TU QUOQUE DEFENSOR FIDEI… Anche il Presidente della Repubblica mortifica la Polizia Locale.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 09-05-2019 Roma Politica Camera dei Deputati - Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo Nella foto Roberto Fico, Sergio Mattarella, Maria Elisabetta Alberti Casellati Photo Roberto Monaldo / LaPresse 09-05-2019 Rome (Italy) Chamber of Deputies - Memorial Day for victims of terrorism In the pic Roberto Fico, Sergio Mattarella, Maria Elisabetta Alberti Casellati

Al Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella

E, p.c. Ai Presidenti Senato, Camera e Consiglio

Ill.mo Presidente Mattarella,
dopo aver letto le sue eccezioni al Decreto Sicurezza Bis è doveroso chiederLe se queste sono state da Lei stesso eccepite o suggerite da qualche funzionario in malafede. In particolare, pur non entrando nel merito della promulgazione che non è compito di questa O.S., con riferimento alle considerazioni al reato di oltraggio a Pubblico Ufficiale da lei minimizzato su alcune figure che svolgono FUNZIONI PUBBLICHE, vorremmo farle presente che:
– La “funzione” pubblica, proprio perché tale è a difesa e a tutela della comunità rispetto al diritto di un privato. Pertanto offendere, oltraggiare o in qualche modo minimizzare chi difende la società è maleducazione civica, che sempre e comunque dovrebbe essere adeguatamente punita, in modo tale che rimanga salvo il principio che il benessere collettivo deve prevalere su quello individuale.
– Siamo convinti che la reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole sia un mezzo per promuovere il rispetto dei cittadini nei confronti delle Istituzioni e porre in primo piano la valenza della comunità e dei suoi valori. Il permettersi di insultare un insegnate o offendere la funzione di chi è deputato al controllo dei ticket non è solo indice di maleducazione ma anche di disprezzo e di disconoscimento delle regole e del ruolo pubblico di chi comunque rappresenta lo Stato e quindi i cittadini.
La Categoria è ferita dalle Sue affermazioni anche per il fatto di essere stati etichettati come “vigili urbani” dal Presidente della Repubblica che è lo stesso che ha firmato più Decreti Sicurezza i quali hanno riconosciuto a più riprese le funzioni, le tutele e gli strumenti per i lavoratori della POLIZIA LOCALE, che nulla ha più a che fare con il retaggio arcaico del vigile urbano.
Probabilmente perché qualcuno finalmente si è reso conto che i nostri Agenti fanno lo stesso identico lavoro e corrono gli stessi rischi delle Forze di Polizia ad ordinamento statale, spesso sacrificando la vita esattamente come loro e perché il contesto in cui si opera è totalmente mutato in peggio rispetto al passato.
Non sappiamo se l’aver definito questa Categoria come quella dei vigili urbani sia stata una cosa voluta da parte Sua, cosa che sinceramente sarebbe grave visto il Suo ruolo, o se sia stato pilotato da qualcuno che ha tutto l’interesse di continuare a tenerci nell’ombra per timore di perdere potere.
Un Presidente della Repubblica dovrebbe essere garante dei Diritti di tutti ed essere super partes. E’ inaccettabile essere definiti riduttivamente “vigili urbani” da Lei, definizione nella quale è contenuta anche una chiara accezione dispregiativa.
Vorremmo che il nostro Presidente della Repubblica conoscesse molto bene l’operato di una intera Categoria che ogni giorno si adopera per il bene della Collettività; un Presidente che se così fosse non avrebbe fatto differenze tra coloro che svolgono funzioni pubbliche, in particolar modo tra coloro che indossano una Divisa e sono a presidio della Sicurezza della Nazione nei territori.
Noi abbiamo compreso perché Lei ha evidenziato la mancanza di ulteriori tutele per i Magistrati in udienza. Comprenda anche Lei il nostro sgomento di fronte alle Sue esternazioni su quanto la norma prevede sulla Polizia Locale ed altre categorie che svolgono pubbliche funzioni. Siamo certi, di una Sua seria riflessione riguardo alle Sue esternazioni.
Distinti saluti

La struttura Nazionale SULPL
Il Sindacato maggiormente rappresentativo della Polizia Locale.
Modena, 9 agosto 2019

SDI: i poteri forti dello Stato si muovono perché si sentono intimoriti dai grandi numeri e dalla professionalità della Polizia Locale!

SDI POLIZIA LOCALE: ecco muoversi i poteri forti dello Stato, come sempre scritto e annunciato dal SULPL! I numeri e le statistiche intimoriscono la Questura e il Comando Provinciale dei Carabinieri di Brescia al punto che il Prefetto è costretto ad intervenire, anche se non è di sua competenza determinare l’operatività degli operatori della Sicurezza in campo.

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Certo che il report 2018 della Polizia Locale di Brescia può far balzare sulla sedia coloro che ai vertici tengono ben stretto il primato dei “veri garanti” della Sicurezza: 949 notizie di reato, 142 arresti (di cui 125 per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti), 9648 grammi di sostanze stupefacenti sequestrate e 64mila euro di proventi recuperati, 807 persone denunciate a piede libero, 950 identificazioni etc etc. Qualche grande capo sarà imbarazzato, per non dire infastidito che la Polizia Locale, quella ritenuta da taluni di serie B possa oscurare le vere FF.OO.
Lo affermiamo convintamente dopo aver letto ed analizzato il vademecum del Prefetto di Brescia con riferimento allo SDI, che qualcuno vuole tener ben stretto, probabilmente perchè come abbiamo già affermato in altra sede è l’unico modo per tenere ancora la PL alle proprie dipendenze ed evitare di farle spiccare il volo, tentativo che non sempre riesce, e la PL di Brescia ne è l’esempio lampante! Il punto 4 del vademecum è veramente incommentabile, poichè asserisce che nel caso in cui l’interrogazione dia esito positivo, la Forza di Polizia interessata “invierà con tempestività sul posto una propria pattuglia per le incombenze di competenza“. In pratica, tra le righe si legge che in caso di positività dell’interrogazione, la vera Forza di Polizia interverrà per prendersi il merito dell’operazione e balzare agli onori della cronaca, come se già non accadesse troppo spesso! La linea seguita a Brescia è a nostro avviso totalmente sbagliata; esemplare invece quella tenuta dal Questore Venezia, a cui evidentemente sta realmente a cuore la sicurezza degli operatori di Polizia (tutti, nessuna Divisa esclusa) e dei Cittadini. Il Questore Masciopinto infatti ritiene la Polizia Locale, Forza di Polizia a tutti gli effetti e ne riconosce la preparazione e l’alto profilo professionale; egli ritiene essenziale la collaborazione tra tutte le Forze di Polizia dislocate sul territorio e fornire a tutti gli operatori medesima formazione e dotazioni (Taser compreso). A nostro avviso un modello da seguire per i Questori di tutta Italia. Lo stesso Ministro dell’Interno Matteo Salvini non deve farsi influenzare da chi vuol tenere il potere ben stretto; per chi come lui afferma di tenere alla Sicurezza, è fondamentale estendere l’accesso allo SDI anche alla Polizia Locale, senza limitazioni, e definire al più presto la nostra Riforma.
Ad ogni buon conto è giusto chiarire al Prefetto di Brescia che chi ha sempre lavorato con passione, continuerà a farlo, non sarà certo una circolare a metterci i bastoni tra le ruote. La legge 7 marzo 1986 n.65 all’art. 5 rubricato : ” Funzioni di polizia giudiziaria, di polizia stradale, di pubblica sicurezza” individua lo status giuridico degli appartenenti alla Polizia Locale Italiana; numerose previsioni normative riconoscono alla Polizia Locale “il diritto”, proprio per le funzioni de quibus, di accedere, in attesa che tali disposizioni vengano meglio regolate e definite, per il tramite delle altre forze di Polizia ad ordinamento statuale. La Polizia Locale non ha nulla da imparare dagli altri, anzi, tante volte siamo proprio noi a formare gratuitamente anche i Colleghi delle altre FF.OO., e lo facciamo ben volentieri, senza temere che nessuno possa sottrarci qualcosa, a differenza di altri.

Ovviamente tali rimostranze verranno inviate alle Autorità interessate.

La Segreteria Generale SULPL

Certe “accelerazioni” possono nuocere gravemente alla Categoria!

Alla Categoria!
Come vi abbiamo anticipato ieri sera, durante la scorsa giornata abbiamo letto veramente di tutto, dai proclami delle varie sigle “sindacali” (che non rappresentano certamente la Polizia Locale) che si arrogano il merito di aver impresso un’ACCELERAZIONE al programma di Governo verso la Riforma, ai lai dei Colleghi che probabilmente senza nemmeno essersi documentati, sull’onda dei social, si sono lasciati andare a commenti negativi considerato che le criticità ci sono, ma non solo negative.
Facciamo dunque il punto della situazione:
nell’ambito della quadruplice, la più umile è stata la Cisl che ha  semplicemente preso atto di quanto accaduto ieri (non poteva esimersi dal comunicato anche se disconosceva totalmente la materia) e ha prodotto un documento sintetico, consapevole probabilmente del fatto di non rappresentare nel modo più assoluto la Polizia Locale. Stessa umiltà non hanno avuto invece Cgil e Uil. La Cgil produce un documento banale,
puntando tutto sull’invarianza della spesa e sulle risorse, parlando dei  soliti TEMI, PERCORSI CONDIVISI e CONFRONTI, dimostrando come sempre e ancora una volta di non avere nulla a che spartire con la nostra Categoria. Per finire la Uil che è stata quella che ha peccato di presunzione, infatti, asserisce di aver dato un’accelerazione importante con riferimento a quanto accaduto ieri per il fatto di essere in prima linea
da anni. Dice cha la loro attività di questi anni è stata contraddistinta da numerose iniziative (ma sinceramente non ce ne sovviene una degna di nota!), parla di pressioni sui politici, di mobilitazioni di lavoratori e lavoratrici (ma anche in questo caso, di
mobilitazioni fatte per la PL, proprio non ce ne sovvengono!). Eppure noi del SULPL abbiamo buona memoria, al punto che ricordiamo di un episodio accaduto nel 2014 quando un esponente sindacale UIL Lombardia chiedeva l’abolizione della Polizia Locale e che vi riproponiamo!
Inoltre, la UIL cita il Convegno Nazionale PL UIL 2018, occasione in cui avrebbe permesso di sbloccare la situazione e arrivare alla convocazione di un tavolo di confronto… ebbene, noi a quel convegno c’eravamo, e nulla di tutto questo è accaduto! Parliamoci chiaro, a livello nazionale CGIL-CISL-UIL per non morire definitivamente nella Polizia Locale, emanano proclami in cui raccontano di lottare strenuamente da anni per la nostra dignità e le nostre tutele; ma sono gli stessi che a livello locale ci trattano spudoratamente alla stregua di dipendenti comunali,
giocando con noi sempre al ribasso senza rimarcare i dovuti distinguo rispetto a chi non indossa una divisa e appoggiando quei partiti che nei Consigli Comunali ci vorrebbero riportare al modello di Guardia Comunale in nome delle loro idiotologie politiche. Appoggiano il disarmo e solo  per citare l’ultimo episodio, rimarchiamo quanto sta accadendo a  Ferrara, Comune in cui proprio la Uil si oppone alle camere di sicurezza perché come ci è stato riferito, il loro funzionario sostiene che non siamo poliziotti e quindi non ci competono pubblica sicurezza e ordine pubblico! Questa è la verità, provateci il contrario!
Veniamo al quarto…. rappresentato da segretari che non indossano la nostra Divisa e che del nostro lavoro ne sanno poco quanto gli altri porcellini; non a caso gli effetti
negativi dell’ultimo CCNL, ormai scaduto, sottoscritto dalla quadruplice  lo scorso anno, ancora oggi si riversano sulla Polizia Locale. Nei giorni scorsi hanno inveito contro i Ministri Salvini e di Maio per la questione ausiliari, pensando erroneamente che si
trattasse degli emendamenti al Decreto Sicurezza per la Riforma.

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Dunque non hanno capito nulla; per rimediare alla gaffe (una delle tante), pubblicano un documento che li ritrae in foto con il Sottosegretario Molteni in cui, come la Uil, si autoreferenziano, si attribuiscono il merito della ACCELERAZIONE della Riforma, in cui annoverano ancora l’ennesimo fallimentare sciopero da loro indetto nel quale hanno coinvolto, loro malgrado, i Lavoratori della PL, si quello del 21 giugno u.s. e così via di questo passo.
Questi quattro sindacati sono accomunati dall’essere avvezzi ad attribuirsi e ostentare, per sopravvivere nella Categoria, meriti che non hanno. Anzi, diremo di più, sono addirittura deleteri per la Polizia Locale.

Noi siamo abituati ad essere sempre molto schietti con i Colleghi, e a dire le cose senza mezzi termini, risultando anche scomodi a volte. Il Sulpl continua a lavorare silenziosamente, con continuità e impegno, senza ostentare nulla. Una volta raggiunto l’obiettivo della Riforma, come speriamo e auspichiamo, tireremo le somme e siamo certi che tanti Colleghi dovranno ricredersi.
Agli Operatori avvezzi a leggere, chiediamo di analizzare i documenti, informarsi e non
limitarsi alle solite lamentazioni sui social.

Ai Colleghi che credono in noi ribadiamo che siamo ben consapevoli che la Legge Delega presenta punti di forza che rappresentano un evidente passo in avanti, anche
grazie al nostro quotidiano e costante contributo di consulenza, ma anche criticità su cui chiaramente faremo di tutto per incidere (vedi documento). Il Sulpl è coerente da 33 anni e non da 24 ore come i quadruplicini; le nostre richieste sono state parzialmente recepite dalla Legge Delega, abbiamo qualche mese per migliorarla. Ammettiamo però, e chiediamo anche a voi di farlo, che oggi le prospettive sono più rosee di ieri, noi ci siamo mossi nella direzione giusta perchè è quella indicata dalla maggioranza dei Lavoratori della Polizia Locale. Per questo cogliamo anche l’occasione per ringraziare tutti quelli che con costanza, dedizione, impegno, forza, si sono battuti e continueranno a farlo per arrivare alla meta della tanto voluta RIFORMA!
Un plauso alla Polizia Locale che quotidianamente mette a repentaglio la propria incolumità per l’altrui interesse – presto sarà ricompensata – e che ha creato, nonostante le enormi difficoltà ordinarie di una legislazione vetusta, anomala e con i media contro, più certezza della legalità sul territorio italiano garantendo un barlume di fiducia e di luce con efficienza, legalità, efficacia e professionalità.

                                                                        UNITI SI VINCE!

Un forte abbraccio
il Segretario Generale
Mario Assirelli
Treviso, 12 Luglio 2019

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A proposito di Riforma… un passo avanti!Potremmo essere vicini al porto “sicuro”… forse!

Electa una via, non datur recursus ad alteram

ovvero… scelta una via, non è ammesso il ricorso ad un’altra!
Il Governo ha scelto la via della Legge Delega, per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della Polizia Locale da noi condiviso, per l’enorme caos che regna nella Commissione Affari Costituzionali della Camera. Non condividiamo nella maniera più assoluta l’indicazione data di un comparto, con propria rappresentatività sindacale, ancorato però al comparto funzioni locali – la polizia locale deve rientrare all’articolo 3 del dlgs 165/01, come per le altre forze di polizia ad ordinamento nazionale, nel comparto pubblico!!!
Dalla prima lettura dello schema della Legge Delega emerge chiaramente la preoccupazione dell’Esecutivo di non invadere le competenze riservate ex lege alle Regioni, al fine di evitare ricorsi alla Corte Costituzionale, lo premettono già la lettera a) e b) dell’art.1 – emerge, comunque, anche la presa in considerazione di tutte le problematiche che avvolgono da sempre la Polizia Locale Italiana.
Come dicevamo, scelta la via della Legge Delega, si demanda continuamente all’adozione di decreti delegati per la presa in carico della risoluzione delle diverse problematiche.
L’ obbligo di Associazione per i comuni con popolazione inferiore a 8000 abitanti.
Determinazione dei percorsi di assunzione per i Comandanti e limitazioni alle assunzioni a tempo determinato. (Continueremo con attenzione la nostra battaglia ribadendo che i Comandanti devono provenire dai Corpi e Servizi di Polizia Locale con preparazione e percorsi ad hoc).
Previdenza, assistenza, infortunistica e pensionistica specifiche equiparate alle altre forze di Polizia statuali, il decreto recepisce quanto richiesto dal SULPL anche per l’istituzione di una specifica classe a rischio – vigileremo in merito.
La previsione del nuovo ordinamento con i sottufficiali e altri quadri intermedi oggi inesistenti.
Qualifiche di Polizia Giudiziaria, la L.D. non indica la strada, per noi è una e una sola, ovvero la rimodulazione dell’art.57 c.p.p. con l’eliminazione del criterio temporale, cosa che noi siamo fermamente convinti di riuscirci.
Noi auspichiamo che il porto dell’arma, tema di competenza specifica del Ministro dell’Interno, sia risolto con decreto che fissi parametri unici e che soprattutto elimini le ingerenze dei Consigli Comunali. Il punto sembrerebbe recepito anche se ancora senza espressa indicazione.
Altra questione voluta dal SULPL è il porto dell’arma fuori dall’ambito territoriale di competenza, pure se questo fosse limitato alla sola Regione.
Ben vengano le tutele, più volte richieste, per procedimenti di responsabilità civile e penale a carico degli appartenenti alla Polizia Locale.
Per quanto riguarda, invece, le dotazioni, automezzi, uniformi e segni distintivi, di specifica competenza regionale il SULPL ha evidenziato che dovrebbero essere uguali su tutto il territorio nazionale.
Vigileremo, anche, affinché le qualifiche e le funzioni siano quelle indicate dal SULPL nel progetto di Legge; ben accetti i dispositivi da anni reclamati di tutela dell’incolumità dalla Categoria.
Infine, è auspicabile un reale Coordinamento delle Polizie Locali da parte delle Regioni, anche sul fronte della formazione e si dovrà regolamentare in modo più chiaro l’accesso ai terminali CED/SDI.
Tuttavia, un passo avanti si è fatto, ma è ancora insufficiente; c’è da lavorare al fine di poter affermare che sia una legge deputata a sostituire l’ormai vetusta L.65/86 – noi continueremo a lottare come sempre con coerenza e sacrificio senza accantonare il dialogo e il confronto, ma soprattutto diremo sempre e comunque la verità !!!!!!
I lavoratori ne hanno diritto!

Modena, 11 Luglio 2019

La Segreteria Generale

I COMPLESSI D’INFERIORITA’ E I SUOI DERIVATI.

La Polizia Locale in Italia è anomala. Questo è certo.
Ma è tutto un po’ anomalo nel nostro Bel Paese. Mi spiego meglio. Ad esempio, da un punto di vista puramente normativo non siamo una forza di polizia, ma concretamente “facciamo” polizia a tutti gli effetti. E a richiedercelo sono proprio le istituzioni che si affannano a ribadire che non lo siamo. Abbiamo auto colorate, lampeggianti blu, sirene, divise, armi, manette, facciamo arresti, perquisizioni, sequestri, intercettazioni, ma non siamo “polizia”. E già, che in Italia occorra chiamarsi in un certo modo per essere tali, a prescindere da quello che si fa, lo si sapeva già. Tutto molto chiaro per alcuni, tranne per i cittadini, ma soprattutto per i delinquenti, i quali neanche leggono il nome scritto sulle portiere… Loro sanno che se facciamo polizia, siamo Polizia e quindi ci trattano come tali, con tutte le conseguenze del caso.
E così avviene che tra il “bipolarismo” di un Ministero geloso e pignolo (talvolta) e le pronunciazioni ondivaghe delle alte corti di Giustizia, a farne le spese siamo proprio noi, le guardie cittadine afflitte dall’annoso dilemma della carne e del pesce. E’ anomala, poi, perché non si è mai vista una forza di polizia che sia alle dirette dipendenze della politica locale, magari dello stesso commerciante ambulante che fino alle elezioni si univa al coro degli anti-vigili ritenendoci solo addetti alla cassa, per poi esigere più autovelox una volta eletto; è anomala perché non si ha contezza a livello europeo di una forza di polizia, sebbene ad ordinamento locale, disciplinata da un contratto privatistico; è anomala perché fa “da polizia” ma senza le minime, necessarie garanzie di una forza di polizia. Dai dispositivi di autotutela, finanche all’armamento, alle tutele giuridiche, assicurative e previdenziali dei nostri cugini più fortunati (per modo di dire…). Insomma, siamo fottutamente anomali! E i nostri cugini europei ce lo dicono anche. Per la verità lo dicono anche al Ministero di cui sopra e alle altre istituzioni. Glielo ha detto anche il Parlamento Europeo, ma l’Italia è anche il luogo in cui abbiamo fatto del concetto “negare anche l’evidenza” il nostro credo. Lo vedono tutti, proprio tutti, che siamo Polizia. Ma non coloro che dovrebbero vederlo.
Tutto ciò conduce ad un sistema disfunzionale causato dall’enorme confusione in ordine alla percezione del ruolo che espletiamo. Chi ci dice che siamo una cosa e chi un’altra. E poi, quando siamo una cosa e quando un’altra. Questa confusione conduce nella migliore delle ipotesi a fare grandi cose, meritevoli operazioni, ma senza il minimo riconoscimento. Perché non si deve sapere che facciamo cose eccezionali. Ma si sa che fare cose eccezionali assumendosi grandi rischi senza avere il benché minimo riconoscimento, conduce l’operatore ad una condizione di demotivazione gravissima. Nella peggiore delle ipotesi conduce invece all’immobilismo. Immobilismo per paura o immobilismo per protesta. Non so quale dei due sia più grave e frustrante. Ma questi sono i due estremi tra cui oscilliamo. Nulla di allettante quindi.
Ma sono questi gli effetti più importanti e preoccupanti ad affliggere la nostra beneamata categoria? Io credo di no. Questi sono solo gli effetti diretti, visibili e “tangibili”. Quello che mi preoccupa di più è molto più grave, striscia nei meandri nelle nostra fila e serpeggia minacciosamente nei fondamenti più determinanti delle nostre esistenze. E’ un malessere profondo, sordo e lacerante. Lavora dentro di noi ogni giorno. Ogni volta che leggiamo una notizia denigrante del nostro lavoro sul giornale. Ogni volta che vediamo la foto martellante di un “vigile in mutande” che smarca il cartellino. Ogni volta che vediamo una delle tante fake (o non fake) news che ci riguarda su Facebook. Ogni volta che sentiamo pronunciare con sufficienza e tono di rivalsa la parola “vigili urbani”, dalle bocche di giornalisti che non ce la fanno proprio a pronunciare Polizia Locale (un po’ come Fonzie con la parola “scusa”). Ogni volta che ci chiama così anche un’istituzione, dimostrando o di non sapere chi o cosa siamo, o peggio, di saperlo ma di volerci chiamare così per consacrare la nostra relegazione ad altro che non sia Polizia. Ogni volta che un genitore dice al suo bambino “stai attento che il vigile ti fa la multa”. Ogni volta che parliamo con un poliziotto o un carabiniere che ci chiama collega solo quando ha bisogno. Ogni volta che…
Non so, caro collega, se hai mai sentito parlare della piramide di Maslow. No, tranquillo. Non si tratta della solita combutta degli illuminati. Ti invito ad incuriosirti e andarla a vedere. In essa c’è scritto quali sono i bisogni a cui tende l’essere umano per essere felice. Alla base della piramide ci sono i bisogni fisiologici (mangiare, bere, vestirsi, ecc…). Direi che qui ci siamo, anche se le risorse economiche che ci spettano ci consentono giusto di soddisfare questi bisogni primari e non certo di fare “pazzie”; poi ci sono i bisogni di sicurezza e protezione. Qui ne abbiamo abbastanza direi. Il coraggio non ci manca di certo; Salendo, per ordine di importanza, troviamo i bisogni di affetto e di appartenenza. Anche qui non difettiamo in genere. Anche se le nostre frustrazioni troppo spesso si ripercuotono sulle persone che amiamo e sulle nostre famiglie, divenendo esse stesse destinatarie delle nostre frustrazioni, in modo diretto o indiretto. Non dimentico di certo che siamo tra le categorie in cui il suicidio è divenuto un fenomeno preoccupante. Ma in linea di massima a noi non manca l’affetto dei nostri cari e molti gruppi sociali ci accolgono a braccia aperte; Negli ultimi due livelli, quelli più importanti e determinanti, cominciano i dolori. Il quarto livello è rappresentato dai bisogni di riconoscimento sociale. A noi non basta essere accolti in un gruppo, vogliamo anche sentirci importanti, essere ammirati, rispettati. Vogliamo essere al centro dell’attenzione, essere considerati, essere “qualcuno che conta”, o quantomeno “contare per qualcuno”. Già qui si intuisce che ciò che avviene è spesso esattamente l’opposto. Ma non per colpa nostra, ma per colpa di un sistema che ci addita sempre come un costante elemento disfunzionale. E quando sento colleghi che si vergognano di dire che lavoro fanno mi si accappona letteralmente la pelle. Dovremmo essere orgogliosi del nostro lavoro! Infine, l’ultimo bisogno, il più importante, è rappresentato dal bisogno di AUTOREALIZZAZIONE. In sostanza il desiderio di realizzare la propria identità in base alle proprie aspettative e potenzialità, occupare un ruolo sociale, dimostrare la propria utilità sociale, e così via. Si tratta, insomma, dell’aspirazione individuale massima a essere ciò che si vuole essere sfruttando le facoltà mentali e fisiche, per le quali ci si aspetta un automatico riconoscimento o feedback. Questo tipo di “sfera” individuale è per noi irrimediabilmente danneggiata.
Ma quali sono gli effetti di questa vera e propria “alienazione” del lavoro? Sono quelli che oggi sono sotto gli occhi di tutti: disomogeneità, conflitto sociale (soprattutto interno, tra di noi), percezione di inutilità del nostro lavoro, demotivazione, rabbia, insoddisfazione, ecc…
E sapere che tutto ciò è determinato dalla miopia, dall’incapacità o la malafede di chi ci governa o legifera non fa altro che amplificare il senso di frustrazione e gli effetti che ne derivano.
E così capita di assistere a colleghi che si scannano tra di loro come lupi famelici (da tastiera) sui social, sotto lo sguardo trascurato dei nostri riferimenti istituzionali, perdendo in immagine e credibilità. Siamo coesi alla pari di un gas. Siamo particelle impazzite che vanno dai rambo con mitragliette a conducenti di scuolabus o macchine operatrici. Ci rapportiamo tra di noi come non fossimo neanche parte di un tutto unico, ma di 8 mila realtà diverse, persino in competizione fra di esse. E chi ci governa alimenta tutto questo, negandoci persino di avere colori e distintivi uniformi in tutto il territorio nazionale.
E’ questo dannato complesso di inferiorità che ci distrugge! Magari anche alimentato da terzi, inducendoci a pensare che il nostro è un lavoro di serie B rispetto a quello svolto dai nostri cugini nazionali. L’idea che loro fanne le cose importanti e noi “i rimasugli” vari ed eventuali. Ma come siamo arrivati a credere questa sciocchezza? Chi ci ha convinto di questo? E perché? Perché non riusciamo a renderci conto che è tutto falso e una strumentale denigrazione? Perché non riusciamo ad andare fieri del fatto che noi riusciamo a fare quello che fanno loro (talvolta anche meglio) ma loro non saranno mai in grado di fare le altre mille cose che facciamo noi? Crediamo davvero che rilevare un incidente stradale con lesioni sia meno importante che fare indagini per rapina? Per quanto ancora dobbiamo insistere a lagnarci di essere i cugini poveri delle “vere” forze di polizia?
Finché non arriveremo a capire che siamo quello, ma anche altro e forse meglio, non andremo da nessuna parte! Non ci sarà cameratismo, spirito di corpo, colleganza, orgoglio di appartenenza.
Ma allora, nonostante tutto il nostro malessere, cosa ci unisce e ci anima? Cosa ci fa incazzare a tal punto da dire “basta! Non faccio più nulla” e a gettarci 5 secondi dopo dentro una casa in fiamme per salvare un’anziana signora? E cosa potrebbe mai essere se non IL NOSTRO GRANDE CUORE E L’AMORE SMISURATO CHE ABBIAMO PER IL NOSTRO LAVORO!? Proprio questi due elementi, radicati in ognuno di noi, rappresentano il vero “nodo” del problema. Rappresentano IL punto di forza e al contempo IL punto di debolezza della nostra categoria. Il punto di forza perché rendiamo un servizio eccezionale al nostro paese e ci rende indispensabili oltre che credibili. Il punto di debolezza perché chi ci osserva lo sa bene. Sa bene che noi non manchiamo alle nostre responsabilità anche quando non ci appartengono propriamente, pur non investendoci un centesimo. E se ne approfittano. Quello che succede ormai ordinariamente. Questo perché se è vero che noi amiamo il nostro paese, purtroppo il nostro paese non ama noi. Ma questo è solo un optional.

 

Segretario Regionale Agg. E/R

Giuliano Corso

IL 21.06.2019 VERRA’ RICORDATO COME LA DISFATTA DI CAPORETTO DELLA POLIZIA LOCALE ITALIANA, GRAZIE AL CSA!

Ci sono dei casi in cui lo sciopero può indebolire più gli operai che il loro diretto avversario. (Lev Trotsky)

Possiamo affermare che lo sciopero proclamato dal Csa il 21 giugno 2019 si può riassumere in questa citazione… un flop annunciato, una Caporetto che ha coinvolto, loro malgrado, i Lavoratori della Polizia Locale Italiana. ASSENZA TOTALE DELLE DIVISE (eccezion fatta per pochi esemplari presenti).

Ai Lavoratori che hanno esercitato un diritto, quello dello sciopero, e che hanno devoluto inutilmente una giornata di lavoro, ci sentiamo di dire che hanno sbagliato a fidarsi delle solite sirene incantatrici del web che ciclicamente si rifanno vive per ricordare a tutti della loro magra esistenza. In un’epoca in cui l’informazione è istantanea, continuare ad agire da persone disinformate non è più giustificabile.
Mai interessati alla Categoria, se non saltuariamente, vendendo fumo agli ignari Colleghi.
Al CSA-Ospol vorremmo ricordare che un sindacato ha una seria responsabilità verso i Lavoratori e anche questa volta ha dimostrato di non averne, inducendo i Colleghi ad aderire ad uno sciopero che non solo gli ha tolto altre risorse economiche dalle tasche (oltre quelle che il CCNL sottoscritto insieme alla Triplice gli ha già portato via), ma che agli occhi della Nazione e delle Istituzioni ha indebolito ulteriormente la Categoria, che è apparsa disgregata e in balia dell’ennesima iniziativa intrapresa da un Sindacato che si professa di Categoria, e che ha proclamato l’ennesimo sciopero fallimentare; hanno aderito anche alcune associazioni (es. ANVU, ARVU, ANCUPM Ass. Professionale PL) che a volte si ergono a sindacati improvvisati e che invece farebbero bene a dedicarsi esclusivamente alla formazione (eccezion fatta, e ne diamo atto, dell’ANCUPM Delegazione Puglia).
Quelli del CSA-Ospol, questo in particolare, sono scioperi strumentali, solo per produrre caos e confondere i Colleghi, una parte dei quali è sicuramente facilmente influenzabile.
Questo sciopero rappresenta solamente uno sgarbo all’immagine della Polizia Locale Italiana che ha fatto solo comprendere, anche all’attuale Governo, quanto siamo disgregati al nostro interno.

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Noi siamo coerenti, da anni sosteniamo con forza sempre la medesima linea, senza mai agire come banderuole al vento. Linea che a quanto pare è molto apprezzata dal CSA e dalle tante Associazioni che negli anni l’hanno fatta propria, fino ad arrogarsene indebitamente la paternità! Insomma, mentono sapendo di mentire!
Ma se oltre a far propria la nostra idea di Polizia Locale, a questo seguissero anche azioni coerenti, come avevamo chiesto da tempo noi con un’unione di intenti e di lavoro per un obiettivo finale condiviso, allora la copia e il plagio avrebbero avuto un senso e un lieto fine. Invece il CSA Ospol e le varie Associazioni continuano ad intraprendere periodicamente azioni sconsiderate e dannose per la Polizia Locale.
Il SULPL confida nelle azioni promesse e già intraprese dal Governo, e dunque non avrebbe potuto in alcun modo sostenere questo sciopero. Noi quotidianamente, invece, ci adoperiamo affinchè questa Riforma della Polizia Locale proceda e venga formulata nel modo più corretto possibile.
Nell’ultimo trentennio mai nessun Governo ha mostrato tanta attenzione verso la PL. Ricordiamo, a chi avesse la memoria corta, che lo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha incontrato nelle scorse settimane il Segretario Generale SULPL, rassicurandolo sul procedere della Riforma. Che senso ha avuto dunque la proclamazione di questo sciopero in un momento storico in cui le Istituzioni ci attenzionano e lavorano per dare dignità al nostro status? Ha avuto senso contestare un Governo che, anche se con i suoi tempi tecnici, riconosce finalmente l’esistenza della Polizia Locale? Se abbiamo atteso trenta lunghi anni, potremo attendere anche qualche altro mese.
Certamente singole azioni come quella intrapresa dal Csa-Ospol è stata, com’era prevedibile, un completo fallimento, non per il Csa Ospol che la rinvendicheranno nella speranza che i Lavoratori abbiano memoria corta, ma per l’intera Categoria, per la sua immagine e per tutto il lavoro effettuato quotidianamente da chi crede in questa divisa; non è certamente in questo modo che di tutelano i Lavoratori nè tantomeno i diritti della Polizia di Prossimità.

Abbiate fiducia e confidate in noi, nella nostra unità e serietà!

 

La Segreteria Generale SULPL

La Polizia Locale alla parata del 2 giugno 2019. Le rimostranze del SULPL.

Alla C.A. Egr. Sig.
Presidente della Repubblica
Presidente del Consiglio
Ministro dell’Interno
Sindaco di Roma
Comandante della Polizia Locale di Roma Capitale
Presidente RAI
Illustrissimi,

La scrivente O.S. più rappresentativa di Categoria, all’indomani della Festa della Repubblica Italiana e della parata militare del 2 giugno u.s. ritiene necessario sottoporre alla Vs. cortese attenzione alcune osservazioni.

Facciamo un passo indietro al 19 maggio 2004 quando l’allora Ministro della Difesa , On. Prof. Antonio Martino incontrò una delegazione SULPL a seguito del quale chiese allo Stato Maggiore della Difesa di valutare la fattibilità tecnica dell’inserimento di un plotone di Motociclisti della Polizia Locale all’interno della parata del 2 giugno.

Da allora, ogni anno, si rinnovano l’orgoglio e la fierezza del SULPL al passaggio del plotone della Polizia Locale di Roma Capitale che sfila in rappresentanza della Polizia Locale Italiana.

Purtroppo però, di anno in anno vediamo sfilare la Polizia Locale in coda, quasi a voler evidenziare che i loro appartenenti sono considerati gli ultimi degli ultimi, non solo tra le FF.OO. ad ordinamento statale, ma addirittura rispetto a tutte le altre associazioni. La Polizia Locale invece, primario punto di riferimento per tutti i Cittadini, dovrebbe sfilare a pieno titolo accanto alle Forze di Polizia, non essere messa come fanalino di coda.

Ieri la Categoria ci ha manifestato (direttamente e tramite la nostra pagina Facebook SULPL Nazionale, che ormai supera i 700 mila lettori) delusione e disappunto, che noi abbiamo ampiamente condiviso e di cui ci facciamo portavoce, nel veder sfilare i propri Colleghi addirittura dopo il gruppo del servizio civile, certamente importante per la formazione dei ragazzi, ma non certamente equiparabile alla Polizia Locale che tutti i giorni da grande prova di se su tutto il territorio nazionale, che tutti i giorni si adopera per la Sicurezza dei Cittadini e che troppo spesso si sacrifica, anche a costo della Vita, per uno Stato che ancora fatica a volerli riconoscere come Forza di Polizia, al pari delle altre.

E così, mentre sfilava il plotone della Polizia Locale di Roma Capitale, abbiamo notato lo sguardo fiero del Sindaco Raggi e sentito il cronista della Rai che ancora commentava l’importanza del Servizio Civile Volontario, trascurando il passaggio dei nostri, per i quali en passant ha saputo solo sottolineare quale compito principale, quello della viabilità! E’ palese che le funzioni in capo alla Polizia Locale sono le Medesime, con la sola limitazione Territoriale, delle altre forze di Polizia dello Stato. A nostro avviso, una televisione di Stato dovrebbe essere sempre super partes e avvalersi di cronisti molto preparati. Ieri, come gli anni addietro, così non è stato.

Un’ ultima considerazione la rivolgiamo al Comandante: nell’ascoltare l’”inno al Pizzardone” cantato dai Colleghi prima della sfilata, la moltitudine degli appartenenti alla Polizia Locale non si è riconosciuta. Ricordiamo che la PL di Roma Capitale sfila in rappresentanza della Polizia Locale Italiana che ogni giorno dimostra di aver preso le distanze da quell’immagine simpatica ma certamente arcaica del vigile modello Otello Celletti; questo stesso SULPL ogni giorno lavora per valorizzare l’immagine e l’operato della Categoria. Dunque, a nostro avviso, i Colleghi “per abbassare la tensione” (per citare il commento apparso a corredo del post sulla pagina ufficiale della PL romana) potevano anche intonare l’Inno Nazionale!

Alcuni Colleghi ci hanno chiesto esplicitamente di non partecipare per protesta alla parata del 2 giugno; noi invece riteniamo che quella fatta nel 2004 sia stata una grande conquista per il riconoscimento dell’esistenza di questa Categoria che attende da anni la parificazione alle altre FF.OO.

Quindi non vogliamo perdere nemmeno questa occasione per rinnovare a tutti gli illustrissimi destinatari di questa nostra missiva, l’invito ad accelerare sulla Riforma della Polizia Locale Italiana.

Consapevoli della Vostra attenzione particolare verso i temi della Sicurezza dei Cittadini, noi rappresentanti degli Operatori della Polizia Locale Italiana, ci rivolgiamo a Voi affinché possiate prendere in considerazione le istanze di questi Uomini e Donne in divisa che ogni giorno contribuiscono alla sicurezza delle nostre comunità in prima linea al pari delle Forze di Polizia dello Stato ma purtroppo con mezzi ed una legislazione assolutamente inadeguate per i compiti che svolgono.

E’ incontrovertibile che la Polizia Locale Italiana, ha i medesimi compiti e le stesse funzioni delle Forze di Polizia dello Stato, (anzi qualche funzione in più!) con il solo limite territoriale.

Non è possibile, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e nella dignità degli stessi che a parità professionale, di attribuzioni, di funzioni, di dipendenze ci possa essere differenza di trattamento contrattuale, economico, previdenziale, assistenziale, strumentale e non è più possibile che qualche telecronista poco informato ci tratti con ironia anche se “bonariamente”; è ora che anche gli organi di stampa si accorgano che la Polizia Locale è parte sostanziale del sistema di safety/security ed evidenzino le operazioni condotte da questa in tutti i campi della sicurezza dei cittadini.

Facendo tesoro della cultura e degli ideali che Voi rappresentate è fondamentale promuovere sempre più la valorizzazione umana e professionale, il primario interesse deve ritornare alla prestazione della funzione interessante la collettività ovvero pubblica, proprio in virtù del valore della parola FUNZIONE PUBBLICA, come ben evidenziato dal Presidente della Repubblica, per l’interesse collettivo che prevale sull’interesse del privato, per il benessere generale, per una equità ed imparzialità politico amministrativa tra Stato e Comunità Locali.

Per questo è compito della POLITICA ripristinare i giusti ruoli, e degli organi di stampa usare la loro autorevolezza per accreditare questa categoria che ogni giorno rischia la vita al pari delle altre FF.OO. per questo l’appello che Vi rivolgiamo è più che mai fiducioso per un Vostro rapido ed incisivo intervento.

Illustrissimi, siamo certi di averVi fornito alcuni spunti di riflessione che con ogni certezza vorrete approfondire e valutare e anticipatamente Vi ringraziamo di aver ascoltato le istanze di Lavoratori che oggi reclamano la pari Dignità.

Con ossequio
Modena, 3 giugno 2019
Il Segretario Generale SULPL
Mario Assirelli