituto? E nessuno di questi ha pensato, proposto, posto il problema nelle sedi istituzionali? Ci sembra strano questo atteggiamento di non curanza per i Lavoratori. L’Italia è il paese delle contraddizioni: da una parte si erogano fondi a destra e manca, vedi reddito di cittadinanza che reputiamo ottima cosa, ma che purtroppo finisce in mano anche a delinquenti, scansafatiche ecc., senza un minimo di indagine preventiva da parte dell’Istituto, dall’altra si impedisce al lavoratore di lavorare e lo si priva dello stipendio… mah! Ovviamente sarà nostra fondamentale richiesta ai Ministeri interessati di ripristinare i fondi per riconoscere lo stato di malattia alle precedenti condizioni e continueremo la lotta per il ripristino dei diritti fondamentali.

ARTICOLO TODAY

Il SULPL contesta nuovamente le dichiarazioni di Nicola Porro. Le parole hanno un peso…

Scrivo la presente, in qualità di Segretario Generale del Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale (SULPL) al fine di contestare le Sue dichiarazioni nel programma online “Zuppa di Porro”, pubblicato in data 20 maggio 2021 sul Suo profilo Facebook Nicola Porro, nei confronti degli appartenenti alla Polizia Locale.
Nel predetto intervento, avente ad oggetto la cronaca relativa all’archiviazione del procedimento a carico di Carola Rackete, Lei si rivolgeva ai suoi followers con i seguenti termini (minuto dal 14.17 al 15.00 circa) “allora io vi dico, porc* p******, che domani mattina quando mi fermano per strada con la mascherina, io, siccome penso che un diritto supremo per me sia la salute e per strada la salute è anche respirare, io mi tolgo la mascherina. E questo, voglio dire, sarebbe ben legittimo per gli stampisti. Ma, aggiungo, faccio come Carola. Se arriva un vigile urbano lo spingo contro il muro. E quando mi faranno un processo dirò che la mia libertà è superiore alla prevaricazione dello Stato, cioè della Guardia di Finanza o del vigile urbano, nell’impormi la mascherina e nell’impormi di stare al largo”.
E’ palese che il predetto intervento riveste carattere di particolare gravità considerati i numerosi followers del Suo programma online.
L’intervento si rivolge infatti ad un pubblico indiscriminato di persone che potrebbero essere indotte, sulla base delle Sue dichiarazioni, a ritenere di essere legittimate a porre in essere le condotte improprie da Lei indicate (“se arriva un vigile urbano lo spingo contro il muro”) in danno degli operatori della Polizia Locale (ovvero di qualunque appartenente alle forze dell’ordine) impegnati nei controlli per il rispetto della normativa anti Covid.
Sarebbe infatti auspicabile da parte di un giornalista con un grande seguito, come lo è Lei, che le dichiarazioni contenute negli interventi diffusi tramite social media fossero attentamente soppesate al fine di evitare atti emulativi che porrebbero in una situazione di evidente e grave pericolo gli operatori di Polizia Locale, che l’intestato Sindacato rappresenta, da parte di soggetti dotati di scarso senso critico.
Mi preme in questa sede sottolineare come nel predetto intervento siano peraltro contenute altre affermazioni di carattere diffamatorio e lesive dell’operato della Polizia Locale laddove ai suddetti operatori vengono impropriamente attribuiti asseriti atteggiamenti di prevaricazione in danno dei cittadini laddove si afferma che “la mia libertà è superiore alla prevaricazione dello Stato, cioè della Guardia di Finanza o del vigile urbano, nell’impormi la mascherina”.
Le predette affermazioni sono inaccettabili per chi, come gli operatori di Polizia Locale, si sono quotidianamente spesi ed impegnati per il contenimento della pandemia, per la coesione sociale e per la tutela dell’incolumità e libertà dei cittadini: a questo proposito preciso che ben 27 colleghi, nell’adempimento del proprio dovere, sono deceduti a causa del Covid.
Tanto premesso sono a chiedere che le dichiarazioni sopra riportate, contenute nel programma online Zuppa di Porro pubblicato il 20 maggio u.s. siano, da parte Sua, oggetto di rettifica attraverso un intervento di pari durata da pubblicare sul Suo profilo Facebook unitamente alle scuse formali a tutti gli operatori della Polizia Locale preavvertendo l’intestato Sindacato del momento di pubblicazione del post.
Distinti saluti
Mario Assirelli

Perseo-Sirio: CGIL-CISL-UIL pretendono con spudorata arroganza che sia i contratti sia gli accordi da loro edificati e sottoscritti abbiano la prevalenza sulle Leggi approvate dal Parlamento. È ora di dire basta!

Dopo quanto prodotto dai soliti noti (cgil, cisl, uil), ovvero “l’accordo sulla regolamentazione inerente le modalità di espressione della volontà di adesione al fondo nazionale pensione complementare perseo/sirio”, non ci resta che … piangere, vuoi per la sfacciataggine della formula usata: “volontà di adesione” vuoi perché come al solito pretendono di farsi portavoce di tutti i lavoratori e osano sovvertire quello che la COSTITUZIONE stessa sancisce cioè le fonti della LEGGE.

         Pretendono con spudorata arroganza che sia i contratti sia gli accordi da loro edificati e sottoscritti abbiano la prevalenza sulle Leggi approvate dal Parlamento.

“quousque tandem Catilina abutere patientia nostra?”… quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?  direbbe il buon Cicerone.

Facciamo chiarezza! La principale fonte normativa di riferimento dei fondi pensione è la seguente: Decreto legislativo n. 252 del 5 dicembre 2005 e ss. mm. e ii. – Disciplina delle forme pensionistiche complementari, la Legge stabilisce e norma questo delicato intervento sulle finanze dei Lavoratori e SANCISCE all’art.1 che L’ADESIONE AI FONDI E’ LIBERA E VOLONTARIA, tant’è che già due Tribunali del Lavoro (Ivrea e Arezzo) hanno sottolineato come l’unica forma di adesione sia quella basata sulla volontarietà del Lavoratore, altro che silenzio assenso o altre forzature o costrizioni dittatoriali, LIBERA VOLONTA’ solo ed esclusivamente quella!

Inoltre l’art. 3 della stessa Legge conferma che: “Le forme pensionistiche complementari possono essere istituite da: a) contratti e accordi collettivi, anche aziendali, limitatamente, per questi ultimi, anche ai soli soggetti o lavoratori firmatari degli stessi, ovvero, in mancanza (di detti accordi aziendali, ndr), accordi fra lavoratori, promossi da sindacati firmatari di contratti collettivi nazionali di lavoro….”

Ciò significa che se prima della costituzione dei fondi perseo sirio erano già in atto accordi aziendali tra i lavoratori ed altre forme pensionistiche queste rimangono e prevalgono a meno che non ci sia esplicita VOLONTA’ del Lavoratore di aderire ad altra forma!

In ogni caso ricordiamo ai falsi  “amici”  che non è possibile aderire ad un “contratto obbligazionario” senza la propria sottoscrizione, pena la nullità assoluta dell’atto, ad esempio vi siete mai chiesti perché, non ostante i contratti nazionali ed integrativi avete dovuto sottoscrivere un contratto di lavoro in forma singola? Semplicemente perché tutto è normato dal Codice Civile e si tratta di un’”obbligazione”, come questa cioè di un  accordo.

NON SCORDIAMOCI POI CHE PER LA POLIZIA LOCALE RIMANE SEMRE IN VIGORE l’art. 208 C.d.S.

Con Sentenza n. 95/2020 pubblicata il 03/06/2020 RG n. 315/2019, il Giudice del Tribunale di Arezzo ha evidenziato che il Comune di Arezzo, corroborato nella propria opzione teorica da un parere dell’Aran e uno dell’Anci (le cui analisi ricostruttive si risolvono, anche a detta del Giudice, in mere asserzioni di parte, essendo le figure soggettive che le hanno rese, enti esponenziali della parte datoriale), non versando le somme nei fondi precedentemente optati dai lavoratori, ha assunto un comportamento illegittimo e lesivo dei diritti dei lavoratori.

Addirittura viene evidenziato come non tenerne conto sia ingiustamente pregiudizievole, poiché non avrebbe alcun senso il mantenimento di una quota parte dei propri contributi in un fondo che poi non venga più alimentato attraverso periodici accantonamenti, considerato che è l’effetto dell’accumulo che porta per il lavoratore i maggiori benefici.

 Ancora una volta il tentativo di imbrogliare i Lavoratori è stato smascherato, ancora una volta dovremo attivarci per difenderci dai presunti amici, non ci scoraggiamo siamo attenti e continueremo la lotta per il ripristino dei diritti fondamentali.

Perseo-Sirio: CGIL-CISL-UIL pretendono con spudorata arroganza che sia i contratti sia gli accordi da loro edificati e sottoscritti abbiano la prevalenza sulle Leggi approvate dal Parlamento. È ora di dire basta!

ABBIAMO PREPARATO PER VOI IL MODULO PER LA RICHIESTA DI RECESSO IMMEDIATO DAL FONDO.

Ricordiamo inoltre che già nel 2018 ci siamo immediatamente attivati…

PRESENTATO, IN TUTTE LE PROCURE D’ITALIA, L’ESPOSTO DENUNCIA CONTRO ARAN, ANCI, CGIL, CISL E UIL PER LA DISTRAZIONE DEI FONDI DEL 208

VIDEO ECCO CHI GUADAGNA DAI VOSTRI FONDI PENSIONE…